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30 luglio 2012

La balenottera comune del Mediterraneo è in pericolo

Un team internazionale di scienziati guidati da uno spagnolo ha rivelato che la popolazione di balenottera comune nel Mediterraneo è stata sovrastimata includendo esemplari provenienti dall’Atlantico.

Nel 1991 la popolazione di balenottera comune (Balaenoptera physalus) nel Mediterraneo è stata stimata in 3500 esemplari. Un nuovo studio, pubblicato nel Marine Mammal Science, mostra ora che questo record include esemplari provenienti dell’Atlantico, e suggerisce che la distribuzione e le dimensioni della popolazione attuale di questa specie, minacciata di estinzione, debba essere riconsiderata.

Il team di ricerca ha analizzato 29,822 ore di registrazioni delle vocalizzazioni emesse da questi mammiferi marini, che possono raggiungere una distanza di 27 metri, al fine di individuare i limiti di distribuzione della balenottera comune del Mediterraneo e quelli della balenottera comune del nord Atlantico nello Stretto di Gibilterra, dove le due popolazioni si sovrappongono.

I risultati rivelano che la presenza di balenottere comuni nelle zone dello Stretto di Gibilterra e il Mare di Alboran-sud-ovest del Mediterraneo-si limitano a balenottere che provengono dall’Atlantico e che visitano il Mediterraneo, soprattutto in autunno e primavera.

Il traffico marittimo e l’esplorazione geofisica, tra cui la ricerca di idrocarburi, “drasticamente” riducono l’efficacia dei richiami legati alla riproduzione: “Il rumore generato dalle attività umane negli oceani porta a possibili effetti cronici sulla salute di questa specie“, afferma Manuel Castellote, principale autore dello studio e ricercatore presso il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOOA), Seattle (USA).

Per controllare queste minacce, nell’ambito della stessa ricerca, si è cercato di misurare il possibile impatto del rumore generato dalle attività umane sul comportamento acustico e il movimento geografico delle balenottere comuni in varie regioni del Mar Mediterraneo e nell’Atlantico nord-est.

Dopo aver analizzato 20,547 ore di registrazioni dei suoni emessi dalle balene, lo studio pubblicato in Biological Conservation ha indicato che le balene modificano le caratteristiche dei suoni che emettono al fine di cercare di ridurre l’impatto del rumore sulla loro propagazione.

Nel lungo termine le conseguenze per questi mammiferi sono chiare: gli effetti cronici che hanno un impatto sulla loro sopravvivenza emergono. “Il rumore nel mezzo marino, nonostante sia riconosciuto come un inquinante rilevante, è ben lungi dall’essere controllato e regolato nelle acque della zona economica esclusiva della Spagna”, avverte Castellote.

Immagine tratta da http://www.eurekalert.org

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