• Google+
  • Commenta
25 giugno 2012

Torino: a scuola di “sicurezza sul lavoro”

Questa è l’Italia che ci piace: un’Italia che si muove, che cammina, che insegna, che impara. L’istruzione è troppo importante, così com’è troppo importante la sicurezza sul lavoro. L’hanno capito 125 studenti di Torino; alunni che fanno parte del Primo liceo artistico, del liceo Cottini, dell’istituto Steiner, del Casale Gobetti Marchesini e del liceo Passoni.

Questi studenti realizzeranno un grande progetto, finanziato con circa 30.000 euro dalle stesse scuole e dall’Inail (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), patrocinato dal Ministero dell’istruzione, e che è stato presentato con la partecipazione del ministro Francesco Profumo; il progetto si chiama “Sicurimparando 3 – Etichetta in sicurezza” ed è coordinato da circa 23 insegnanti dei licei e istituti suddetti.

Sostanzialmente si andrà a “scuola di sicurezza sul lavoro”: gli studenti impareranno a conoscere cosa s’intende per “sicurezza sul lavoro”, perché è tanto difficile assicurarla in molti casi, perché molti imprenditori la considerano un optional, perché invece per altri rappresenta un motivo di vanto della propria azienda, perché se ne parla tutti i giorni nelle televiasioni, nei giornali e sul web.

Un tema grande, quello della sicurezza del lavoro: non se ne parlerà mai abbastanza. Tanto è stato fatto, rispetto a ad alcuni decenni fa le morti sul lavoro sono notevolmente diminuite, ma tanto è ancora da fare; perché la vita umana non è una questione di numeri: 100 vite umane non valgono più di 1 singola vita umana, è questa la realtà.

Semplicemente perché la vita di una persona non ha un valore relativo, addizionabile, calcolabile: la vita umana ha un valore assoluto e in quanto tale va protetta. E va protetta a maggior ragione durante un qualcosa che l’uomo svolge per se stesso e per la società civile in cu vive: il proprio lavoro. Perché se una persona muore cercando di fare il giro del mondo da solo in canoa, è un conto, se muore mentre sta cucendo un paio di scarpe, beh, permettetemi, è un altro conto.

Google+
© Riproduzione Riservata