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1 luglio 2012

La Basilica della Natività fa parte del patrimonio Unesco

Un lungo applauso ha accompagnato la decisione di riconoscere la Basilica della Natività come Patrimonio Unesco. I palestinesi ce l’hanno fatta, inserendo per  la prima volta un tesoro artistico della Cisgiordania nell’elenco dei patrimoni mondiali dell’umanità da tutelare.

Il voto ha una ripercussione politica: per i palestinesi significa un altro riconoscimento nelle organizzazioni internazionali. Dall’altra parte, contro questa decisione, si schierano Israele e USA. I due Stati hanno assunto una linea dura contro questa scelta storica, considerandola solamente dal lato politico.

La Basilica della Natività non viene restaurata da 150 anni: un recente studio del Cnr Italiano ha stabilito che vi sono alcuni punti a rischio crollo e hanno giudicato l’intervento di restauro di media complessità. A causa di scontri politici e contese religiose, la più antica chiesa consacrata della cristianità è rimasta fuori dall’elenco dei luoghi da tutelare; elenco che comprende invece il Salto del Bufalo schiantato in Canada o le vecchie fabbriche siderurgiche svedesi.

L’ultima raccolta fondi per il restauro venne organizzata mesi fa da governi musulmani come l’Arabia Saudita, la Giordania e il Qatar. Contro il riconoscimento di patrimonio Unesco si sono schierate altre figure: la Custodia Francescana di Terra Santa e la chiesa armena e greco-ortodossa. Entrambe avrebbero preferito mettere sotto tutela l’intera città di Betlemme, per evitare che la Basilica della Natività cadesse sotto la strumentalizzazione di luoghi santi a uso politico.

Di certo è un momento storico importante per i Palestinesi: il mondo riconosce il popolo e lo Stato palestinese e i loro diritti; non è un caso l’irritazione di Israele e USA, preoccupati più per i rapporti politici, piuttosto che del monumento stesso e della tutela dei beni culturali mondiali.

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