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14 giugno 2012

Sisma in Emilia. Dubbi e polemiche su demolizioni controllate

A poche settimane dal terremoto che ha scosso l’Emilia, si fa sempre più vivace il dibattito sull’opportunità delle distruzioni controllate autorizzate dalla Sovrintendenza per edifici anche di carattere storico-monumentale.

In un’intervista con Valeria Volatile al GR1, Salvatore Settis definisce la politica degli annunci sui tempi rapidi della ricostruzione e la successiva demolizione di edifici storici “una discontinuità forte che rivela una mancanza di strategia critica nella gestione del sisma”. Lo storico dell’arte ribadisce inoltre la mancanza di interventi tempestivi che avrebbero potuto salvare monumenti come il campanile di Novi modenese, apparso su tutti i giornali del mondo dopo il primo parziale crollo e caduto dopo le scosse successive senza che fosse stato fatto nulla per metterlo in sicurezza.

Anche Italia Nostra si schiera contro la scelta di non intervenire per tamponare i danni, preferendo abbattere in caso di pericolo di crollo. È questa la posizione di Elio Garzillo, ex soprintendente e direttore regionale del Mibac che in un’intervista al GRR- Start ha espresso preoccupazione per la gestione del sisma: “Dalla prima scossa è partita subito una discussione inaspettata, a mio avviso, e soprattutto ‘superatissima’ sul patrimonio architettonico maggiore o minore”.

Garzillo ha sottolineato l’“inedita” disponibilità delle strutture di tutela ad autorizzare le demolizioni in tempi molto brevi, subito dopo la prima scossa, mentre le verifiche spesso non sono state affiancate da interventi di messa in sicurezza come fasciatura, incatenatura, incollaggi. Il campanile di Buonacompra, una frazione del Comune di Cento, è l’esempio di come in realtà le demolizioni non sempre siano necessarie. Ne era stata autorizzata la distruzione controllata dal Ministero tre giorni dopo la prima scossa, e dunque non è stato messo in sicurezza né puntellato, ma ha superato le altre scosse ed è ancora in piedi.

“Si vuole demolire per evitare il rischio l’Aquila?” si chiede l’ex soprintendente. L’Aquila è lo spettro di un centro storico dove i monumenti sono stati puntellati: dopo tre anni i restauri non sono ancora partiti e la popolazione non può rientrare nelle proprie case.
Cosa accadrà dopo queste demolizioni? Si demolisce per ricostruire? E quanto costa?

L’architetto Carla di Francesco, direttore dei Beni culturali dell’Emilia Romagna, in un’intervista rilasciata a L’Avvenire dichiara “Noi vogliamo salvare tutto il patrimonio culturale e religioso, ma dobbiamo individuare delle priorità. Il nostro metodo prevede di partire dai casi più gravi ma recuperabili. Nei giorni scorsi abbiamo dovuto sacrificare due campanili, ma non è una scelta in conflitto con la tutela dei beni culturali perché in quel caso non era assolutamente possibile la messa in sicurezza”.

 

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