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L’Italia che trema…ma non dovrebbe crollare!

Redazione Controcampus 31 Maggio 2012
R. C.
25/07/2021

Padova, 29 maggio 2012, ore 9.

00 del mattino, il pavimento della mia stanza d’albergo comincia a tremare. Pochi secondi, ma ben percettibili. Simultaneamente i notiziari continuano ad informare sulle scosse di assestamento, l’ultima di Magnitudo M 2.9 esattamente in quei minuti. So che non può essere quella la stessa che ho appena avvertito, non  a quella distanza. Ho vissuto il terremoto dell’Irpinia del 1980, di cui ancora conservo nitidi molti ricordi, perché le paure come gli amori, spesso si allontanano, raramente si dimenticano.

Del resto da allora i miei percorsi scolastici mi hanno portato ad affrontare in maniera specifica il tema della sismologia e della geofisica. Presto arrivano le informazioni. Una scossa di terremoto M 5.8 nel modenese, profondità ipocentrale c.ca 10 km, avvertita anche a Padova, Milano, Firenze e, sembrerebbe, addirittura Bolzano.

Non è una “scossa di assestamento”. Un’altra porzione della faglia si è attivata e pertanto si parla di un nuovo evento sismico, per quanto, ovviamente correlato a quello di domenica 20 maggio. E cominciano ad arrivare le stime delle vittime. Supererebbero i dieci già dalle primissime notizie; in serata poi si apprenderà che si è arrivati a 17.

Per le strade qualcuno denuncia un po’ di spavento, ma le attività proseguono normalmente. Ma qualche danno c’è stato anche lì. Piccoli crolli d’intonaci e affreschi alle basiliche. Quello più serio alla Basilica di S, Antonio dove parte dell’affresco della volta è crollato costringendo a transennare l’area. C’è fermento delle autorità di vigilanza che prendono visione di eventuali danni e condizioni di pericolo. Intanto le scosse proseguono e portano alla chiusura anche del Tribunale per motivi di sicurezza. E continuano ad arrivare notizie dei danni nel modenese… ancora capannoni crollati ed operai sotto le macerie.

Ma basiliche e torri risalgono a ben oltre l’era della progettazione antisismica, ad un epoca in cui concetti come risposta sismica locale, periodo fondamentale di oscillazione e frequenza di risonanza non assumevano alcun significato. Difficile dire lo stesso per capannoni destinati alla produzione industriale. Allora forse c’è qualcosa che non funziona come dovrebbe e bisogna avere il coraggio di dircelo chiaramente.

Gli scenari e le immagini alle quali stiamo assistendo mal si addicono ad un terremoto M 5.8 – 5.9 e questo non traspare chiaramente. L’Italia è un paese ad elevato Rischio Sismico. Ma cosa significa “un Paese ad alto rischio”? I fattori che determinano il rischio sismico non sono unicamente conducibili ai parametri di scuotimento al suolo ed al’imput del moto sismico. Tali parametri, per l’appunto, per il territorio italiano non sono poi così elevati, raffrontati ad altri paesi quali il Giappone, L’Indonesia, ma anche la stessa Turchia,la Greciaola California.

L’elevato rischio riconosciuto per il territorio italiano, è molto più correlato al grado di esposizione e vulnerabilità del territorio, ed alla fragilità oggettiva dello stesso (i cosiddetti effetti cosismici), piuttosto che all’entità dello scuotimento. Dal terremoto dell’Irpinia del 1980 (del resto di intensità di molto superiore rispetto a questo, visto che la scala di Magnitudo Richter è una scala logaritmica e pertanto ad un incremento di un grado corrisponde un fattore dieci in termini di ampiezza dello scuotimento) c’è stata una rivoluzione in termini di conoscenze e successioni normative.

Ma viaggiando a ritroso nel tempo non possiamo fingere di non vedere che le manifestazioni dell’attività sismica sul nostro territorio non hanno leso e raso al suolo unicamente i nostri centri storici. Terremoto dell’Aquila M 5.9, crollo della casa dello studente; 31 Ottobre 2002, terremoto Puglia e Molise, M 5.8, 30 morti di cui i 27 bambini ed una maestra morti per il crollo di una scuola a San Giuliano di Puglia. Ed oggi ancora capannoni industriali.

Scuole a capannoni industriali rientrano nella Classe di Costruzioni il cui uso prevede affollamenti significativi e per i quali quindi, secondo la vigente normativa, la valutazione dell’azione sismica prevede una stima ancor più cautelativa che rispetto ad edifici ordinari. Certo questo riguarda edifici post entrata in vigore del D.M. 14 gennaio 2008, e quindi dopo il luglio 2009. Eppure da tempo si parla di adeguamento sismico degli edifici strategici.

