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13 giugno 2012

L’arte del dolore. Gina Pane al MART

Mancava in Italia un’ampia retrospettiva su Gina Pane, una delle protagoniste della scena artistica internazionale degli anni Settanta, nata a Biarritz da madre austriaca e padre italiano, e vissuta in Italia fino al 1961, anno del trasferimento a Parigi. Aperta al MART di Rovereto fino all’8 luglio 2012, Gina Pane (1939 – 1990). “È per amore vostro: l’altro” nasce da un’idea di Gabriella Belli, ex direttrice del MART e ora a capo dei Musei Civici veneziani, ed è curata da Sophie Duplaix con la collaborazione dell’erede dell’artista Anne Marchand. La mostra illustra le fasi salienti della carriera di una delle esponenti più note della Body Art, la cui ricerca artistica va tuttavia ben al di là di questa etichetta.

Le 160 opere esposte provengono da musei internazionali e collezioni private e testimoniano la straordinaria varietà di materiali e tecniche con cui l’artista si confronta senza abbandonare mai la propria coerenza concettuale. Installazioni, dipinti, disegni, video, fotografie, sculture, oggetti utilizzati nelle sue più note “azioni” accompagnano lo spettatore attraverso un percorso complesso e talvolta difficile da decifrare ma spesso di grande impatto e straordinario coraggio.

Le prime opere sono i dipinti geometrici e le Structures affirmées, realizzati fino al 1967, dove il rapporto con il corpo ha già un ruolo centrale. Colore e le forme minimaliste sono tra gli elementi caratteristici di questa prima produzione dell’artista, ma ben presto lasciano spazio alla più profonda ricerca sulla dimensione fisica e materiale del proprio corpo nelle installazioni e le “azioni nella natura” come Terre protégée I, II e III del 1968-70 legate al rapporto con gli elementi naturali.

Le “azioni” degli anni Settanta sono tra le sue opere più celebri: performances realizzate davanti a un pubblico e sviluppate attraverso una sequenza di pose e gesti dal valore simbolico, che spesso prevedono il taglio delle proprie carni con un rasoio. La documentazione fotografica delle varie fasi della performance è parte integrante e memoria imprescindibile dell’opera, che non si esaurisce nel gesto ma intende lasciare un messaggio ben preciso: restituire autenticità al linguaggio del corpo, per avvicinarsi al dolore e alle passioni degli altri. In Escalade non anesthésiée (Scalata non anestetizzata) del 1971, Azione sentimentale (Galleria Diagramma, Milano, 1973) e 
Psychè (Psiche) 1974 ricorre un leit-motiv dell’opera dell’artista in questi anni: il dono di sé agli altri e il corpo sofferente del martirio.

Negli anni Ottanta il percorso di Gina Pane ha una nuova svolta: Partitions e Icônes sono installazioni in cui scompare il corpo dell’artista ma che evocano le azioni precedenti con fotografie e oggetti. L’approccio più mentale che fisico a queste nuove sperimentazioni è legato all’idea del frammento dell’opera da ricomporre e punta sulla doppia dimensione ludico/tragica e su materiali taglienti come il vetro e i metalli delle opere ispirate ai santi e ai martiri come François d’Assise trois fois aux blessures stigmatisé e Le manteau aux stigmates pour pauvre et riche.

L’arte di Gina Pane può essere straordinariamente sorprendente e sconcertante anche a distanza di decenni dalla sua esecuzione. È un’arte che appartiene a un’epoca e a un contesto ben precisi, ma mantiene inalterata ancora oggi tutta la sua carica emotiva e spirituale e il suo messaggio radicale.

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