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17 luglio 2012

Intervista a Rim Temimi: fotografia e rivoluzione in Tunisia

Rim Temimi è una fotografa tunisina che ha documentato la cosiddetta “Rivoluzione dei gelsomini“.

E’ anche un’attivista culturale, impegnata da più di 15 anni sul fronte della promozione dell’arte e della cultura nel suo paese.

Dal 5 all’8 luglio, è stata ospite del Festival Internazionale dell’Oralità Popolare a Torino dove ha esposto le proprie foto e ha parlato di arte e cambiamento sociale.

Noi di Controcampus l’abbiamo intervistata:

E’ stato difficile, fisicamente ed emotivamente, documentare le rivolte in Tunisia attraverso la fotografia?

È stato molto difficile vivere questa rivolta fisicamente perché non si dormiva quasi più: seguivo e condividevo le informazioni su internet, che venivano da tutta la Tunisia, o attraverso chiamate agli amici che combattevano la polizia di Ben Ali nelle strade, malgrado il coprifuoco.

Alcuni giorni si camminava nelle strade, macchina fotografica in mano, per testimoniare. La macchina fotografica e il cellulare erano, in un certo senso, una protezione perché la polizia non voleva che la sua immagine girasse su internet. Più difficile è stato gestire l’emozione. Già dal 24 dicembre 2010, una settimana dopo l’immolazione del fruttivendolo Mohamed Bouazizi a Sidi Bouzid il 17 dicembre, si iniziava a sentire una forte energia in tutto il paese. Gennaio è stato un mese intensissimo, gli eventi si sono succeduti in modo tanto repentino da sembrare un periodo di sei mesi!
Vivevo in uno stato emotivo difficile da spiegare, fra la paura e la tristezza di vedere giovani vittime uccise, e la gioia di vedere i tunisini finalmente scendere in strada per chiedere, pacificamente, i valori universali umani: dignità, lavoro e libertà. Anche dopo la fuga di Ben Ali il 14 gennaio 2011, l’emozione è stata molto intensa. I tunisini sono gente fondamentalmente generosa e umana, basti pensare ai 300.000 rifugiati libici accolti dalla popolazione e dai militari tunisini in un momento così difficile anche per il nostro paese.

Qual è la situazione oggi in Tunisia per gli artisti e cosa è cambiato rispetto al regime di Ben Alì?

La situazione oggi in Tunisia, per gli artisti, è cambiata molto rispetto al regime di Ben Ali. È iniziata una “movida” artistica che non si è più fermata e che nasce dai benefici della libertà d’espressione che apre il mondo della creatività. Ci chiediamo spesso: dove erano nascosti tutti questi talenti? In un anno e mezzo si sono moltiplicati i festival e le mostre in tutto il paese. Le novità sono il decentramento delle attività artistiche e culturali, l’attivismo dei giovani  nelle varie regioni e gli scambi tra nord e sud molto più intensi. L’arte e la cultura contribuiscono a unire la nazione e rendono più facile il riavvicinamento delle differenti regioni che costituiscono la Tunisia.
Rinasce la fierezza nazionale attraverso l’arte e la cultura, malgrado gli episodi di un mese fa quando durante la mostra di Abdelliya, l’evento artistico annuale della Marsa nella periferia nord di Tunisi, gli artisti tunisini sono stati aggrediti verbalmente e minacciati di morte dagli estremisti religiosi, a causa di un dipinto raffigurante il profeta Mohamed (questa pittura non ha neanche fatto parte della mostra). Purtroppo in tale occasione non c’è stata alcuna difesa degli artisti da parte del ministero della cultura tunisino. Attraverso questa manipolazione politica, oggi gli artisti tunisini possono essere in pericolo serio se non ci sono leggi che proteggono la loro persona e la libertà creativa.

Può l’arte influire sul cambiamento sociale in Tunisia?

L’arte e la cultura sono fondamentali per un cambiamento sociale in Tunisia. Non solo permettono un’apertura mentale ma sono soprattutto uno strumento di resistenza all’oscurantismo. L’artista è prima di tutto un cittadino ed è spesso molto attivo nella vita sociale e politica. E’ molto più raro oggi che in passato trovare artisti il cui lavoro sia un’arte fine a se stessa, priva di nessi con l’impegno politico. Oggi gli artisti si esprimono attraverso tutte le forme artistiche possibili: musica, slam, pittura, graffiti (un’arte nuova per la Tunisia, era impossibile fare dei Tag sui muri ai tempi di Ben Ali), e fotografia. Adesso finalmente i reportage sono autorizzati, il che permette di avere informazioni da artisti indipendenti e non dai soliti giornali statali. Gli eventi artistici e culturali che ho scoperto lavorando sul portale www.tunisiartgalleries.com (messo in linea il 21 dicembre 2010) e gli artisti che ho incontrato durante tutto questo periodo, mi hanno permesso di vedere che l’arte riflette l’anima della nuova generazione, una generazione cosciente di essere cittadina del mondo ma anche della propria storia. Conoscere il passato aiuta a capire meglio il presente e dunque la strada del futuro da prendere è più chiara. Un paio di mesi fa ho partecipato a una mostra sul contributo all’arte e la cultura nazionale da parte dei tunisini di confessione ebraica, comunità che vive a Tunisi da più di due mila anni (sono componente attiva e web-master dell’associazione Dar el Dhekra www.dar-eldhekra.com). Queste nuove attività culturali, ora finalmente autorizzate, permettono di vedere le realtà del mondo da un punto di vista differente rispetto al passato, al di là dei problemi dovuti alla politica o alla religione.  L’arte non solo influisce sul cambiamento sociale, ma anche su quello economico e politico. Il concerto di artisti del bacino del Mediterraneo e il festival della musica alternativa “Mousiqa wa essalem” (Musica e Pace – 1 edizione, Cartagine – 07/2012) sono solo alcuni esempi.

Che progetti hai per il futuro?

Continuare a fare quello che so fare bene…diffondere le informazioni sull’arte e la cultura della Tunisia, testimoniare attraverso la fotografia le ricchezze culturali del nostro mondo e permettere, inchallah! un giorno, ad ogni tunisino e ad ogni tunisina di avere accesso alla cultura: centri culturali, biblioteche ed internet in ogni villaggio.
I sogni possono diventare realtà…perché d’ora in poi tutto è possibile.

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