• Google+
  • Commenta
15 luglio 2012

Le parole sono importanti: ecco perchè

Le parole sono importanti
Le parole sono importanti

Le parole sono importanti

Ecco perché le parole sono importanti: come il significato finale di una frase a volte è totalmente avulso da quello originario.

“Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita” diceva Federico Fellini.

Si perché la percezione che abbiamo della realtà, specialmente se lontana, la costruiamo con quello che ci propinano per vero.

I pensieri si sviluppano nella complessità delle parole, i propositi, i caratteri, le ideologie seguono la semantica istituzionale.

Due semplici analisi vogliono dimostrare come il significato finale a volte diventi totalmente avulso da quello originario.

Nel 1998 venne fondato il MEMRI, il Middle East Media Research Institute da Yigal Cormon, ex colonnello del Mossad, i servizi segreti israeliani. Questo istituto si occupa di tutte le traduzioni e pubblicazioni che dal medio-oriente giungono in Europa.

Ogni frase detta o pubblicata, ogni parola pronunciata in qualsiasi media, viene ufficialmente tradotta e interpretata da questa associazione no-profit. Dopo l’attentato dell’11 settembre l’attenzione si sposta su paesi e culture prima sconosciute ai più. Oggi conosciamo Kabul, sappiamo chi sono i taliban e abbiamo un’idea del clima del medio-oriente. Bene. Cosa succede se le traduzioni non vengono proprio applicate alla lettera?

Che cosa accade se una frase viene manipolata, disorganizzata lessicalmente, se avviene insomma una sorta di censura? Il minimo è una gran confusione sull’effettivo significato delle parole. Numerosi esempi sono rintracciabili su internet e in qualche sparuto articolo di giornale. Ad esempio la frase “Israele deve essere cancellato dalla carta geografica“, attribuita al presidente iraniano Ahmadinejad, ha circolato nei media occidentali, pur essendo una frase costruita ad effetto, atta a convincere gli occidentali che l’Iran è nemico di Israele e dell’Occidente. In realtà Ahmadinejad non ha mai pronunciato quella frase, e non ha mai minacciato alcuno Stato. Egli ha parlato soltanto contro il sionismo, inteso come movimento politico e non come discriminante razziale.

Tale movimento a partire dagli anni Venti ha provocato lo sterminio del popolo palestinese e numerosi altri crimini contro ebrei e palestinesi. L’errata traduzione della frase di Ahmadinejad “Imam ghoft een rezhim-e ishghalgar-e qods bayad az safheh-ye ruzgar mahv shavad“, ha dato ad intendere che l’Iran volesse fare guerra a Israele, mentre era una denuncia dei crimini israeliani, peraltro denunciati dagli anni Trenta e Quaranta da illustri intellettuali ebrei, come Hannah Arendt e Albert Einstein. In seguito a ciò l’America, strenuo difensore dei propri interessi, ha concordato con Israele che l’Iran dovesse essere messo fuori gioco. Di certo questa non vuole essere un’arringa a favore dell’Iran (stato teocratico conservatore), ma una presa di coscienza che forse al di fuori dalle nostre mura non sono tutti pazzi, e il solo fatto che i più di noi non comprende la loro lingua non giustifica la totale affidabilità che diamo ai sussurri preconfezionati di agenzie di parte. La nostra?

La seconda analisi parte da una verità tautologica: nella democratica Italia di oggi chi riesce nell’impresa di distorcere le parole, di corrodere i significati, arriva a manipolare le coscienze. Intervistato alla presentazione del suo libro “La manomissione delle parole”, lo scrittore e magistrato Gianrico Carofiglio mette sotto i riflettori le tendenze manipolatrici dei poteri nostrani.

Come nelle più apocalittiche previsioni orwelliane si sta avverando la creazione di una “neolingua” che mira alla parificazione e appiattimento del valore nascosto della parola. “La manipolazione delle coscienze non si nutre solo di bugie e di omissioni (che pure ci sono, e basta pensare all’orribile telegiornale della prima rete…), ma si regge sulla capacità di nominare impropriamente le cose.” Notiamo come in tutti i media e nel linguaggio comune  i concetti diventino semplici surrogati ripresi dal linguaggio televisivo: presi, impacchettati e riutilizzati. La capacità critica è al minimo storico. “Amore, democrazia, popolo: parole che sono patrimonio collettivo e che vengono piegate dal potere a proprio uso e consumo. Ma penso soprattutto all’impossessamento abusivo della parola “libertà”, trasformata in marchio di proprietà di un partito-azienda in cui poi si pratica esattamente tutto l’opposto”. In effetti si ha sempre più l’impressione di spersonalizzazione del pensiero, e ci sembra di parlare con parole di altri.

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy