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27 luglio 2012

Come prevedere l’andamento delle guerre? Da oggi si usa la matematica

E’ stato calcolato un modello che consentirebbe la previsione dell’incremento o della diminuzione degli episodi di violenza nelle terre tribolate dai conflitti. 

Tempo fa l’organizzazione internazionale Wikileaks aveva pubblicato sul suo sito i cosiddetti The War longs diari di guerra Afgani,  92.000 documenti top secret che testimoniano e raccontano il quotidiano svolgersi della guerra in Afghanistan negli ultimi anni.

Su quei diari, che velocemente erano apparsi sulle tre testate principali del mondo, il The Guardian, il The New York Times e il tedesco Der Spiegel, si è fondato uno studio volto al riconoscimento di un modello matematico che potesse prevedere l’andamento del conflitto e più in generale dei combattimenti.

Lo studio, condotto dall’italiano Guido Sanguinetti –  lecturer dell’Università di Sheffield e di quella di Edimburgo –  con un gruppo di ricerca, è stato pubblicato pochi giorni or sono sulla rivista della PNAS, l’Accademia Americana di Scienza.

Basandosi sui dati raccolti dai diari afgani, dalle attività militari alle insurrezioni e agli eventi bellici, i ricercatori hanno utilizzato un approccio matematico, lo stesso che gli epidemiologi usano per prevedere la diffusione di un virus o di una malattia, per calcolare l’evoluzione della guerra.

”Non abbiamo distinto fra tipi di eventi, per esempio battaglie o perquisizioni ma abbiamo usato solo le coordinate spazio temporali degli eventi riportati su Wikileaks”, ha spiegato Sanguinetti.

Così i ricercatori hanno tracciato su una mappa le coordinate spazio-temporali degli eventi verificatisi in terra Afgana, per capire dove risieda il nucleo della Guerra, ovvero dove gli eventi bellici si intensifichino, e come si siano svolti e sviluppati nel periodo compreso  tra il 2004 e il 2009.

Dopo l’accurato studio è stato stabilito un modello che, applicato agli eventi avvenuti nel 2010 in Afghanistan, ha dato risultati straordinari: quanto previsto da esso corrispondeva a quanto accaduto.

Un esempio?  I ricercatori avevano osservato la situazione di Baghian, in cui la crescita degli eventi era stata costante, e previsto che nel 2010 sarebbe stata accerchiata dai gruppi armati di opposizione, i quali avrebbero causato un aumento della violenza del 128%.

L’ufficio afgano NGO safety ha dichiarato, in conclusione del 2010, che Baghian aveva subito un incremento di conflitti interni pari al 120%,  che è approssimativamente  il tasso calcolato dal modello.

‘Il modello ha permesso una previsione statisticamente accurata del 2010” osserva Sanguinetti  – Non è possibile pensare di prevedere eventi su una piccola scala temporale e regionale, ma il modello dimostra che è possibile fare previsioni dell’andamento di un conflitto su larga scala sia temporale sia geografica”.

Dunque il Pentagono, che ha sempre tentato di acquisire strumenti che consentissero la previsione delle mosse del nemico e ha infine mollato la presa sostenendone l’impossibilità, si sbagliava. O meglio, si sbagliava per metà, se è vero, come afferma lo studio, che i livelli di violenza che si raggiungeranno possono calcolarsi prima che la violenza si attui.

Un passo in avanti per la civiltà, si direbbe, ma forse il vero passo sarebbe farne uno indietro davanti alle guerre.

Fonte immagine: http://homepages.inf.ed.ac.uk/gsanguin/

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