Michela Marzano, labirinto d’amore, filo di felicità

Redazione Controcampus 20 Giugno 2012

La filosofa Michela Marzano è stata a Bologna, in occasione della Festa La Repubblica delle Idee ha tenuto un incontro dedicato alla libertà dall’ossessione della perfezione.

La filosofa Michela Marzano è stata a Bologna, in occasione della Festa La Repubblica delle Idee ha tenuto un incontro dedicato alla libertà dall’ossessione della perfezione.

Il percorso di Michela è pieno di traguardi, ma non è questo che fa di lei una interlocutrice speciale, quello che personalmente più mi colpisce è la sua ricerca esistenziale, il suo essersi data il coraggio di essere sé stessa ed affrontare il mondo partendo da sé. In comune abbiamo la Francia, quelle parole francesi che sfuggono nei discorsi, la ricerca di parole per nominare la realtà, quella sensazione che sia proprio l’irregolare il luogo in cui si libra il nuovo e la possibilità di trasformare il rapporto che abbiamo con il mondo. Mi viene da pensare alle protagoniste dei libri di Delphine de Vigan, così pieni di delicatezza e grazia, e mi sovviene Blandine Le Callet, la quale, nel suo ultimo romanzo, ha spiegato come in una lingua straniera si possano trovare le proprie parole e salvarsi.

L’incontro a Bologna con Michela Marzano mi ha fatto trovare le parole per dire l’esperienza della differenza partendo da dove ci si lascia.

Quando una bambina nasce con ambizioni e desideri grandi, e mentre li sta scoprendo e si sta conoscendo, non sa ancora a cosa potrebbe andare incontro: non è preparata alla famiglia, non può sospettare la vita psichica del potere, sarebbe tradire l’amore e la radice che la tiene in vita, che l’ha originata. Impara però in fretta che ci sono progetti già fatti per lei, che la sua funzione tacita e rigida, anche se non riconosciuta o benedetta, è strumentale a logiche e a vuoti spesso relazionali che niente hanno a che spartire con il nuovo che la sua nascita ha portato nel mondo.

In seguito, dovrà scegliere tra assumere la “tracotanza” di dirsi consapevole dell’inganno e dell’essere chiamata traditrice, o di resistere in silenzio, o di cedere. Ribellarsi all’inganno ad alta voce è impossibile sotto il ricatto dell’espulsione dalla rete assistenziale e del rifiuto affettivo, e poi l’esperienza non l’ha ancora lavorata a sufficienza perchè quella bambina possa dirsi certa della propria differenza negata. Resistere è un’arma a doppio taglio che può portare al senso di soffocamento, di impotenza, di perdita di sé. Cedere, bhé cedere è, semplicemente, fuori discussione, come può cedere una vita in espansione, un’espressione del divenire che ama la vita che ancora serba orizzonti infiniti? Però la sovversiva non deve essere intercettata ed inizia a rifugiarsi in un cuneo d’ombra.

Intanto si sopravvive, tra regole e formazione, una formazione che inietta un veleno che spegne il nervo della capacità di libertà, quello dello scatto in avanti, della schivata, della possibilità di andare oltre. La speranza resiste, ma, risucchiata nei desideri altrui, inizia a spegnersi.

Può capitare di non riuscire a scegliere, può capitare di cercare di conformarsi per compiacere, per non perdere l’amore, per rimanere in vita anche senza esistere, può capitare di identificarsi nel miraggio del potere: seguire delle tappe, credere di potercela fare ed una volta realizzati gli obiettivi decidere per sé e per gli altri diversamente, dandosi nuova vita, recuperando, sentendosi finalmente potenti e indipendenti. Purtroppo è proprio allora che si scopre l’abbaglio. La scultrice Loise Bourgeois ha scritto “Breton, Lacan e Freud mi hanno delusa. Promettevano la verità e hanno tirato fuori solo teoria. Proprio come mio padre: promettere tanto e mantere così poco”.

Ed è infatti da questa consapevolezza che si riparte con maggiore ostinazione per nascere come soggetti. Fu Carla Lonzi ad intuire “il soggetto non cerca la cosa di cui ha bisogno, la fa esistere.. Qualcuna doveva ben cominciare e la sensazione che mi portavo addosso, che o lo facevo io o nessuna mi avrebbe salvata. Ho operato in modo che l’ho fatto io. Dovevo trovare chi ero alla fine, dopo aver accettato di essere qualcuna che non sapevo”.

Ma, sotto i bombardamenti delle pressioni esterne, come non tradire quella bambina impertinente, ostinata? Benché quella bambina si conoscesse profondamente, con una competenza ancestrale e senza paura, nessuno le ha insegnato a darsi ascolto, ma anzi è stato trasmesso che non si può osare tanto, sarebbe follia. In questa oscillazione di senso si procede giorno dopo giorno.

