Il romanzo della crisi: Saviano a Bologna

Redazione Controcampus 23 Giugno 2012

La “Repubblica delle Idee”, andata in scena a Bologna dal 14 al 17 giugno, è finita ormai da una settimana.

Gli incontri offerti e le parole di quelle giornate restano ancora bene impresse nella memoria. In particolar modo, non può essere tralasciato l’incontro con Roberto Saviano, tenutosi sabato 16 giugno all’Arena del Sole.

Scrivere un riassunto della serata sarebbe stato riduttivo, visti i temi trattati, così come sarebbe stato impossibile scrivere pochi giorni dopo l’incontro. Non nascondo di aver dovuto rivedere il video della serata, presente sul sito di Repubblica.it, più e più volte per essere sicuro di non aver perso nulla del monologo, che pure ho seguito dal vivo in teatro. Proprio per questo, presumo, che solo a distanza di una settimana si possa essere in grado di tracciare un resoconto della serata.

La stima che la città di Bologna prova per Saviano era calcolabile dalla lunga fila che già dalle 19 si estendeva sotto i portici di Via Indipendenza. C’erano tutti: dai signori in giacca e cravatta ai giovani in kefiah e pantaloncino; mancavano, sicuramente, solo i rappresentanti della Lega Nord e del PDL, già assenti, in verità, alla cerimonia tenutasi la mattina a Palazzo D’Accursio per conferire a Saviano la cittadinanza onoraria bolognese.

Saviano si è presentato sul palco, accolto da una marea di applausi, accompagnato dall’attore Pierfrancesco Favino. Le quasi due ore successive si sono trasformate in un’analisi fredda ed oggettiva della crisi economica che viviamo: delle deficienze dello stato nell’affrontarla, della criminalità organizzata che la sfrutta a proprio vantaggio. Sono state anche due ore all’insegna del ricordo storico di quella che fu la crisi più dura del secolo scorso, il crollo della borsa di Wall Street nel ’29, seguita dai racconti di chi quella crisi l’ha vissuta e ci ha lasciato testimonianze drammatiche di una situazione che oggi tutti dovrebbero cercare di evitare.

Crisi del 1929 e crisi del 2009, tanti punti in comune, tante similitudini, che lo scrittore campano ci racconta, ci spiega con la sua solita carica emotiva, in grado di mantenere alta l’attenzione di chi lo ascolta.

La storia, che sempre più spesso viene bistrattata e considerata una materia minore, è il punto cardine dell’incontro. È dalla storia che dobbiamo trarre l’insegnamento principale per affrontare la crisi. Non è possibile pensare, parafrasando le parole di Saviano, di risolvere l’attuale situazione economico-finanziaria delegittimando i governi nazionali, non riconoscendo la loro autorevolezza. La svalutazione, l’uscita dall’euro, stampare la moneta con la propria zecca, sono soluzioni catastrofiche e soprattutto vecchie. Seguire queste idee anacronistiche significa rischiare di ritrovarsi in una situazione che viene benissimo spiegato dal libro di FergusonQuando muore la moneta”, sapientemente scelto da Saviano e ottimamente interpretato da Favino.

Scelta indovinata questa del libro che ha la forza di raccontare storie reali ed aspetti, della crisi degli anni ’20, che ai più sembrano impensabili e che nessuno si augura: viene raccontata la difficoltà di vivere, l’arrivare a preferire la perdita della democrazia e della libertà pur di poter mangiare. Il desiderio di avere una moneta stabile, che abbia davvero valore e non sia solo carta straccia. È da queste parole che Saviano auspica la possibilità che lo Stato si compatti con i propri cittadini, si compatti per evitare che si possa ripetere una situazione simile, magari spinti dalla foga del momento di andare contro tutti e tutto e trovare nelle soluzioni superficiali una via d’uscita, momentanea, alla crisi.

Logicamente la crisi economica, però, non può essere imputata soltanto ad uno sfilacciamento del rapporto stato-cittadini. Nel suo monologo, Saviano, lo ha sottolineato più volte. La criminalità organizzata, che ha ormai allungato le proprie mani sulle più importanti banche mondiali, rappresenta una delle cause della crisi: “Costa, direttore generale dell’ufficio delle Nazioni Unite per le droghe e la criminalità. Da maggio 2002 ad agosto 2010, segnala che 352 miliardi di dollari, frutto del narcotraffico, sono stati assorbiti dal sistema finanziario europeo, che si salva grazie ai capitali criminali”. Il silenzio sull’argomento da parte della stampa e degli stati mondiali non fa altro che far perdere fiducia negli investitori ed industriali puliti, nonché genera sconforto tra la popolazione, rischiando di portare alla situazione che poco sopra abbiamo descritto.

