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27 maggio 2012

Non chiamatele “bamboccione”

Non aspettatevi di vedere ancora figure femminili dimesse, fragili o inermi. Le “piccole donne” del nuovo millennio sono sfrontate, curiose, non vedono l’ora di fare largo uso del proprio corpo; un corpo che, finalmente, sentono appartenere loro di diritto. Soffocate dalla noia ma dotate di grande energia, cercano una dimensione propria in cui sentirsi libere di esprimersi.

Un cinema tutto al femminile, controverso, ironico ma mai volgare, ha voglia di raccontare queste storie, seguendo i punti di vista della singola persona o del gruppo. Un caso a sé è il raffinato L’Apollonide di Bertrand Bonello, ambientato in una casa chiusa ai tempi della belle epoque, mentre attualissimo è Turn me on Dammit! opera dell’esordiente Jannicke Systad Jacobsen, eletta miglior sceneggiatura al Tribeca di De Niro e miglior debutto a Roma. Arriva dalla Norvegia, ma non pensate a niente di “pruriginoso”; più precisamente da Skoddeheimen, paesino ricco di boschi e tranquillità, cui fa da contraltare la quindicenne Alma, vittima di intensi stimoli sessuali, consumatrice di linee erotiche a pagamento (ecco il perchè del titolo) e soggetta a fantasticare con chiunque le capiti di vedere.

Medesima situazione per le studentesse bretoni protagoniste di 17 filles, stanche della vita monocorde nel piccolo paese dove vivono. Guidate dalla capofila Camille, decidono di rimanere incinte insieme, per formare una comune di donne-madri indipendente ed autogestita. Le registe Delphine e Muriel Coulin sono state una rivelazione alla semaine de la critique di Cannes e premio speciale della giuria del 29 Torino film festival.

Il rifiuto delle ipocrisie e di tutto ciò che delinea lo stile di vita degli adulti è, dunque, un leit-motiv, insieme alla ricerca della libertà. Dopotutto, la figura dei genitori, sempre single, stanchi ed immaturi, non esce mai bene da questi racconti. Le stesse comunità, malgrado appartengano a paesi da sempre considerati emblemi di sviluppo, appaiono, invece, dominate da tabù, specie in ambito sessuale. E’ per questo che noi spettatori ci troviamo, inconsapevolmente, a tifare per le giovani eroine, a sperare nella riuscita dei loro propositi, fino alla fine, anche quando questi dovessero tramutarsi in totali fallimenti.

Buona visione.

 

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