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29 maggio 2012

Se c’è il terremoto ci vediamo in piazza

 

Alle 9.00 di mattina, i vetri delle finestre tremano e i lampadari oscillano di nuovo. L’Emilia trema ancora: questa volta non c’è bisogno di accorgersi di questi piccoli particolari per capire che è in corso un’altra forte scossa di terremoto.

Nel corso principale di Bologna, via dell’Indipendenza, alle 9.15 tutto sembra normale, la gente sembra non aver avvertito nulla. Basta però spostarsi di qualche metro verso via Delle Moline e accorgersi che troppe persone sono ferme nelle piazzette, gli operai del teatro comunale hanno smesso di lavorare e chiacchierano in gruppo in mezzo alla via. Per via Zamboni, davanti le università e le biblioteche gli studenti che sono stati evacuati attendono di poter rientrare per riprendere i libri abbandonati sui banchi nella fuga.

Dopo la violenta scossa di oggi ogni comunicazione telefonica è impossibile e, chiedendo in giro, nessuno sembra avere notizie certe, si vocifera di una scossa pari a quella di domenica scorsa e con epicentro vicino Modena. Le prime notizie arrivano da internet: i pochi in possesso di un notebook tentano di connettersi alle reti wireless dell’Unibo, il sito dell’Ingv risulta inaccessibile, ma è su facebook che iniziano a circolare le prime informazioni.

Appena un’ora dopo il sisma iniziano ad arrivare notizie concrete del disastro in corso: morti, numerose case inagibili, chiese e teatri crollati. Sarebbero almeno 6000 gli sfollati e 13 le vittime, ma si teme che il numero possa aumentare, parecchi sono infatti i dispersi e un centinaio di persone soccorse dagli operatori del 118 sarebbero in condizioni critiche.

Nel capoluogo Emiliano sono le 12.00: la gente sta per strada, in piazza Verdi sfilano gruppetti di bambini guidati dalle maestre fuori dalle classi, l’Università chiude i battenti e vengono rimandati esami e lezioni. Il sisma, di magnitudo 5.8, ha scatenato un clima di paura anche dove non si registra, al momento, nessun danno, ma ha letteralmente devastato i paesi già colpiti.

Mirandola, Castello d’Argile, Finale Emilia, San felice sul Panaro: sono alcuni dei paesi messi in ginocchio dal sisma. Decine di capannoni, già lesionati dal terremoto dello scorso 20 maggio, sono crollati; numerose le case danneggiate. I morti, secondo quanto risulta dalla Prefettura di Modena, sono due a Mirandola, uno a Finale Emilia, a San Felice sul Panaro tre operai sono deceduti sul lavoro. A Medolla è stato estratto, senza vita, un operaio della azienda Emotronic e altri due risultano dispersi.

Nel primo pomeriggio le scosse si susseguono a un ritmo incessante, non danno tregua. Intorno all’una la terra trema ancora: altre cinque scosse, di cui la più forte è di 5.3. Piazza verdi a Bologna si affolla sempre di più e la gente è decisa a non tornare nelle proprie case. Ma, da quel che si legge su internet e social network, le persone sono scese in strada da Firenze ad Aosta, il forte sisma delle 9.00 è stato avvertito fino in Austria.

Nel modenese sono stati immediatamente allestiti i punti di ritrovo e di accoglienza per gli sfollati, sono anche parecchi gli hotel che mettono a disposizione le loro camere. È difficile al momento quantificare i danni e, sfortunatamente, si teme che il numero delle vittime possa aumentare nelle prossime ore. A Cavezzo è crollato il 75% del paese e i vari comuni lanciano appelli per la ricerca di medici e ingegneri che aiutino a fronteggiare la situazione.

Secondo fonti dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, a determinare il terremoto di magnitudo 5,8 potrebbe essere stata l’apertura di una nuova faglia, non si escludono quindi nuove scosse nelle prossime ore o giorni.

«Quest’ultima forte scossa non è legata direttamente a quella avvertita nei giorni scorsi in Emilia, ma nasce indubbiamente dalla stessa realtà dinamica della zona: sono conseguenze dello stato di tensione e di sforzo in cui si trova questa regione, determinata dalla dinamica dell’interno della Terra e della crosta terrestre che e’ in continua evoluzione e crea situazioni del genere». E’ quanto spiega il sismologo Enzo Boschi, ad Adnkronos, aggiungendo che «Penso che continueremo ancora, almeno per settimane, a osservare scosse successive, come spesso succede in questi casi».

Osservando la situazione da sotto i portici bolognesi, sembra che nel capoluogo stia tornando tutto alla normalità, ma la gente per strada non parla d’altro. Nel tardo pomeriggio arriva anche la notizia che le scuole, numerosi uffici e le sedi dell’Università resteranno chiuse nella giornata di domani. Intanto alcuni palazzi di via Belle Arti sono stati evacuati per effettuare sopralluoghi e Piazza Puntoni è stata circoscritta per la caduta di alcuni cornicioni.

Una riflessione sui fatti di questi giorni sembra quasi d’obbligo. In una situazione di crisi i mezzi di comunicazione “alternativi” si sono rivelati indispensabili: Twitter ha diffuso le prime informazioni su entità ed epicentro (Quando il terremoto divente #terremoto), i primi consigli vengono lanciati sulla rete dai social network; su Facebook circolano i numeri utili e le informazioni per chi ha bisogno di soccorso; su Youreporter vengono pubblicati video con i danni, con lo scopo di dare informazioni (Terremoto: Youreporter l’informazione a portata di tutti).

La notizia che proviene dai singoli: è questa la grande rivoluzione a cui si sta assistendo in queste ore. «Quando ho capito che le linee telefoniche erano fuori uso, la prima cosa che ho pensato è stata quella di tirare fori dallo zaino il pc e cercare una connessione. Facebook mi ha messo al corrente di quello che stava succedendo, quando ancora sui giornali online non vi erano notizie, e su Twitter ho seguito l’evolversi della situazione», ci dice uno dei tanti studenti che stazionano ancora nelle piazze bolognesi, «per il momento la parola d’ordine è: se c’è il terremoto ci vediamo in piazza!».

 

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