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14 maggio 2012

To Rome With Love, Allen ci vede così

 

La prolifica produzione di Woody Allen, nel bene o nel male, è naturalmente incline a continui alti e bassi. Dopo una Parigi da sogno che fa da cornice ad una storia altrettanto affascinante, l’esperimento romano non ha dato i risultati sperati. Se Midnight in Paris, per quanto sopravvalutato, sia riuscito a dipingere i sogni giovanili, la cultura e il profondo rispetto del regista newyorchese nei confronti del vecchio continente e in particolare della capitale francese, To Rome with love, con la stessa facilità ne palesa una superficiale conoscenza del nostro paese. A fare da cornice e da leitmotiv non è la città eterna, rappresentata come una sbiadita cartolina retrò, bensì il luogo comune all’italiana.

La storia che vede come protagonista il nostro Roberto Benigni nei panni di Leopoldo Pisanelli, un uomo rimasto vittima di un inatteso momento di celebrità, non riesce a decollare a causa di una trama priva di spessore e del poco tempo a disposizione. Gli altri episodi, sebbene siano in linea con
lo schema della commedia romantica alla Allen, non riescono a cantare all’unisono sia perché profondamente diversi tra loro, sia perché non riescono a trovare nella cornice romana un sufficiente collante. I due sposini di Pordenone, ad esempio, fatta eccezione di alcune battute o siparietti divertenti, mostrano una gioventù ormai lontana, impacciata e provincialotta. L’impressione è che l’idea che il regista ha dell’Italia sia relegata a un vecchio cliché italoamericano.

Nonostante Allen, nel corso della sua produzione, abbia dimostrato profonda conoscenza e rispetto per il nostro cinema tramite veri e propri tributi a un grande maestro come Federico Fellini, non sembra dimostrare gli stessi sentimenti, o meglio, la stessa conoscenza per il nostro paese. Quando Allen gioca in casa, invece, ha degli esiti alquanto positivi, tanto da compensare, sia pur con deboli risultati, gli errori compiuti. Il regista non è riuscito nell’impresa di raccontare una Roma da sogno nemmeno sfoderando personaggi nostalgici come quello interpretato da Alec Baldwin, architetto in vacanza che rivive la sua esperienza da studente nella capitale improvvisandosi invisibile e invadente consigliere di un triangolo amoroso.

A destabilizzare l’intero film romano, infine, è paradossalmente il ritorno che tutti aspettavamo. Woody Allen fa dell’episodio che lo vede protagonista il vero punto di forza del film. Un ritorno alla comicità grottesca che Allen aveva gradualmente abbandonato nel corso degli anni preferendo la commedia corale, romantica e intellettuale e che in questo film riprende in modo dirompente. L’episodio diverte, sia per le battute di Woody Allen, un po’ sottotono ma sempre cinico e autoironico, sia per la bizzarra storia del tenore. Le idee originali e le battute azzeccate riescono a coinvolgere lo spettatore, ma, nonostante il potenziale, il racconto non ha il tempo di maturare. To Rome with love resta uno dei film meno riusciti di Woody Allen.

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