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2 giugno 2012

Tomato Genome Consortium: sequenziato il genoma del pomodoro

Il Tomato Genome Consortium, un gruppo di 300 scienziati provenienti da quattordici Paesi, ha sequenziato il genoma del pomodoro e del suo più diretto antenato aggiudicandosi la copertina di Nature.

Il genoma del pomodoro e del suo antenato selvatico, il Solanum pimpinellifolium, è stato sequenziato dal Tomato Genome Consortium (TGC), un gruppo di oltre 300 scienziati provenienti da quattordici Paesi che comprendono anche l’Italia.

Si tratta di un traguardo più importante di quanto si possa pensare ad una prima valutazione. Secondo gli scienziati che hanno partecipato al progetto, l’avere svelato tutti i segreti della pianta del pomodoro racchiusi nei 35 mila geni che la compongono, rappresenterà il passo decisivo per combattere i parassiti e la siccità, riducendo i costi e semplificando i mezzi per la produzione del pomodoro.

Questa è la ragione per cui il TGC si è giustamente meritato la copertina dell’ultimo numero di Nature. La ricerca potrebbe anche costituire il valido punto di riferimento per altri studi che riguardano la famiglia delle Solanacee di cui fa parte il pomodoro assieme ad altri vegetali molto comuni come la patata, la melanzana e il peperone.

Per quel che riguarda la parte dello studio condotta in Italia bisogna ricordare il nome del coordinatore Giovanni Giuliano dell’istituto ENEA, coadiuvato da Luigi Frusciante dell’Università di Napoli Federico II e da Giorgio Valle dell’Università di Padova. Alla ricerca hanno partecipato diversi ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e più precisamente l’Istituto di Tecnologie Biomediche di Segrate e l’Istituto di Genetica Vegetale di Portici, l’Università di Udine e la Scuola Sant’Anna.

La sequenza da poco decifrata, ha svelato i cambiamenti subiti dal pomodoro nel passaggio dalla vecchia pianta progenitrice a quella che poi si sarebbe diffusa su diverse aree del nostro pianeta rivelando, tra le altre cose, che il genoma attuale si differenzia da quello del suo predecessore per appena uno 0,6%.

L’articolo è interamente consultabile su Nature mentre sul sito del TGC si può accedere all’intero genoma.

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