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10 giugno 2012

L’insostenibile leggerezza dell’esattore

Da tempo, ormai, lo Stato italiano ha sviluppato una crescente sensibilità rispetto al tema dell’evasione fiscale, con particolare attenzione a quella sfera di cittadini che, pur dichiarando al Fisco redditi del tutto esigui e, in qualche caso, non dichiarando nulla, si scoprono in realtà novelli furbetti dal tenore di vita spesso “fiabesco”.

Sono ancora negli occhi di tutti i blitz che la Guardia di Finanza ha effettuato, a partire dallo scorso capodanno, nelle località del “turismo vip” di montagna e non, come Cortina, Venezia e Forte dei Marmi. Di fatto, in molti casi i controlli “antievasione” hanno permesso di portare alla luce casi, si potrebbe dire, al limite della fantascienza: attempati signori fermati con la scusa di un controllo stradale a bordo di Porsche, Ferrari e Lamborghini che, formalmente nullatenenti, ad un’indagine più approfondita risultavano in possesso di yacht, svariate case in Italia e all’estero, opere d’arte ed in alcuni casi perfino cavalli da corsa.

E così, tra società off-shore, fiduciarie lussemburghesi, conti correnti nascosti all’ombra del Titano e cassette di sicurezza ben custodite in discrete e lussuose banche elvetiche, Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate hanno ricostruito un panorama di capitali “nascosti” così chiaro, da far pensare ad una vera e propria “tendenza” di molti nostri connazionali a voler intraprendere il gioco (sporco) del nascondino con l’Erario.

Ma c’è di più: a corollario dell’intensificazione dei controlli mirati a svelare trucchi e parrucchi degli evasori fiscali sono state inasprite – inevitabilmente – anche le misure di recupero dei crediti fiscali maturati. In altre parole, quando una pretesa del Fisco nei confronti del cittadino viene “consacrata” nel tanto temuto “avviso di accertamento” fiscale, quella pretesa può essere eseguita immediatamente. Dall’ottobre 2011, infatti, gli avvisi di accertamento relativi alle imposte più comuni costituiscono atti esecutivi, mentre in precedenza era necessario che, a seguito dell’avviso, Equitalia, l’ente che l’Agenzia delle Entrate ha preposto alla riscossione, emanasse una vera e propria cartella di pagamento.

Proprio una cartella di pagamento sta all’origine della vicenda che, in queste ore, sta assumendo, sotto il profilo del contrasto all’evasione fiscale, tratti a dir poco paradossali.
Ed in effetti la notizia c’è tutta: pochi giorni fa in Sardegna, non a Porto Cervo, ma nella provincia dell’Ogliastra (a Villagrande Strisaili), una pattuglia di Carabinieri ad un posto di blocco ha proceduto a sequestrare un bolide giallo Ferrari da venti posti e con motore sovralimentato…ebbene no, non il Suv deluxe dell’ennesimo nullatenente milionario in visita a qualche nuraghe, bensì lo scuolabus comunale. Il motivo? Una cartella esattoriale diretta al Comune di Villagrande non pagata, risalente al 2001 e dell’importo di circa quindicimila euro (articolo di Dario Ferri su giornalettismo.com).

Così, mentre i pericolosi potenziali futuri evasori a bordo, armati dei loro zainetti – ideali per nascondere banconote e assegni -, sono stati costretti a scendere, al veicolo sono state apposte, come sigillo effettivo del sequestro amministrativo, le classiche “ganasce” alle ruote, chiamate, però, in casi simili, “fiscali“, proprio per la natura fiscale del debito a monte.

Peraltro, controllando la documentazione del mezzo i Carabinieri hanno appurato che il pulmino in questione circolasse su strada malgrado senza la revisione obbligatoria, scaduta nel mese di maggio. Poche ore dopo l’accaduto il Comune pubblicava una breve nota nella quale giustificava con un guasto l’impossibilità a proseguire dello scuolabus.

Al di là della cronaca colpisce davvero la curiosità del fatto in sé, per cui lo Stato (Carabinieri su ordine di Equitalia), in fondo, ha sequestrato un mezzo a sé stesso (lo scuolabus di proprietà del Comune di Villagrande): probabilmente, con un gesto “simbolico”, il Fisco ha voluto far vedere che qualcuno  che possa sfuggire ai suoi debiti non c’è, anche se questa volta, a onor del vero, sembra che ad essere sfuggito al Fisco sia più che altro qualcosa.

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