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1 giugno 2012

L’equilibrista è caduto

bon,io la chiudo qui

L’ultimo post su Facebook, l’evoluzione tecnologica del bigliettino d’addio, per farci capire che le cose ogni tanto non vanno e non sono andate come si sperava.

e ricòrdatevi che la non
esistenza è no un predicato,
ma un quantificatore

è quello che appare sulla home del suo blog, nulla più.

Arsenio Bravuomo, nato nel 2001 è ritornato li da dove era venuto, il mondo dell’immaginazione, della poesia, del doppio senso, della rima mancata, non c’è nessuno che lo piangerà perchè in realtà non è mai esistito, nessuna lapide inutilmente adorna di fiori di plastica, quelli che ti permettono di dire, gli volevo bene ma ora la vita va avanti, non verrò a metter fiori freschi, perchè il ricordo svanisce col dolore prima o poi.

Non ci saranno vedove con cui provarci o vestiti da rubare negli armadi ormai privi di indossatore ufficiale.

Ma soprattutto non ci sarà più quella poesia così fortemente articolata in una malinconia perfetta, quella dell’ultimo periodo, il periodo della maturità poetica, dove finalmente si erano lasciati andare via i giochi di parole e l’eccessivo attaccamento alla figura femminile, prevalentemente nuda e disinibita.

Non ci saranno più manifesti di adesione a correnti di vita socialmente inadatti, un’inneggiare perenne ai Grandi Negri, alle ragazze che d’estate si spogliano, alle loro scarpe ed a una serie di elementi quotidiani privati del contesto ed innalzati a grandi temi, degni dell’attenzione di tutti, nonostante la loro piccolezza.

Sono un equilibrista

Ora però non ci saranno più grandi traversate, sospesi al di sopra del quotidiano al di sopra dei controsensi del vivere in preda a passioni umane, troppo umane che l’anno portato a mettere un piede in fallo, senza più equilibrio.

Quello che rimane è un corda tesa sopra tutto, e delle rime ad insegnarci come sfidarla:

Tutti voi

Tutti voi
eh perbenino
presuntuosi del cavolo
belli
o famosi
o intelligenti
mettete su famiglia
voi
vi laureate
voi frequentate le giuste compagnie
siete socievoli
e benevoli
comprate le automobili
le usate
le lavate e lucidate
voi mettete le cinture
(per sicurezza)
voi
raccogliete e differenziate
voi che la pubblicità per carità
mapperò,
eppoi ve ne andate in vacanza
in aereo
(di sicuro)
e vi comprate gli abiti nuovi
le scarpe nuove
gioielli nuovi
televisori nuovi
e lavorate fino a tardi,
giacc’eccravatta
vi sbattete le segretarie
vi fottete il capufficio
in tailleur
andate ai matrimoni
in tailleur
tutti bardati
voi
a scuola andavate così così
ora avete
successo
(così così)
voi che non avevate i brufoli
voi ch’avevate grasso in eccesso
m’andate in palestra
adesso
voi che, i soldi, in qualche maniera bisogna spenderli
niente,
volevo solo dire,
tutti voi:
bravi
bravi voi
sordi alla bellezza,
al richiamo
al rigurgito
al distrofinico muggito della terra sott’ai piedi
cosa volete da me?
volete il fegato,forse? (quell’è marcio)
volete i polmoni ? (son bell’ e andati)
volete li occhi, le orecchie, lo cuore ?
(quelli mi servono ancora)
vi ho guardati
voi
chevvicreddete
v’ho fissati tutto il santo giorno
ambulare, deambulare, scricciochiare a destra e a sinistra
per le vie del borgo
del centro
della città
del quartiere
vi ho guardati
vi hanno detto che la verità sta negli interstizi
già,
è un bel metodo per far in modo che nessuno
ci vada a controllare
ma io ci sono stato
negli interstizi,
ed eravamo in pochi
ma buoni
buoni a nulla
eravamo tipi con poco da fare
perchè lo so che voi invece avevate da lavorare
da mantenere la famiglia
cosa volete che dica

grazie
volevo dire grazie ai musicisti agli scrittori agl’artisti
grazie alle puttna
grazie ai barboni addormentati per le strade
grazie ai semafori rossi di mendicanti
grazie ai malati di aids sdraiati sui cartoni
nelle vie del lusso
grazie a tutti questi che hanno l’arte fin nelle scarpe,
nei calzini nelle mutande rotte
nelle canottiere di cotone e non di lana col freddo
che fa

grazie a tutti questi che c’entrano con l’arte
perchè è per loro che io so bene,
lo so per bene,
che esiste un modo per
scavalcare l’esistenza
(un modo per esserci)
c’è,
ed è questa cosa l’arte, proprio
e sarà pure che i’so come mi chiamo
e so solo un’altro paio di cose e basta,
ma più che altro so che ci può essere no
un giorno senza cielo azzurro per me,
perchè c’è sempre l’arte,
non quella messa da parte,
ma quella che ti suona nelle orecchie
nelli occhi
nello cuore
(sapere, quegli organi che,
mic’ a caso,
mi servono ancora)

Arsenio Bravuomo

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