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4 luglio 2012

“Violenze familiari e condotte d’abuso. Quando l’orco esce dalle favole”

La tematica proposta vuole aprire uno spazio di riflessione sullo scarso potere del minore, in modo particolare del bambino in età pre-scolare, in ambito processuale, sia civile che penale.

Nonostante la Psicologia e Psicopatologia Infantile, dai primi del Novecento ad oggi, abbia indicato le vie da percorrere per offrire elementi di comprensione di un periodo della vita, quale quello dell’infanzia, che assumerà una valenza dominante nei futuri processi, adolescenziali prima e adulti poi, da un punto di vista operativo tutto rimane sulla carta.

Il bambino ad usum della coppia genitoriale conflittuale, in caso di separazione e su richiesta di affidamento, è nota agli addetti ai lavori.

Il bambino maltrattato o abusato all’interno del sistema familiare diventa, in un processo di valutazione dell’ipotetico abuso, vittima del processo stesso in quanto la lettura e l’interpretazione del disagio correlato all’ipotetico reato assume valenza probatoria esclusivamente in presenza di evidenze cliniche di tipo fisico.

Il bambino, quindi, in Tribunale perde sempre.

Perde perchè la logica zoppica quando il piede calza una scarpa con numero inferiore al 24; perde perchè l’articolo 572 del  C.P. parla di Maltrattementi in famiglia o verso fanciulli utilizzando un termine obsoleto per definire il bambino e soprattutto non riconoscendo lo stesso come elemento autonomo all’interno del sistema familiare. Il suddetto articolo è infatti inserito all’interno del Capo IV – Dei delitti contro l’assistenza familiare.

Manca un riferimento normativo differenziato dei delitti contro il minore all’interno del sistema familiare.

E’ chiaro che parlare di maltrattamenti o abusi familiari, ma anche di pressioni morali, di persuasioni a potente valenza suggestionabile, di mortificazioni e squalifiche, non necessariamente fisiche ma soprattutto psicologiche, su un bambino non in grado di difendersi da tali attacchi aggressivi all’interno del suo sistema familiare è doloroso, sono situazioni che nessuno vorrebbe ascoltare perchè è più facile rimuovere oppure negare piuttosto che porsi in posizione di ascolto quando un bambino cerca di far capire che l’orco che esce dalle favole ha il volto del padre oppure della madre o di qualunque altra persona inserita nel circuito familiare.

 

Partecipano :

Anita  Lanotte 

Psicologa Psicoterapeuta- Consiglio Direttivo Associazione Italiana di Psicologia Giuridica (A.I.P.G)

Sandra Recchione

Magistrato presso il Tribunale di Torino

Pompilia Rossi

Avvocato  esperto in diritto di famiglia e minorile

Saluti

Rita Giorgi

Responsabile scientifico del CSC

 

Organizzazione eventi in Piazza Cappella:

Cristina Pallotta

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