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24 luglio 2012

L’artigianato italiano di qualità: intervista alla maestra liutaia Paola Vecchio

E’ come tutte le mattine nel suo laboratorio/aula, al terzo piano della Civica Scuola di Liuteria di Milano, dove insegna costruzione di strumenti ad arco. Paola, gira tra i banchi dove i suoi studenti la ascoltano mentre dà consigli, insegna il metodo costruttivo dei maestri liutai milanesi, e dà anche qualche rimprovero, sempre accompagnato da una buona vena ironica: ci vuole, so ragazzi!

La disturbo cinque minuti, e le faccio qualche domanda:

Come sei arrivata alla liuteria?

Ci sono arrivata per due vie. La prima è che suonavo il violino in conservatorio, dunque avevo già una passione per lo strumento. La seconda è che avendo fatto il liceo artistico, tra le varie scuole post diploma che ho visitato per proseguire gli studi c’è stata la scuola di liuteria.

In che stato era la liuteria italiana quando hai iniziato, e come la vedi adesso, sia dal punto di vista delle opportunità economiche, che dal punto di vista della qualità?

Prima c’era più spazio per i giovani liutai perchè la concorrenza era di tipo europeo, soprattutto bassa Germania e Austria. Vi erano grandi figure di eccellenza come Morassi, Guicciardi, Scrollavezza, che vanivano dalla grande scuola del ‘900. Ma si riusciva a vendere, c’era il grande boom dei conservatori. Adesso la qualità generale è molto più alta in quanto la mia generazione ha alzato l’asticella, però c’è meno lavoro perchè non esiste più la fascia di mercato degli studenti delle scuole di musica. Questa fascia di mercato, quella dei principianti e degli studenti ai primi anni l’anno presa i cinesi, inoltre ci sono anche più liutai e sempre meno musicisti.

La concorrenza di paesi emergenti nell’economia cosa ha comportato nel tuo settore? Solo concorrenza spietata o nuove opportunità?

Per quanto riguarda l’India si parla di opportunità, in quanto da lì arrivano semilavorati di buona qualità a prezzi ottimi il che fa ammortizzare bene i costi di produzione. Anche la Cina può essere un’opportunità, in quanto loro ricercano sempre l’eccellenza essendo loro i nuovi ricchi, ma bisogna essere di un gradino superiori alla media.

Cosa ha fatto, cosa fa, e cosa dovrebbe fare lo stato per regolamentare questo fenomeno?

Si parla di impresa individuale, composta davvero solo dall’artigiano nel suo laboratorio. Per questoto genere di impresa lo stato potrebbe e dovrebbe abbassare la pressione fiscale, e per fare ciò si dovrebbe fare davvero una fortissima lotta all’evasione fiscale: solo pagando tutti, tutti possiamo pagare di meno!

In relazione al fatto che insegni nella Civica scuola di liuteria di Milano, cosa secondo te si dovrebbe fare nelle scuole per migliorare la qualità dell’insegnamento?

Finanziare di più le scuole e la cultura in generale, il che vuole anche dire classi meno numerose e più insegnanti: questo vale per tutte le scuole di ordine e grado.

Per quella che è la tua esperienza, all’estero l’artigianato di qualità ha una considerazione maggiore o minore che in Italia?

All’estero c’è una considerazione molto maggiore che in Italia, soprattutto per la liuteria, l’artigianato altrove viene materialmente molto più sostenuto.

Quali erano le difficoltà per un giovane che voleva aprire un’attività quando hai iniziato tu, e quali sono quelle che incontra oggi?

Per un giovane il problema maggiore è trovare i finanziamenti, ce ne sono, ma sono di difficile accesso. E non sono per tutti, dipende dalle zone dove si sceglie di andare a dar vita alla propria impresa. Inoltre ci sono fortissime difficoltà dal punto di vista burocratico, nonchè il problema legato strettamente ai guadagni, in quanto ormai c’è da mettere in conto che l’impresa per avviarsi e prendere la giusta strada ha bisogno di tempo.

Quanto ha influito a tuo parere nel campo dell’imprenditoria artigianale il craxismo e il berlusconismo?

Non c’è molto da dire, mi sembra la stessa recessione adesso di quella che c’era negli anni ’90. Adesso come al tempo i primi sette mesi di lavoro servono per pagare le tasse.

Il governo dei professori ha cambiato qualcosa nel campo? Se si, in meglio o in peggio?

Una cosa positiva che l’attuale governo sta facendo è impegnarsi nella lotta all’evasione fiscale. Adesso davvero li mandano i controlli, finalmente!

Veniamo ai violini, a quali autori ti ispiri in fase di costruzione?

Ai maestri milanesi del ‘900 come Ornati e Garimberti.

Quanto è importante il dialogo con il musicista/cliente per la realizzazione di uno strumento che gli sia congeniale?

E’ importantissimo perchè cambiano nel tempo i modi di suonare e i gusti musicali, senza il dialogo con il musicista difficilmente si può arrivare a creare un prodotto appetibile per il mercato.

A parte i materiali di qualità e l’abilità tecnica, cosa ci vuole in fase di costruzione per far diventare dei pezzi di legno uno strumento degno di suonare in un grande teatro?

Applicazione di conoscenze, competenza e passione.

Cosa cambia tra uno strumento artigianale e uno di fabbrica?

Nei violini di fabbrica mancano le cose che ti dicevo prima, la competenza, le conoscenze, la passione. Il liuatio ha la sensibilità che una macchina non ha, inoltre manca per forza il dialogo con il musicista, la fabbrica non può personalizzare, dunque non può rispondere alle esigenze specifiche dei musicisti professionisti.

Domanda conclusiva: quando vedi i robot giapponesi che suonano i violini, uno dei tuoi glielo faresti suonare o lo suoneresti in testa all’ingegnere che ha costruito quel “coso”?

No, è trisitissimo, preferisco darlo ad un bambino, così impara a suonare.

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