Finché quello sguardo su di sè, quell’unico benevolo sguardo ricevuto solo da sé stesse chiamerà una seconda volta all’appello, un appello drammatico, come il coperchio di una pentola a pressione che sta per esplodere. Come se quella bambina chiusa in fondo, dentro, in quella nicchia nascosta, preservata in abiti di seta, sentitasi tradita dall’organismo che la contiene, rischiando di scomparire per sempre, emergesse con una rabbia prepotente per sfidare e poter bucare tutti gli strati di falsa coscienza, tutto il tempo di prigionia e di abbandono nell’essere stata costretta a lasciare posto a qualcos’altro, con la promessa di essere un giorno riscoperta, trovandosi invece sminuita e coperta di polvere.

Quella rabbia di vulcano che ribolle, quando esplode nella sua drammatica ed onnipotente forza vitale, rischia di distruggere tutto con violenza: ci si può anche perdere per sempre nel rifiuto si sé. Eppure, se si ricorda quello sguardo benevolo, quell’unico su di sè, se si ascolta quella bambina che è altro dall’Io e le si dà fiducia, perchè è l’unica a non averci mai tradito, allora la vita riparte, la speranza torna a fluire e le cose seguono un loro ordine che ci guida, come se divenissero visibili tracce da attraversare.

Essere all’altezza di sé stesse è forse la sfida più grande dell’esistenza, soprattutto perchè occorre partire dalla propria differenza, nominarla e mettersi nell’ordine della vita, della nascita, cioè dell’accettazione dell’interdipendenza, iniziando dalla cura di sé. Allora si prende corpo, voce con una parola balbettante che fa emergere il segreto, e la mente, che ha voluto (non poteva fare altro) controllare e dominare il resto, dovrà smettere di domandarsi perché, dovrà concentrarsi su strategie di libertà, dovrà riprendere a non cedere sui propri desideri compiendo l’azione perfetta, quella necessaria.

Il punto, a mio avviso, è che non può darsi capacità di libertà senza il perdono, il perdono di sè. C’è chi lo trova nella letteratura, nella distanza di storie che consentono di accettare la vita e di accoglierla nella sua multifome vulnerabilità, c’è chi si sposa alla filosofia, comunque sia, si cerca la via della “possibilità” della necessità di essere umani. La filosofa Wanda Tommasi ha scritto “la ricerca di un’ulteriorità e l’orientamento verso la libertà non devono però farci dimenticare che niente può avere senso, se il semplice fatto di essere vivi non ne ha“.

L’amore per la conoscenza è uno dei lumi di candela che fanno luce nella ricerca, ma anche la conoscenza ha a che fare con l’amore, e questo non viene insegnato. Nei sistemi formativi attuali conoscere significa armarsi nel tentativo di creare una parabola di autoreferenzialità, di trionfo, di esclusione dell’alterità. Credo fermamente che il pensiero senza pratica, come la mente senza il corpo, non possa essere trasformativo entrando nella realtà con valore, allora mi viene in mente la Lettera del Dalai Lama alle donne nella quale egli spiega l’importanza di educarsi a non perseguire l’attaccamento a sé ed alle proprie dipendenze per provare a guardarsi con una piccola distanza che permetta di non alienarsi da sé e dagli altri e che accolga l’amare senza divorare. Il mondo è diverso da noi per questo serve negoziare per mettere al mondo la libertà, contrattare a partire da sé, nascere come soggetti nella storia non sostituendosi agli altri o non nascondendosi dietro di essi, ricordando sempre che nessuno può eludere la propria responsabilità e dunque scegliere ogni istante cosa essere; continuando a divenire; aprendo all’imprevisto.

Imparare la delicatezza con sè stessi è forse una delle prime cure rispetto all’infinito pozzo di produzione che si chiede alla macchina umana. Christa Wolf ha scritto “perché non conoscermi da cima a fondo e restare in amicizia con me stessa”, si chiama loving kindness, “a quanto pare noi non abbiamo questa gentilezza nei nostri confronti. C’è odio per noi stessi e amor proprio e vanità, e sull’altra faccia della medaglia questo tormentoso senso di inferiorità. È singolare”. Diventa possibile, allora, sostituire alla produzione la riproduzione dei significati nel rispetto dei processi e della gestazione.

Forse non è così vero quello che credeva Brecht, ossia che tutta l’umanità ha bisogno di libertà per vivere. Accettare questo scacco alla possibilità di trascendenza umana nella sua perfettibilità per il bene libera. Libera perchè perdona e sposta il nostro sguardo su ciò che sarà proprio la nostra differenza a mettere al mondo senza biasimarlo della sua ostilità e riflettendo su di lui il non amore che ci portiamo addosso. Riportando altresì le nostre esistenze alla misura del limite che ci appartiene, facendo della nostra esistenza nella sua singolarità e relazionalità un percorso di libertà mediata da intuizioni ed invenzioni che trasformino il nostro vivere e sopravvivere in un passaggio d’amore.

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Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. Nasce Controcampus.it, primo portale di informazione universitaria e il trend degli accessi è in costante crescita, sia in assoluto che rispetto alla concorrenza (fonti Google Analytics).I numeri sono importanti e Controcampus si conquista spazi importanti su importanti organi d’informazione: dal Corriere ad altri mass media nazionale e locali, dalla Crui alla quasi totalità degli uffici stampa universitari, con i quali si crea un ottimo rapporto di partnership.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto