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30 maggio 2012

Morire di lavoro durante il terremoto in Emilia

Il terremoto, si sa, è una catastrofe naturale impossibile da controllare o prevedere. Prevedibili, invece, sono i pianti di chi, incurante di quanto successo solo una settimana fa, ha condannato a morte Kumar Pawan, Mohamad Azaar, Mauro Mantovani, operai morti per il crollo dei capannoni in cui lavoravano questa mattina durante il forte terremoto verificatosi in Emilia.

La scossa del 20 maggio, va ricordato, aveva già causato la morte di quattro operai per il crollo dei capannoni in cui lavoravano; è per questo che appare assurdo, a distanza di dieci giorni, che una nuova scossa di terremoto abbia causato delle morti con la stessa dinamica. I tanto decantati controlli, che fin dalla mattina del 20 maggio venivano sbandierati ai quattro venti da radio e televisione, sembrano, con il senno di poi, del tutto insufficienti.

L’attenzione mediatica sul terremoto, tra l’altro, stava scemando in maniera paurosa già a distanza di pochissimi giorni. I siti dei principali giornali italiani, infatti, avevano relegato le notizie sul sisma emiliano tra le ultime se non, addirittura, tra quelle delle sole edizioni locali. La cosiddetta non-sismicità della pianura padana ha giocato un ruolo fondamentale in questo oscuramento del sisma da parte dei media. Il sentore era che “altre scosse di quell’intensità difficilmente ci saranno”.

Sembra, inoltre, che questa nuova scossa abbia risvegliato nella cittadinanza, o almeno in parte di essa, paure che sembravano sopite e che neanche la precedente scossa aveva portato alla luce. Per chi il terremoto lo conosce, infatti, è parso inverosimile vedere con quanta tranquillità si fosse affrontata l’emergenza sisma (ci riferiamo alla città di Bologna). Lo stesso comune di Bologna, a seguito della scossa di questa mattina, ha deciso di chiudere scuole ed università, a differenza di quanto avvenuto dieci giorni fa, comprendendo che, forse, se fosse giusto chiuderle per le nevicate sarebbe sensato prendere la stessa decisione anche a seguito di questa forte scossa.

Sempre nel Comune di Bologna, si sono iniziati a vedere i primi danni del terremoto: alcune famiglie in Via Saragozza 70 sono state sfollate, alcuni palazzi in Via Marconi hanno subito il crollo di alcuni cornicioni, presentando crepe nei muri. A seguito di ciò, il Comune ha deciso di adibire il Parco Nord, il parcheggio della Fiera e l’ex Mercato della Scarpa ad aree di accoglienza, anche per gli sfollati dei comuni adiacenti. Resta il fatto che fino a questa mattina, del terremoto e di come agire in caso di scosse, sulla pagina web del comune di Bologna o su quella facebook del Sindaco non si era dato molto spazio.

Come si è detto all’inizio, il terremoto è imprevedibile, nessuno si permetterebbe mai di accusare qualcuno di non aver avvertito la popolazione in tempo ma, appare evidente, che qualche negligenza nei controlli si sia verificata. Come è stato possibile dare il via libera a lavorare in capannoni che alla prima scossa di terremoto, che è solo il culmine di uno sciame sismico che dura da giorni, vengono giù? È possibile che in una settimana non ci sia stato un dispiegamento di uomini tale da permettere il controllo di tutte le fabbriche presenti nelle vicinanze dello scorso epicentro?

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