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18 giugno 2012

PicTurin la vernice che nasce dall’emozione

Torino, come tutti gli alveari urbani, per quanto possa esser chiamata  “piccola Parigi” e vanti elementi architettonici unici: due interventi di Guarino Guarini ( cosa rara visto che tutte le altre edilizie dell’architetto sono andare danneggiate o perdute ), il secondo più grande Museo Egizio al mondo, la casa di Nostradamus, e situazioni spirituali suggestive come l’essere il vertice dei triangoli di magia europei, è una città costituita anche di muri, o anfratti di cemento, il cui unico vanto è l’utilità.

Periferie o spine metropolitane, inesistenti nel periodo degli ampliamenti architettonici voluti dai Savoia, e quindi frutto dell’edilizia selvaggia e funzionale, basata sul risparmio e sulla riproposizione modulare di loculi abitativi già progettati, come le scuole elementari, tutte frutto di un’unico progetto riproposto a più mandate, che ampliano il discorso del uniformità dei bambini tramite il grembiule anche all’architettura e al livello di insegnamento, dando vita a scuole ugualmente insignificanti.

E’ a questi muri, ma non solo, anche a quelli semplicemente dimenticati, che l’evento Pic Turin è dedicato.
Evento il cui via è stato dato ieri sera negli spazi di Parco Michelotti, sede del SAM (Street Art Museum) iniziativa di Border Lan in collaborazione con lo stesso Pic Turin.

L’evento ha permesso dalla sua prima edizione nel 2010, di avvicinarsi al fenomeno dell’arte di strada,  facendola conoscere e riuscendo a farla apprezzare anche a tutti gli abitanti di case vittime di aforisti mancati, o comunque a tutti quelli che non essendosene  mai interessati, non la conoscevano nelle sue diverse forme, poster art, graffitismo, street art, o la reputavano vandalismo, per quanto di valore, ma pur sempre solo vandalismo. 

Questa nuova edizione, che richiama artisti, perché di questo si tratta, creativi che alla tela hanno preferito i muri ed il cemento, alla sola esternazione di pensieri in pittura anche l’affiancamento di un fine, oggi quasi dimenticato, la felicità visiva, da tutta Europa.

Artisti che da adesso a settembre si alterneranno sui muri dimenticati della città, dandogli nuova vita, con quella freschezza propria della street art, che per quanto presenti sempre un moto di critica sociale, presenta anche un fattore estetico notevole.

Bansky, per fare l’esempio che tutti conoscono poichè il più conosciuto, ed oramai artista pop( nel senso originale del termine ) , per quanto crei opere esteticamente belle, davvero belle, non rinuncia mai al fattore di critica sociale, che magari non si denota immediatamente, ma è sempre presente, e non aggiunge nient’altro che divertimento intellettuale nel collegare l’iconografia al concetto, e cogliere il significato.

Un’arte a due livelli, come non si vedeva da tempo nei mulinelli dell’arte ufficiale, che premette alla fruizione estetica l’aggiunta di un pensiero riflessivo, permettendo così a tutti di fruirne, chi più chi meno, intimamente.
Una fruizione che permette comunque a tutti di goderne, senza noia o stupore, genuinamente, come i bambini, i più alti commentatori dell’arte, che davanti alle cose le apostrofano come meritano, come realmente sono, belle o brutte, senza sfumature intellettuali, tanto è vero che per un bambino è  bello sia Mantegna che Caravaggio, cosa a cui io, almeno devo un’attimo pensare.

I bambini sono quelli che maggiormente hanno in sé la concezione dell’arte.

Non hanno sovrastrutture intellettuali, che modifichino il loro vedere, non hanno possibilità di parallelismi o di slittamenti mentali nella loro riflessione, sanno, inconsciamente, che l’arte, la classe dell’arte, non è il tutto, ma una classe ben definita, con le sue regole. Per questo quello che vedono lo vedono davvero, e vedono il bello o il brutto, non l’interessante o il pregevole, esclamano stupiti apprezzamenti davanti a un graffito e restano impassibili o annoiati davanti ad una tela tagliata, perchè sanno che una è arte e l’altra no, conoscono la differenza che noi tutti abbiamo dimenticato, tra arte e filosofia artistica, tra quelli che noi chiamiamo momenti dell’arte diversi, che in realtà non sono solo momenti, ma cose del tutto diverse.

Un bambino dice bello, perché conosce che l’emozione genuina si trova li dove c’è arte, e sbadiglia e punta i piedi li dove l’emozione è una mediazione tra il pensiero ed il visibile, il bello non c’entra, è secondario, perché il visibile è espressione interiore.

No ! prima c’è il bello, che ti lascia senza fiato,ti ammutolisce, ti fa cercare una sedia intorno, perché le gambe non ti reggono, poi, se vuoi, arriva il resto, ma anche senza nient’altro che il bello, hai goduto veramente.

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