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7 giugno 2012

In giro per l’Erasmus: tappa a Siviglia!

Questa settimana Controcampus incontra Paolo, studente di Medicina e Chirurgia presso l’Università Politecnica delle Marche, ex borsista Erasmus che ci racconta la sua esperienza nel cuore dell’Andalusia: Siviglia.

 

INTERVISTA a Paolo C.

Com’è iniziata questa avventura? Quand’è che hai deciso di partire? Da cosa è nata la voglia di “buttarsi” in questa esperienza?

“E’ iniziato tutto nell’ottobre 2008. Andai a trovare un mio amico che aveva da poco iniziato la sua avventura Erasmus in quel di Valenzia.

Ricordo che durante il volo di ritorno, mi misi a pensare che anch’io, se ne avessi avuto la possibilità, avrei voluto “buttarmi” in un’esperienza del genere.

Rimasi molto colpito da quei sette giorni “valenziani”. Dopotutto in quella settimana di vacanza avevo preso parte al giro di amicizie del mio amico, avevo girovagato con lui in questa città del tutto nuova per me e mi ero come sentito parte dell’Erasmus anch’io!

L’Università di Medicina e Chirurgia di Ancona permette la partenza Erasmus solo negli ultimi due anni del corso, vale a dire durante il 5° e 6° anno accademico, e quindi, volente o nolente la decisione di partire doveva essere rimandata, tenendo conto che nell’ottobre 2008 avevo appena iniziato il 3°anno. C’era ancora tempo per pensarci su!

La sola cosa che mi dava pensiero era il fatto che spendere un anno fuori avrebbe potuto compromettere la mia carriera universitaria: volevo partire senza rischiare troppo ecco!

Nel febbraio 2010 iniziai ad informarmi su quali erano le destinazioni messe a disposizione dalla mia università, gli esami che mi avrebbero convalidato e quali no, le difficoltà burocratiche (una marea), il costo dell’esperienza ecc. ecc…

Giunsi alla conclusione che la cosa era fattibile, partecipai al bando, lo vinsi e nel settembre 2010 volai verso Siviglia.”

Hai incontrato delle difficoltà con l’iter burocratico?

“L’ho trovato gravoso (termine piu azzeccato non c’è!).

Ci vuole tanta pazienza, con le segretarie in particolare. Per di più la mia Università aumentava il carico burocratico rendendolo anche continuativo, in quanto esigeva attestati scritti di frequenza a lezioni, delle pratiche in ospedale e ovviamente degli esami. 

Faccio un esempio per rendere l’idea: alla fine di ogni lezione dovevo presentarmi dal professore e richiedere una firma che attestasse la mia frequenza al corso. Non c’è da stupirsi se al rientro in Italia avevo carte e scartoffie in ogni dove!

Fortunatamente il soggiorno in terra andalusa è stato così piacevole che col tempo ho saputo dimenticare l’intera noiosa burocrazia e tenere a mente solo i bei ricordi.”

Cosa ti ha offerto l’Università Spagnola rispetto alla collega italiana?

“Non sarebbe giusto parlare di Università spagnola e italiana in quanto la mia conoscenza si limita a due facoltà.

Quella di Siviglia mi ha sicuramente dato di più della collega in Ancona in quanto a disponibilità dei docenti, a oggettività nello svolgimento e valutazione in sede d’esame.

Il primo fattore lo attribuirei al fatto che la maggior parte dei professori hanno avuto nei miei confronti un atteggiamento molto più confidenziale.

Ad esempio non ho avvertito quella sensazione di timore nei confronti dei docenti, nessuna paura di sbagliare, di chiedere e pretendere.

Ho avvertito talvolta un maggior senso dell’insegnamento inteso come passione e responsabilità presa da parte di un vero Professore della Medicina e non da un Medico che per arrotondare lo stipendio fa anche il professore dedicando a quest’ultima mansione il minimo delle energie e del tempo.

L’oggettività invece è indiscutibilmente dovuta al fatto che la modalità di esame è praticamente sempre scritta: domande a risposta aperta e test a risposta multipla. Sicuramente il nostro metodo orale non è così oggettivo!

In più, le pratiche ospedaliere mi sono parse molto più veloci e intense, così come le lezioni: di un’ora al massimo (niente “quarto d’ora accademico”), tutte di mattina, niente pause. 

Le pratiche in ospedale sono vere e proprie pratiche, basti pensare che studenti del 4° anno già si esercitano con un loro giro-visite da soli con tanto di cartelle cliniche fatte apposta, cosa che almeno in Ancona è impensabile, visto che la tale “pratica” consiste nel 90% dei casi nell’inseguire, passando da un paziente all’altro, un gregge di persone composto da Primario, Medici Strutturati, Specializzandi e altri studenti per un totale di 15 persone almeno.”

Cosa ti senti di dire in merito al Progetto Erasmus? Lo consiglieresti? Credi che sia utile ai fini lavorativi?

“Questa è la domanda più bella a cui rispondere!

L’Erasmus è innanzitutto un’ Esperienza, proprio con la “E” maiuscola. Ti dà modo di misurarti con una realtà che non conosci e nella quale vieni catapultato da un giorno all’altro, lontano dai tuoi affetti e dalla tua vita di sempre. È stato per me una forte presa di coscienza delle mie capacità e soprattutto della mia maturità, anche nel saper gestire denaro e tempo, studio e divertimento.

L’Erasmus è spirito d’adattamento al 100%: una nuova lingua da imparare, nuovi amici, un’università diversa da affrontare, una città da vivere, un territorio da esplorare, un Paese da conoscere e comprendere.

Tutto questo comporta un arricchimento personale che non ha eguali, un ricordo indelebile che porterò per sempre con me.

Quindi lo consiglierei sì! Per tutti i motivi che ho elencato finora.

Per quanto riguarda l’ambito lavorativo, credo che l’esperienza Erasmus sia veramente utile solo nel caso in cui si volesse fare delle Lingue il proprio mestiere. Tuttavia non dimentico quanto l’Erasmus affini in una persona la capacità di sapersi adattare agli altri, aspetto che non può di certo mancare in un contesto adulto-lavorativo!”

 

 

 

 

 

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