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14 giugno 2012

Basta con i rinvii alle bonifiche

I siti di interesse nazionale (SIN) sono aree del territorio nazionale definite in relazione alle caratteristiche del sito, alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti ed il loro impatto sull’ambiente in termini di rischio sanitario ed economico.

I SIN sono individuati e perimetrati con Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, d’intesa con le Regioni interessate, il quale ne attribuisce e regola le procedure di bonifica.

In Italia ci sono 57 SIN perimetrali dal 1998 ad oggi, la cui perimetrazione ricopre il 3% del territorio nazionale, per un totale di oltre 300 comuni coinvolti e c.ca 9 milioni di abitanti.

Non c’è regione in Italia che non abbi al suo interno almeno un sito contaminato. Il primato lo detiene la Lombardia con 7 SIN, seguita dalla Campania con 6, mentre Campania e Sardegna detengono il triste primato delle aree contaminate più vaste.

I contaminanti maggiormente presenti all’interno dei SIN sono: diossine, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, solventi organo clorurati e policlorobifenili (PCB)

I SIN sono generalmente aree industriali dismesse, o in cui l’attività è ancora in corso, porti, discariche abusive o non conformi alla normativa vigente. La gravità della contaminazione in queste aree ha fatto si che queste venissero prese in carico dallo Stato per lo stanziamento dei fondi necessari alla loro messa in sicurezza e bonifica. In tale scelta, ovviamente, la possibilità di restituire ad altri usi aree più o meno grandi del territorio nazionale ha giocato un ruolo sostanziale, lasciando alla giustizia ordinario l’onore di stabilire l’entità del danno ambientale e sanitario.

Tuttavia, ad oltre dieci anni dall’adozione del DM 471/99, che stabiliva le procedure per l’effettuazione delle bonifiche, i risultati sono ad oggi piuttosto deludenti. La questione bonifiche non può in alcun modo prescindere dal concetto più esteso di danno ambientale in termini di inquinamento in suddette aree di acque di falda, suoli e aria. Le conseguenti ricadute sanitarie sulle popolazioni interessate, in questi termini, si estendono ben oltre il 3% del territorio nazionale rappresentato dai SIN.

Tutti gli interventi governativi per le bonifiche prevedono anche una quantificazione economica del danno ambientale prodotto, sofferto dalla collettività, correndo il rischio di portare al fallimento le Aziende coinvolte.

Ma intanto il ritardo nella esecuzione delle bonifiche aumenta la dimensione del danno ambientale.

Molto spesso Aziende di piccole e medie dimensioni cercano di completare l’iter procedurale dettato dalla normativa di settore, ma vengono ostacolate da una burocrazia articolata e complessa dovuta allo sviluppo di procedure regionali propedeutiche alla bonifica.

Il progressivo esaurimento dei fondi statali a disposizione, a seguito dei continui tagli in bilancio, rappresenta il fattore più preoccupante per una risoluzione del problema e testimonia la mancanza di una concreta volontà politica nel perseguire obiettivi di tutela ambientale.

La complessità normativa del settore ha fatto si che insorgessero numerose contestazioni penali e amministrative, molte delle quali ancora in corso; situazione che di fatto allontana ancora dalla risoluzione del problema in tempi brevi.

Le bonifiche devono essere finalizzate alla eliminazione delle pericolosità ambientali e successiva restituzione delle aree SIN ad usi differenti finalizzati alla produzione di beni e servizi sostenibili.

Le bonifiche possono favorire occupazione, creare sviluppo, oltre che salvaguardare territorio e salute umana. Per fa si che ciò avvenga è necessario però che vengano compiuti alcuni passi obbligatori. La fine della gestione emergenziale e la creazione di un Piano Nazionale per la bonifica dei SIN che miri ad investimenti efficienti e sostenibili, certezza delle risorse finanziari e soprattutto un alleggerimento dell’iter procedurale che, di fatto, troppo spesso rappresenta un ostacolo all’avvio delle attività di bonifica.

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