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23 luglio 2012

Rilancia la ricerca e la cultura, Europa protagonista, ma l’Italia?

Europa rilancia la ricerca e la cultura
Europa rilancia la ricerca e la cultura

Europa rilancia la ricerca e la cultura

Probabilmente questo luglio passerà alla storia come il mese in cui Europa rilancia la ricerca e la cultura!

Due settimane fa è stato infatti presentato un maxi bando di ben 8,1 miliardi di euro destinato proprio a questo particolare settore, nel tentativo di stimolare ricercatori e imprese a fronteggiare l’inevitabile crisi in atto.

«La conoscenza è la moneta più preziosa dell’economia globale»  spiega il commissario Ue per la Ricerca, Maire Geoghegan Quinn, al Sole 24 Ore, soprattutto nella creazione di sinergie con le imprese.

Nella fattispecie si mira alla collaborazione con le PMI, onde attivare così detti progetti di ricerca industriale. Sono stati individuati alcuni settori, tra cui salute, agricoltura, biotech, trasporti, spazio e sicurezza in cui l’UE ha deciso di creare veri e propri territori di caccia riservati per le Pmi con bandi semplificati e oneri amministrativi più bassi. In particolare sono 970 milioni i fondi che dovrebbero finire nei progetti di ricerca industriale. A questi si aggiungono altri 252 milioni del progetto «Ricerca a beneficio delle Pmi» che punta soprattutto a creare legami e partnership tra aziende, atenei e centri di ricerca.

In Italia, intanto, lo scorso 5 luglio è stato pubblicato il bando “Smart Cities and Communities and Social Innovation”, finanziato nell’ambito del PON ricerca e competitività con cui il MIUR assegnerà 655,5 milioni di euro a imprese, centri di ricerca, consorzi e società consortili, organismi di ricerca italiani che dovranno studiare nuove tecnologie per migliorare la vita nelle aree urbane. Anche qui la ricerca dovrà essere sostenuta in particolare dalle imprese, che potranno valorizzare gli investimenti in capitale umano e quindi creare nuovi posti di lavoro nel settore.

Come detto, un mese pieno di ottime notizie per la ricerca, almeno in apparenza. In Italia infatti queste notizie stridono con le prospettive di tagli annunciate dal Governo Monti. “Razionalizzazione” è la parola d’ordine che porterà al ridimensionamento dei bilanci dei 12 enti di ricerca sotto il controllo diretto del MIUR (dal Cnr all’Istituto di fisica nucleare, dall’Agenzia dello spazio all’Istituto di Geofisica) e di altri 10 enti simili, vigilati da altri Ministeri (dall’Enea  all’Istituto Superiore di Sanità, dall’Inail e l’Isfol all’Istat), prevedendo un decurtamento di 33 milioni di euro  entro la fine del 2012 e di ulteriori 88 milioni di euro nel 2013.

Tutto ciò è sintomatico di quanto la ricerca, l’università e la cultura in generale non vengano prese debitamente in considerazione nel nostro Paese. Certo il Ministro dell’Istruzione, Francesco  Profumo in questi giorni ha speso molte parole per spiegare come questa manovra rientri in realtà in una più ampia strategia che consenta all’Italia di diventare più attiva nel recepire i finanziamenti europei, per i quali pur versando ogni anno quote considerevoli, perdiamo  l’occasione di usufruire di circa 5 miliardi per la ricerca pubblica e privata. Tuttavia non si capisce perché questa strategia dovrebbe consentire una ripresa delle attività del settore, rilanciando anche l’occupazione, subordinandolo unicamente al sostegno economico delle imprese. Cioè si tende da una parte a limitare le risorse degli enti di ricerca e dall’altra a finanziare, anche con fondi europee, il privato affinché integri i bilanci dei primi. Un giro di walzer con cui scambiare, un po’ forzatamente, ruoli e responsabilità tra pubblico e privato, con la speranza o forse l’illusione che sia questa la via da percorrere per salvare quanto di buono c’è ancora in Italia.

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