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18 giugno 2012

De Gregori chiama, Bologna risponde


Piazza Maggiore strapiena per il concerto del cantautore che chiude La repubblica delle idee

Ore 17.30. Quando Ezio Mauro sale sul palco in piazza Maggiore, guardandosi attorno, probabilmente si chiede se è tutto vero. La Repubblica delle idee partiva con obiettivi ambiziosi, spinti da un parterre di ospiti di primo livello.

Ma quello che si è visto in questi giorni nella città felsinea, è stato al di fuori di ogni più ottimistica previsione: il caldo afoso non ha fermato migliaia di persone a partecipare ai tantissimi interventi che hanno animato il festival bolognese.

La voce del direttore di Repubblica è emozionata nell’annunciare, l’ultimo evento, tra i più attesi: il concerto in piazza maggiore di Francesco De Gregori, cantautore che non ha bisogno di presentazioni.

Per capire l’importanza dell’evento, più che la piazza piena di fan di tutte le età, il testimone più fedele possiamo rintracciarlo durante le prove: moltissimi ragazzi hanno sfidato temperature più che proibitive (rischiando spesso anche svenimenti) per poter assicurarsi un posto vantaggioso.

Il concerto comincia con un tripudio, vero omaggio per l’artista e segno di totale riappacificazione con il pubblico, con il quale in passato ha vissuto un rapporto tormentato e non privo di incomprensioni. Come l’amato Bob Dylan, nei suoi concerti il cantautore romano spesso stravolge le canzoni cambiandone la melodia e la disposizione delle parole nel testo, lasciando i fan di stucco, e in altre occasioni ha ammonito il pubblico a non cantare le sue canzoni, perché lui le aveva scritte e lui soltanto le doveva eseguire.

Ma con questo pubblico, caldo, caloroso, empatico come solo gli emiliani riescono ad essere, anche una persona schiva come De Gregori si lascia scappare il sorriso, dialoga il suo pubblico e lo cerca fin dalle prove, suggellando un ritorno di fiamma tra un grande cantante ed un pubblico che lo ha sempre ammirato, amato e coccolato. Due buoni compagni di viaggio, non dovrebbero lasciarsi mai….

Canzoni come La storia siamo noi o Viva l’Italia sono il sottofondo ideale per un popolo che vuole tornare ad essere protagonista, stanco del ruolo subalterno e passivo che stava recitando negli ultimi anni.

Generale, Titanic, Sempre e per sempre o Santa Lucia sembrano abbracciare tutta la piazza, una piazza pronta a commuoversi quando viene accennata a fine concerto Com’è profondo il mare dell’amico Lucio Dalla, salutato a fine concerto con semplicità e sincerità.

Forse ha proprio ragione Mauro a dichiarare che la prossima edizione della Repubblica delle idee dovrà svolgersi ancora a Bologna: una sinergia vincente di pubblico e organizzazione.

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