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5 giugno 2012

A Londra l’arte è invisibile

Non è uno scherzo. La Hayward Gallery di Londra (http://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g186338-d188858-Reviews-Hayward_Gallery-London_England.html) sta allestendo una mostra di ben cinquanta pezzi, dedicata all’arte invisibile.

Ci si chiede che significato abbiano opere realizzate con inchiostro invisibile, come quelle dell’italiano Gianni Motti, o il piedistallo vuoto di Andy Wharol o un’intera stanza con le pareti lasciate in bianco dal francese Yves Klein. Provocazione, riflessione estrema sul significato e la finalità dell’ arte o la conferma che è stato già rappresentato e mostrato tutto?

Invisible: Art about the Unseen 1957-2012, raccoglie questi concetti ed anche qualcosa in più, guardandosi, però, dal fornire una risposta.

Il direttore, Ralph Rugoff, che già nel 2005 aveva curato un allestimento simile a San Francisco, sottolinea l’aspetto contenutistico dei lavori, fa leva sulla fantasia dei visitatori per scoprire l’invisibile e lancia un paragone azzeccato con il linguaggio musicale, giunto ad analoghe conclusioni con silent music piece 4’33’’ del compositore John Cage ispirato, a sua volta, dal pittore Robert Rauschemberg (presente nella mostra). Tuttavia, aggiungiamo noi, già nel 1903 Arnold Schoemberg aveva proposto il silenzio come unica prosecuzione possibile alla sua opera.

L’arte visiva, da oltre un secolo, sta intraprendendo un travagliato percorso concettuale sul proprio significato intrinseco, di cui l’arte invisibile è solo uno dei possibili sbocchi, basti pensare ai coevi tela bruciata di Burri o al ceci n’est pas une pipe di Magritte.

Inoltre, gli artisti della mostra in questione sono giunti all’invisibile, partendo da differenti prospettive: Wharol, ad esempio, ragionava sull’idea effimera di celebrità; Tom Friedman sul paradosso artistico di poter ottenere un risultato togliendo piuttosto che aggiungendo; Jeppe Heine su come arrivare alla mente del visitatore; mentre restano pure provocazioni gli allestimenti di Cattelan e Yoko Ono.

Invisibile, tuttavia toccante, è l’opera dell’artista Teresa Margolles che rilascia da un umidificatore la sottile brezza ottenuta con l’acqua usata per lavare i cadaveri delle vittime dei cartelli della droga di Città del Messico.

Rimanendo nel qualunquismo più becero, si potrebbe sottolineare, come ha fatto un giornalista del Guardian, quanto siano, tuttavia, “visibili” le 8 sterline del biglietto d’ingresso.

Ma, citando le parole del pittore Vincent Van Gogh: “l’arte è l’uomo aggiunto alla natura … con il significato che l’artista sa trarne, che libera e interpreta”, lasciamo, dunque, totale libertà agli artisti.

 

Per chi fosse interessato:

Invisible: Art about the Unseen, 1957-2012

Hayward Gallery, London

12 Giugno- 5 Agosto.

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