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27 Maggio 2012

Ve lo siete persi ?

Il Teatro Regio (Torino) ha il soffitto viola che degrada nel bianco via via che si avvicina al primo e unico ordine di palchi. Un gesto contro-scaramantico data la comune diceria che il viola in teatro porta sfortuna, gesto che trova piena conferma nei pochissimi Flop, e nell’ innumerevoli eventi terminati con uno scroscio d’applausi, i quali, visti la durata d’esecuzione, potrebbero essere considerati un’atto aggiuntivo alle opere portare sul palco.

Esempio di ciò si è potuto sentire il 25 di questo mese, due giorni fà, quando è stata portato sul palco un’evento monotematico, Mozart, ma non per questo un’evento monocorda, anzi.

La direzione dell’orchestra del Teatro Regio è stata affidata a Umberto Benedetti Michelangeli che porta in programma tre sinfonie di periodi diversi che di comune hanno solo l’autore. Lo stile muta notevolmente e si evolve passando dalle tonalità cameristiche classiche nella Sinfonia in la maggiore k 20, la prima in programma, a tutt’altro.

A detta di Monica Rosel, la scrittrice del programma di sala, questa sinfonia fu composta all’età di diciotto anni, forse per una delle ormai rare serate di gala a Salisburgo, in questo periodo il ritmo creativo del giovane Mozart era sostenutissimo, ed è forse per l’alta richiesta di opere autografe che Mozart si esprimerà a riguardo di questa e altre sinfonie non positivamente, ‘E meglio che tutto ciò che non ti fa onore non venga dato al pubblico’.

Di fortissimo impatto è la seconda sinfonia eseguita, la Sinfonia concertante in mi bemolle e orchestra k 297 in cui, affianco all’Orchestra del Teatro Regio di posizionano, Andrea Manco al flauto, Luigi Finetto all’oboe, Ugo Favarro al corno e Andrea Azzi al fagotto. I movimenti sono caratterizzati da ampi spazi concessi ai solisti, che sembrano rispondere sonoricamente, a volte insieme a volte no, alle battute dell’orchestra. Pare di sentire delle discussioni tra l’organico orchestrale, sempre molto pacato, e le risposte degli strumenti solisti caratterizzate quasi sempre da cuciture sonore dal sapore Jazzistico. I suoni dei fiati paiono molto spesso impertinenti, ma mai fuori luogo, sembrano bambini che rispondono maleducatamente ai genitori che gli fanno la predica, e per la prima volta ti vien voglia di incitare la maleducazione, che mai fu tanto bella nell suo aver l’ultima parola, una parola sempre fresca e squillante, impertinente e mai così piacevole.

La serata si conclude con la Sinfonia in do maggiore k 551 ‘ Jupiter’, resa celebre, a discrezione propria, o da qualche pubblicità o da Woody Allen in Manatthan,

Perchè vale la pena vivere ?È un’ottima domanda… Be’, ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere… (…) il secondo movimento della Jupiter.

Non ci sarebbe da dire altro sulla Jupiter poichè in una semplice battuta Allen ha sintetizzato il pensiero di chiunque l’abbia mai ascoltata o l’ascolterà.

Il secondo movimento, appunto, il più mesto, il più vero in una sinfonia che è tutta bellezza, si caratterizza più volte da suoni provenienti dall’organico di archi che ti sollevano verso l’alto, ritmando l’ascena con suoni freschi di flauto, così rari da imitare alla perfezione la casualità. In questi momenti nasce il suono del primo violino che con un solo accordo spazza via le nuvole che si frappongono tra te è il resto, ti fà ammirare la luce in tutta la sua brillantezza, te la fa godere qualche istante, solo per privartene poco dopo facendoti sprofondare nell’inferno più armonico e concitato mai udito, dove le ombre sono suoni perfetti, un’inferno che ci porterebbe a ricercare Dio solo per bestemmiarlo forte, rinunciando al suo amore in cambio di questo inferno, dove tutto è musica, questa musica.

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