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6 giugno 2012

Laboratorio del Quinto Stato ai Cantieri Culturali alla Zisa

Sabato 9 giugno si svolgerà a Palermo un laboratorio aperto del Quinto Stato organizzato dalla rete “I Cantieri che vogliamo” che da più di un anno riunisce movimenti cittadini, associazioni, artisti, operatori impegnati nel recupero e nella valorizzazione dei Cantieri Culturali alla Zisa, un luogo di grande potenzialità a lungo rimasto abbandonato. La rivendicazione e l’apertura di spazi culturali si accompagnano all’idea che sia possibile una gestione alternativa di spazi e risorse attraverso una nuova forma di progettazione partecipata. Andrea Carbone, uno degli organizzatori della giornata, ha risposto alle nostre domande.

Come si svolgerà il programma del 9 giugno?
Abbiamo scelto di riunirci ai Cantieri Culturali della Zisa, dove il movimento I Cantieri che vogliamo svolge da tempo un lavoro di riapertura e riattivazione di spazi negati alla città in un’area ex-industriale che un tempo era stata il cuore pulsante della vita culturale cittadina: con le iniziative che abbiamo realizzato finora e con questa che stiamo organizzando speriamo di dare un contributo affiché i Cantieri tornino a svolgere questo ruolo chiave, ma soprattutto perché la città si scuota dal torpore in cui è stata mantenuta per anni da un’amministrazione imbelle e valorizzi le energie e i progetti che non hanno mai smesso di covare sotto la cenere. La giornata del laboratorio del Quinto Stato prevede due sessioni di lavori, una mattutina dalle ore 10.00 e una pomeridiana dalle ore 15.00, e si concluderà con la proiezione di un film alla Sala Vittorio De Seta, il cinema pubblico di Palermo rimasto chiuso per quattro anni e “liberato” dal movimento lo scorso 25 aprile. Si tratta di un vero e proprio laboratorio: l’intento, cioè, consiste sì nel confrontarsi sui problemi del lavoro autonomo e indipendente, ma soprattutto nel provare a elaborare ipotesi di soluzioni possibili mettendo a frutto la varietà e la diversità delle esperienze e delle competenze.

Quali temi saranno affrontati?
Nella prima sessione ci occuperemo delle questioni aperte nell’ambito del lavoro autonomo, che pur costituendo un asse portante dell’economia del paese rimane il grande escluso dal dibattito sui diritti dei lavoratori. Chi lavora a partita IVA, con contratti a progetto e nelle mille forme del lavoro indipendente, subisce oggi i danni della precarizzazione strutturale e dell’assenza di tutele che lo proteggano nelle fasi di discontinuità del reddito legate a periodi di non lavoro dovuti a malattia, gravidanza o paternità, esigenze di formazione o di riposo ecc., che sono tipiche di questa forma del lavoro. Misure come l’aumento di ben sei punti percentuali dell’aliquota contributiva o l’introduzione dell’ASPI sono del tutto inadeguate, quando non gravemente dannose, per i lavoratori autonomi, e dimostrano da parte del governo una sostanziale mancanza di comprensione del fenomeno e delle sue dinamiche.
Nella seconda sessione di lavori ci concentreremo invece sul lavoro culturale, che è l’ambito preponderante della maggior parte delle persone e dei soggetti coinvolti nell’iniziativa. In questo caso, il nodo centrale che vorremmo affrontare è la sostenibilità della cultura, cioè l’esigenza di conciliare la libera circolazione delle idee e dei saperi e il diritto a una giusta retribuzione del lavoro culturale. In questa prospettiva, dedicheremo anche una particolare attenzione alle politiche culturali delle città.

Quali sono le persone e le associazioni coinvolte?
A Palermo, i primi firmatari dell’appello del Quinto Stato sono I Cantieri che vogliamo, CLAC, il Laboratorio Zeta e il Teatro Garibaldi Aperto. Gli assessori Giambrone e Catania hanno accettato di partecipare ai lavori della giornata del 9 giugno, quindi il laboratorio del Quinto Stato sarà una prima occasione di confronto e rilancio.

Da dove nasce l’idea di portare a Palermo un laboratorio del Quinto Stato?
Il laboratorio del Quinto Stato è innanzi tutto uno strumento di coalizione del lavoro autonomo, quindi abbiamo voluto sfruttare questa occasione per coinvolgere tutti i soggetti – individuali e collettivi – potenzialmente interessati. In città e in generale nel Meridione, benché il lavoro autonomo sia diffuso come e quanto altrove, anche e forse soprattutto nelle modalità dell’informale, la cultura dell’indipendenza e la consapevolezza di questa condizione non solo in negativo, dal punto di vista dei diritti negati, ma anche in positivo, sul piano delle potenzialità, sono ancora ai primi vagiti. Se riusciremo a riunire lavoratrici e lavoratori della conoscenza, della cultura, della comunicazione e dei servizi alla persona intorno a un tavolo comune, sarà già un risultato importante.

Quali sono le altre iniziative promosse dai Cantieri che vogliamo?
In molti mesi di lavoro il movimento ha elaborato progetti numerosi, complessi, articolati fino allo studio di fattibilità, e raccolto idee concrete per il rilancio degli spazi e della vita culturale cittadina in un processo che è culminato negli incontri che hanno scandito la manifestazione svoltasi alla Sala De Seta dal 25 aprile al 3 maggio, in particolare in un Open Space Technology che ha permesso di raccogliere un gran numero di idee concrete. Questo è il patrimonio condiviso su cui vogliamo confrontarci con la nuova amministrazione comunale nei termini della progettazione partecipata.

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