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18 luglio 2012

Concorso letterario orvietano: “Crescere con le storie”

L’Associazione culturale Il filo di Eloisa è una realtà molto radicata nella città di Orvieto ed molto conosciuta in tutta la Penisola per la sua elaborazione letteraria e politica. Il progetto associativo si è ufficialmente costituito nel 2007 ed è ispirato alla volontà di tenere viva e sorgiva la memoria di Eloisa Mancinati, giovane intellettuale orvietana scomparsa prematuramente nel giugno 2006.

Eloisa Mancinati, colta ed appassionata di politica, soprattutto del pensiero delle donne, era molto amata ed inserita nella vita del territorio: bibliotecaria innamorata, lavorava anche alla realizzazione di una manifestazione che accompagna la città di Orvieto da molti anni: Venti Ascensionali residenza d’arte cultura e spettacolo.

Uno degli intenti principali su cui si fonda l’associazione che raccoglie il filo di lei, dei suoi pensieri e delle sue buone pratiche è l’istituzione un concorso-premio annuale/biennale destinato alle donne, con un prodotto finale da realizzare in forme varie, dal saggio all’opera narrativa o poetica, grafica, teatrale, fotografica, multimediale.

Gli esiti non sono mancati e raccolgono tutta la forza ed il valore di un desiderio condiviso potentemente: dai due bandi indetti fino ad oggi sono emerse altrettante pubblicazioni, per meglio dire due antologie che raccolgono i racconti selezionati.

“Antologia di ammirazione femminile” (ed. Lietocolle, 2008) è una raccolta di componimenti poetici e nasce da una consegna profondamente attuale: l’espressione di un tributo alla eredità di pensiero femminile che attraversa la nostra vita e che spesso resta, apparentemente, senza testamento.

“Vite da raccontare” (ed. Lietocolle, 2010) scaturisce, invece, dalla sfida al genere della biografia: un genere insidioso che può scivolare nel pericolo di rispecchiamenti. L’importanza storica e letteraria di un volume come questo sta nella creazione di un territorio collettivo, dove ciascuna – interprete interpretata, scrittrice lettrice – rievoca la personale zia mandata a convertire gli indigeni visto che suo padre sarebbe morto piuttosto che lasciarle guardare un modello nudo. E così è diventata missionaria; è andata in Cina; è morta nubile; e così rotolano fuori dall’armadio, insieme alle sue ossa, una mezza dozzina di nature morte floreali dipinte all’ombra di un ombrellone bianco di cui scriveva Virginia Woolf, per poi dedicarle una piccola preghiera riconoscente: tu forse non lo sapevi, ma hai lottato anche per me. Allo stesso modo, infatti, Eloisa Mancinati è stata una dei fari per molte.

Quest’anno il concorso si è dato una nuova veste ed abbraccia una nuova sfida: la letteratura per ragazzi e ragazze. Sul sito dell’associazione si legge: la nostra proposta nasce da una riflessione sulla letteratura per ragazzi/e e dal desiderio di attirare l’attenzione su un settore importante dell’educazione delle giovani generazioni.

Ma la questione cruciale è: il libro per ragazzi/e deve divertire o educare? Le donne dell’associazione danno un loro indizio prezioso: ci sembra utile tener presente l’affermazione di Bianca Pitzorno che “ciò che definisce un libro per bambini è un insieme di fattori che possono essere approssimativamente definiti come “Il suo discorso”. Un discorso che “interessa” il bambino, e non necessariamente l’adulto, nel suo nucleo più profondo. Che trova un’eco nella sua esperienza più interiore, nel suo sistema di valori, nei suoi sforzi, se non nel suo modo di organizzare mentalmente il significato della vita” (cit. in Storia delle mie storie, ed. Pratiche, 2002).

Le Autrici interessate dovranno inviare un elaborato non superiore alle cinque cartelle entro il 30 agosto 2012, alla Segreteria del Concorso, unicamente via mail a concorso@ilfilodieloisa.it.

Per maggiori informazioni consultare il bando on line!

Si tratta di una grande opportunità di dare voce a una letteratura sorgiva che affronta con delicatezza e profondità il potere vitale delle storie, quelle che ci crescono, quelle che ci tengono in vita come sostiene Dacia Maraini, quelle nelle quali abitiamo, quelle che ci possono insegnare ad accettare l’alterità. Trame materne, trame materiche, quelle che all’orgine ci vengono lette e che poi ci accompagnano nella vita senza più abbandonarci, perchè – come ha sostenuto Michela Murgia durante il suo intervento alla Festa di La Repubblica a Bologna, a volte le trame che abbiamo sentito continuano a fornire griglie che andrebbero analizzate per capire in che ruolo siamo stati scritturati e quale invece desideriamo svolgere.

Scrivere trame è anche investigarle, alla luce di quello che si è e che si è state e di quello che si vuole divenire, alla luce di quella cellula di bambina e di ragazza che, come ha scritto Eve Ensler, ci insegnano ad uccidere e che invece deve allenarsi a giocare procedendo nel mondo, portandosi con sè e non abdicando, nè abiurando mai.

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