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22 luglio 2012

HIV: si può controllare senza trattamento farmacologico quotidiano

Un gruppo di ricercatori italiani dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha elaborato un sistema per permettere all’organismo di monitorare il virus senza l’uso di medicinali giornalieri.

Qualche giorno fa era stato pubblicato uno studio, ad opera della University of North Carolina School of Medicine, che stabiliva l’impossibilità di trasmissione dell’AIDS attraverso l’allattamento al seno materno, risolvendo in via definitiva una delle questioni più spinose relative all’HIV.

Ma sembra che  gli studi inerenti al virus più temuto al mondo, che si sono moltiplicati negli ultimi decenni, stiano finalmente portando a strepitosi risultati, uno dei quali si è raggiunto in terra italica giusto pochi giorni fa.

Un team dell’ISS ha messo a punto una terapia che, se somministrata a tempo determinato, eviterebbe ai siero-positivi di dover assumere farmaci per tutta la vita.

L’esperimento, condotto per nove mesi su alcuni macachi e pubblicato su PLOS Pathogenes , dimostrerebbe che è sufficiente somministrare – per un arco di tempo limitato – una combinazione di farmaci specifici all’organismo, per indurlo all’autocontrollo dell’infezione.

Andrea Savarino, che conduce lo studio dal 2010, ha spiegato:  “Ai macachi abbiamo somministrato il cocktail per circa sei mesi e poi sono state sospese le terapie . Da 9 mesi i macachi, ai quali non vengono più somministrati farmaci, sono sotto osservazione e stanno rispondendo bene. Un dato positivo, poiché mesi di vita nei macachi corrispondono a molti anni nell’uomo”. 

Tuttavia tra il risultato ottenuto sui macachi e quello che potrebbe ottenersi sull’uomo c’è un rapporto possibilistico, non deterministico, ha immediatamente specificato: “Il modello di studio sui primati è il migliore esistente, ma ci potrebbe comunque essere qualche differenza rispetto all’uomo. Ci sono buone potenzialità che tali risultati si possano adattare all’uomo, ma per poter dare una valutazione definitiva sarà fondamentale l’avvio dei test clinici”. 

Stanare il virus nei punti dell’organismo in cui risulta latente o in cui continua a svilupparsi per incapacità dei farmaci a raggiungerli è l’obiettivo principale dell’esperimento: se si riuscisse a raggiungerlo il trattamento farmacologico potrebbe essere sospeso, dal momento che il suo scopo è proprio quello di inibire il virus impedendogli di risvegliarsi o prendere piede.

Per poter bloccare lo sviluppo del virus il team ha utilizzato cinque farmaci che, se somministrati insieme, impediscono la replicazione del virus. Per poter invece mantenerlo “addormentato” ha usato il farmaco maraviroc e il composto auranofin, che delimita le cellule in cui risiede il virus in forma latente evitandone la prolificazione.

Savarino ha chiarito  che tutti i farmaci utilizzati per la sperimentazione sono già approvati per uso clinico sugli esseri umani e che dunque non dovrebbe essere complesso effettuare il passaggio dai macachi agli uomini.

E ha poi dichiarato, inorgoglito dalla scoperta: “Questa è la prima volta che una strategia farmacologica produce effetti stabili sul controllo della malattia. A seguito all’interruzione della terapia – spiega – il virus prova ad “eludere” il controllo immunitario, ma è ricacciato costantemente a livelli bassi. Ne consegue che la carica virale, a seguito della interruzione della terapia, si mantiene a livelli nettamente più bassi rispetto a quelli precedenti il trattamento”.

 Lo studio apre così la strada ad un nuovo metodo di controllo dell’AIDS, privo di quel trattamento farmacologico che rappresenta un notevole dispendio economico per il Servizio Sanitario Nazionale, che ne garantisce la cura, oltre che un improrogabile e difficile impregno quotidiano per chi lo subisce.

La sperimentazione sui macachi si protrarrà per tutto il 2012 e forse – si spera – già nel 2013 potrebbero iniziare i primi test sugli umani.

Savarino ha auspicato che le risorse finanziarie impiegate per la ricerca possano aumentare, dato l’alto costo dell’esperimento e la difficoltà dell’ISS di assicurare una sovvenzione costante e duratura.

E intanto sono in tanti coloro che sperano che la ricerca porti davvero a qualcosa di buono, come la vita che vorrebbero poter vivere serenamente nonostante l’infezione.

Fonte immagine: http://www.con-tatto.org

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