È chiaro che, come dice Saviano, il denaro della criminalità organizzata, che aiuta le banche ad avere liquidità, non rappresenta solo un modo per riciclarlo ma è, soprattutto, un mezzo di controllo e potere sulle banche stesse. Molte di queste, così, iniziano a sostenere aziende di imprenditori coperti dalla criminalità. La banca è pronta a finanziare un imprenditore legato alla camorra, perchè da garanzie, che nessun altro può dare in periodi di crisi. È proprio  questo modo di di fare che da un forte contribuito al crollo dell’economia.

Inoltre, come ricorda Saviano: le banche, talmente bisognose di liquidità, offrono tassi migliori di quelle dei paradisi fiscali, diventando molto più appetibili alla criminalità organizzata. Si è arrivati al punto che le organizzazioni criminali non hanno più bisogno di minacciare, usare la pistola o l’estorsione, sono le banche che li cercano e li tutelano. È a tal proposito che lo scrittore campano racconta di come un pentito gli abbia spiegato come mai la camorra non abbia investito in derivati e titoli tossici: molto semplicemente, un broker che sbaglia in mala fede non ha scuse, né seconde possibilità, la camorra non conosce processi, chi sbaglia paga con la vita. Il significato di queste parole è quindi che i banchieri, i broker sanno in cosa conviene investire e sanno che così come ci sono clienti a cui è possibile far perdere soldi ce ne sono altri che vanno tutelati in ogni modo, in quanto sono gli stessi che riforniscono le banche di liquidità nei periodi di crisi.

In una situazione del genere, quindi, continua Saviano, è fondamentale l’apporto dello Stato, che deve aumentare l’aggressione ai capitali criminali e non solo :“Che possa far presente all’intera comunità mondiale che nessuno come l’Italia ha un know-how, costruito con la sofferenza e il sangue, dotato di un’antimafia che nessun paese al mondo ha. Che noi quindi possiamo essere necessari ad affrontare la crisi da quel segmento, perché lo abbiamo subìto”.

Appare incredibile, quindi, che proprio in Italia ci sia ancora qualcuno che metta in dubbio la presenza delle organizzazioni criminali al Nord Italia, all’interno di amministrazioni comunali apparentemente sane e, da come appreso dalle parole di Saviano, all’interno delle più grandi banche mondiali.

Allora fa  rabbia la superficialità di molti che ancora accusano lo scrittore campano di esportare nel mondo gli aspetti negativi dell’Italia, pensando, a torto, che la criminalità organizzata sia un fenomeno circoscritto e controllabile. È proprio per questo che la “macchina del fango” attecchisce così bene e fa perdere di vista i concetti reali: “Saviano pronto a candidarsi”, “Alla Repubblica delle Idee verrà presentato il programma del partito La Repubblica”, sono questi alcuni dei proclami che sono stati fatti da alcuni giornali italiani, alla vigilia del 16 giugno. Da tradizione tutta italiana, quindi, si critica tutto ciò che gira intorno ai fatti e non si ragiona mai concretamente sugli stessi.

Fa bene Saviano a ribadire che chi parla dei danni che la criminalità organizzata crea o prospetta unità e rispetto per le cariche istituzionali non è un reazionario, né fa propaganda politica, ma ragiona solo sulla realtà auspicando un rispetto per le istituzioni che non dovrebbe mai venir meno, a tutela della libertà di tutti.

Allora, sembra giusto chiudere con le stesse parole utilizzate dallo scrittore campano al termine del suo monologo: “Quando c’è una crisi del genere, in passato potevi scegliere una strada più facile di un’altra …  adesso non c’è una strada comoda, non hai più la possibilità di scegliere una strada più facile di un’altra … questa crisi dice o potrebbe dire, a chi ha la forza di sentirla, che non ti resta che fare quello che senti, quello in cui credi. La crisi ti sta dicendo questo, fai ciò che veramente vuoi fare fino in fondo. Se in questo momento trovassimo la forza di poter davvero disegnare quel paese che per tanti anni ci è stato impossibile disegnare e, nella declinazione di quello che si è parlato, la possibilità di reiniziare, al di là dei tagli, poter sentire l’essere italiani in maniera diversa, poter dire all’Europa qualcosa di diverso, intervenire da domani su questo mondo che ha ammorbato il paese e l’economia, beh secondo me questo è il momento”.

Si spera davvero che il momento sia quello giusto

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto