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22 luglio 2012

Il paradosso omicida: ricordando il mito come rassegnazione all’illogico

Il paradosso omicida
Il paradosso omicida

Il paradosso omicida

Il paradosso omicida: storia di un fatto di cronaca!

Ad Aurora (Denver) sotto la sala dove è avvenuta una strage di uomini ventiquattr’ore prima ad opera di un dottorando ventiquattrenne i posti sono esauriti in attesa della visione di Batman.

Alcuni parlano di atto di terrorismo voluto, altri di follia, altri pensano solo a reagire per ristabilire l’ ordine equilibrato dell’ umano. Il ragazzo, l’ omicida James Holmes, vestito come Batman ha ucciso 12 persone e ne ha ferite numerose altre.

L’ ironia ed il paradosso colorano ogni contorno di questa storia. E’ tanto paradossale la proliferazione crescente di uso di armi nella maggiorparte degli stati della federazione americana, tanto quanto l’ idea di ristabilire l’ ordine semplicemente proseguendo con la visione del film e tanto quanto infine, la ricerca spasmodica di un capro espiatorio che giustifichi la vicenda liquidandola in qualche frase da twittare.

Dalla trasgressione e dalla necessarietà del Mito che è giustificazione ai posteri dell’ illogicità dell’ essere avremmo dovuto imparare a non cercare sempre reiteratamente risposta per ogni accadimento, un significato per ogni gesto.
La follia omicida che riempie le pagine dei giornali è degna appendice di illogicità e irrazionalità, carattere che viene meravigliosamente intessuto ad esempio nella tragedia greca di Euripide. La follia mitico tragica non potrebbe essere altrimenti spiegata se non con la metafora del destino necessario e per esso ancor più terribile, poiché elimina qualsivoglia ragione di diritto. Il Mito ci insegna che il diritto non esiste, che la Natura umana per quanto illogica, non conosce in sé sovrastrutture secondarie, non le riconosce come parte reale della propria struttura originaria.
Quale atto più empio ricordiamo tra i miti dell’ infanticidio di Medea, esso ci distrugge, ci stupisce eppure i posteri ne sono colmi eredi, lo accolgono con fascinazione. Pur non accettando la nostra illogicità ed imperfezione vogliamo indagarla fino al suo ultimo e profondo stadio.

Se qualcuno ha avuto il coraggio di descriverlo nella sua forma più tragicamente romantica, quella per la quale gli impulsi anche i più orribili si compiono per esaurirsi, come potremmo noi miseri eredi di un’ epoca priva di riferimento, trovare altra risposta a tale illogicità.

 

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