Allora troviamo il coraggio di rivelarci con chiarezza scomode verità. I terremoti tettonici non sono prevedibili, al di la di scoop sensazionalistici che vengono fuori di tanto in tanto ad evento avvenuto. Prevedere un terremoto significa essere in grado di affermare con un insignificante margine di errore quando (in una scala temporale di giorni e non certo di anni o decenni), dove (in una scala di pochi chilometri) e con quale intensità avverrà un evento sismico. E tale determinatezza è tuttora impossibile e lo sarà probabilmente ancora per molti decenni, almeno in un territorio geologicamente e geodinamicamente complesso e articolato come quello italiano.

Le parole confortevoli che chiunque abbia avuto la sfortuna di vivere un terremoto vorrebbe sentirsi dire non possono essere pronunciate, se non con un grado di approssimazione del quale è difficile stimare l’entità. Nessuna voce autorevole potrà mai dirci “…non temete, dopo questa scossa non ce ne saranno altre altrettanto forti”. Ogni scenario di pericolosità è basato su una legge probabilistica e pertanto suscettibile di una possibilità di superamento, tanto minore quanto più cautelativo è stato valutato lo scenario stesso, ma mai nullo.

La tutela della pubblica incolumità è da ricercarsi in scelte volte alla prevenzione piuttosto che sperare che qualcuno un giorno possa dirci quando abbandonare le nostre abitazioni perché sta per arrivare un terremoto di elevata intensità.

È giunto il momento di chiederci cosa fare delle nostre abitazioni. L’Italia è un Paese sismico… questo non cambierà. I terremoti ci sono stati e continueranno a ripetersi. Dagli inizi del ‘900 ad oggi si sono susseguiti svariati scenari di devastazioni dovuti ad aventi sismici. Il terremoto di Messina, quello di Avezzano, del Friuli fino al già citato terremoto dell’Irpinia del 1980. Abbiamo l’obbligo di chiederci cosa accadrebbe se tali eventi si ripetessero oggi.

Difficile dare una risposta a tale domanda, ma ciò che è certo è che il bene esposto è aumentato a dismisura e la dura verità è che la maggior parte del costruito è inadeguato rispetto ai valori di accelerazione sismica attesi oggi stimati.

Tutto l’edificato antecedente al 1980 è costruito praticamente in assenza di una reale normativa sismica. È infatti proprio a seguito del terremoto dell’Irpinia, nel 1984, che nasce la prima normativa sismica nel settore delle costruzioni. Ma è a partire dall’OPCM 3274 del 2003, entrata in vigore a seguito del terremoto di Puglia e Molise, che vi è una concreta rivoluzione culminata con il D.M. del 14 gennaio 2008 tuttora in vigore.

I valori di accelerazione sismica di base previsti dalla vigente normativa, in base ai dati pubblicati dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologi), sono nella gran parte dei casi aumentati, anche di diversi ordine di grandezza (spesso più che raddoppiati). Ciò vuol dire che, con tutta probabilità, la maggior parte del costruito pre 2003, seppure realizzato nel rispetto delle norme allora vigenti, è stato realizzato partendo da valori di accelerazione sismica massima sottostimati rispetto a quelli oggi previsti.

Da tempo si parla di adeguamento sismico degli edifici strategici, ma quasi nulla di fatto in senso concreto. E così sono proprio le strutture che dovrebbero garantire maggior sicurezza invece a crollare.

Prevedere un terremoto non è possibile e la tutela della pubblica incolumità può essere garantita unicamente facendo si che le nostre costruzioni non collassino, appropriandoci e mettendo in atto le reali e concrete conoscenze oggi disponibili, quelle che riguardano una caratterizzazione puntuale e precisa delle caratteristiche dinamiche di un sito me mettere in atto una corretta progettazione antisismica.

Bisogna operare una rivoluzione culturale che porti a vedere gli studi specifici in prospettiva sismica dell’area non come un puro adempimento normativo bensì come una fase caratterizzante finalizzata ad una corretta realizzazione dell’opera, e l’identificazione di condizioni dinamiche poco favorevoli non come una penalizzazione operata dal tecnico di turno ma come una prescrizione finalizzata alla garanzia di durevolezza in un territorio in cui, purtroppo, non possiamo vincolare la nostra incolumità e la tutela di quanto duramente creato in una vita alla speranza che un evento sismico non accada ma avere la garanzia che la nostra abitazione non crollerà e la vita potrà riprendere senza averne subito un danno spesso irreparabile.

Perché eventi dell’intensità come quelli ai quali stiamo assistendo non possono creare questi scenari di morte e distruzione.

 

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. 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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto