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30 maggio 2012

Lo sport che fa del male


Almeno una volta nella vita ce lo siamo sentito dire: lo sport fa bene. E lo sappiamo tutti che è così, che una sana corsa all’aperto non può che aiutarci.

Eppure da qualche tempo sentiamo di giovani promesse del calcio, della pallavolo, del nuoto e chissà di quale altra attività che se ne sono andati, inspiegabilmente.

Nella mente dello spettatore che assiste alla tragedia, la prima parola che viene in mente è “doping” parola abusata ma che non tutti conoscono.

Le sostanze dopanti sono componenti farmaceutici che permettono all’atleta o a chiunque ne faccia uso, perché è errato pensare che il suo consumo si svolge solo in ambito sportivo, di portarsi oltre il suo limite fisico. La legge del 14 dicembre 2000 n° 376 dice:

Costituiscono doping la somministrazione o l´assunzione o la somministrazione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l´adozione o la sotto
 posizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche e idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell´organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti
”.

Facile spiegare l’inspiegabile utilizzando preconcetti triti e ritriti. Ma le cose non sono mai così semplici

Studi recenti hanno dimostrato che nei giovani sportivi l’incidenza di malattie cardiache è 2,5 volte superiore rispetto a chi invece non pratica alcuno sport. Il 95% delle morti sono dovute a malattie cardiache provocate dall’attività sportiva troppe volte fatta in maniera intensiva.

Per questo motivo, molte delle società sportive che fanno parte della realtà italiana, stanno cominciando a fare controlli a tappeto ai loro iscritti, limitandone le fatiche quando lo ritengono necessario.

Una buona prevenzione delle malattie cardiache non solo è importante, ma fondamentale per chiunque pratichi uno sport a livello agonistico.

In campo si dovrebbe piangere solo per la gioia della vittoria.

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