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7 giugno 2012

L’evoluzione del crimine da emergenza a caratteristica

Anche questo può fungere da cartina di tornasole per avere una lettura dei cambiamenti che ci sono stati nella società italiana negli ultimi sei o setto decenni. “Quando c’era il Duce potevamo lasciare le porte di casa aperte!” , ecco una delle cose che Giovanni Bianconi, giornalista del Corriere della sera che si occupa essenzialmente di cronaca giudiziaria, fa notare nel sua realzione presso la basilica S. Maria delle Grazie a Milano, nell’incontro del 30 maggio della rassegna L’Italia dopo l’Italia promossa dagli Editori Laterza.

Ma lo fa notare nel senso che ai tempi della “buonanima” se si potevano lasciare le porte di casa aperte era perchè vi era ben poco da prendere! E’ un riassunto dell’evoluzione del crimine in Italia quello che Bianconi delinea mostrando come le prime forti tendenze criminali nel nostro paese si sono mostrate negli anni sessanta-settanta, quando nel boom economico bande più o meno organizzate hanno colto l’occasione di inserirsi in questo grande affare nazionale per puntare al colpo grosso che ti cambia la vita.

Dunque organizzazioni malavitose, che sono passate dai vecchi modelli di combriccole di furbetti di paesini di provincia che esercitavano un potere ristretto come la loro mentalità, a formare vere e proprie organizzazioni che partendo da sequestri di persona arrivavano ad ottenere ciò che volevano tramite terrorosmo diffuso, che vede il famoso “blocco del sistema politico”. Anni pesanti, di piombo.

Quindi gli anni ottanta, le guerre di mafia, la piovra che espande i suoi tentacoli in tutti i settori produttivi del paese, e il maxiprocesso che è il preludio del fallimento dello Stato nella sua lotta al suo cancro maggiore, che ha il suo esplosivo finale con le stragi del 92-93, a cui segue la trattativa: vi hanno mai informato sui termini di essa?No, ma a tutto ciò è seguito tangendopoli, la caduta della prima repubblica e l’avvento della seconda, che non ha fatto tanto di meglio, anzi ha reso la corruzione (non solo a livello economico) la caratteristica dell’italiano.

Sembra quasi un placebo il fatto che attualmente, negli anni duemila, l’emergenza criminalità è rappresentata da microcriminalità e immigrazione clandestina: ottimo specchio per allodole sapendo che in realtà il problema non è quello, ma è che le organizzazioni malavitose non uccidono e non mettono più bombe perchè finalmente posso fare quel che gli pare senza che nessuno opponga la minima resistenza

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