• Google+
  • Commenta
28 Maggio 2012

Rientra l’allarme bomba all’Università di Bari

Tutto è bene quel che finisce bene. Si sono, infatti, conclusi con esito negativo i controlli nelle sedi universitarie Baresi, avviati in seguito ad un allarme bomba scattato, intorno alle 10 e 30, dopo una telefonata anonima giunta alla Questura.
Inoltre, pare sia stata già scoperta la cabina telefonica dalla quale sarebbe partito il falso allarme, situata poco distante dall’ateneo barese. Ora, non resta che la caccia all’uomo, autore dell’infelice “scherzetto”, di cui si conosce la voce e presto, forse, anche il volto, grazie alle registrazioni delle videocamere posizionate nella zona. Una buona notizia, dunque, nonostante risulti difficile non pensare ai momenti di panico che centinaia di studenti hanno vissuto questa mattina.

Ma se la paura, pian piano, lascia spazio ad un bel sospiro di sollievo, un’altra “bomba”  è già pronta all’esplosione: le polemiche.

A quanto pare, non tutti gli studenti sono stati prontamente allertati della gravità della situazione: alcuni di loro, addirittura, a lezione nelle aule del terzo piano dell’Ateneo, non avrebbero mai ricevuto comunicazione ufficiale di evacuazione.
Si tratta di ben 250 studenti del corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche che, avvertiti tramite passaparola di amici, sarebbero comunque riusciti ad uscire dall’edificio, quando già tre dei quattro cancelli erano stati chiusi.

Un episodio estremamente grave, confermato dalla testimonianza di una studentessa, Viviana che, per prima, ha denunciato il fatto attraverso una lettera aperta al Rettore.
“Io e i miei colleghi, del secondo anno, non siamo stati avvisati dell’evacuazione in corso, dovuta all’allarme “bomba” –si legge nella lettera– Siamo venuti a conoscenza della situazione, grazie ad un “passa parola” partito da un ragazzo, amico di una nostra collega. Quando siamo scesi in strada –prosegue– tre degli ingressi erano già chiusi e il bar anche. Mi chiedo quanto sia normale e accettabile tutto ciò”.

Non solo. Dalla lettera, emerge anche la mancanza di condizioni di sicurezza, a cui gli studenti del terzo piano sarebbero quotidianamente esposti: “Non c’è uscita di emergenza e il “terrazzino” non è agibile”.

Una situazione non nuova, che va avanti già da diverso tempo: “Avanzai questo problema già un anno fa alle associazioni che dovrebbero rappresentarci, e mi venne risposto che si stava lavorando in merito”, conclude Viviana.
Numerosi commenti alla lettera, giunti via facebook da giovani studenti, confermano il degrado e la mancanza di norme di sicurezza in cui versa il terzo piano: già qualche anno fa, alcuni di loro, furono vittime di una situazione simile, per fortuna, conclusasi con un altro falso allarme.

La denuncia, estremamente pesante,  chiama, chi di competenza, ad una attenta riflessione – se non ad un esame di coscienza-  confermando, allo stesso tempo, una triste abitudine: la mancanza di una adeguata organizzazione che possa garantire la sicurezza di tutti gli studenti. Già, tutto è bene quel che finisce ben: ma, se al posto di un vile scherzo, la telefonata avesse rivelato qualcosa di gravemente fondato, che ne sarebbe stato di quei 250 ragazzi dimenticati al terzo piano?

Google+
© Riproduzione Riservata