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22 luglio 2012

I giovani e la scrittura

Impariamo a scrivere alle elementari ed alcuni già all’asilo. La scrittura è forse la forma più alta e complessa di comunicazione, un mezzo che permette di raccontare e raccontarsi

Viviamo giorni aridi, a tratti senza speranza.

La scrittura può trasformarsi in un grido nel buio che richiama ai valori che hanno un senso e che molti hanno ormai dimenticato,  in un sociale che ci chiede più di apparire che di essere, mentre la stragrande maggioranza si rifugia nell’indifferenza.

Oggi i giovani guardano con diffidenza la scrittura: nessuno scrive più le lettere di una volta e gli stessi temi, assegnati dagli insegnanti, sono svolti con suerficialità e disattenzione.

La spirale tecnologica ha travolto e sconvolto ogni forma di comunicazione.

Proprio in questo momento storico, invece, avremmo bisogno di parole autentiche piene di significato e spessore. Il silenzio sta distruggendo il mondo.

Le parole, dunque, possono salvarci?

Le parole possono essere affilate come spade, producono conoscenza, diffondono idee; con le parole ti puoi salvare e ti puoi dannare. E quale mezzo migliore della scrittura per comunicare, uno strumento che non teme il tempo e sopravvive alle ere.

Ma chi non trova le parole deve affidarsi  a chi le parole le ha trovate per potere dar voce a ciò che altrimenti non direbbe mai, individuare così un legame tra sé e gli altri ed abbandonare il luogo della solitudine, mai così affollato come oggi. Ed ecco, allora, che la scuola dovrebbe riavvicinare i ragazzi al mondo classico, ai giganti del pensiero che hanno costruito le fondamenta della civiltà.

L’arte della scrittura può diventare un mestiere perché in fondo non si nasce scrittori, ma lo si diventa. Certo il talento e il sentimento devono essere parte integrante dell’animo umano, ma a questo serve la scuola: ad imparare l’arte e il potere della parola.

Plinio il Vecchio ha detto: “Non lasciar passare neanche un giorno senza scrivere una riga”.

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