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30 luglio 2012

Spending review: la scuola non ci sta e manifesta il 20 ottobre

È giunto il momento di iniziare a organizzare le manifestazioni vere e proprie, le forme di protesta più difficili da ignorare per i singoli portavoce, contro i tagli che il governo vuole fare alla scuola.

La scuola italiana ha scelto la sua data: il 20 ottobre scenderanno in piazza i presidi, gli insegnanti e gli alunni per manifestare contro i tagli all’istruzione. A indire lo sciopero (targato Flc Cgil) ci ha pensato il 25 luglio il segretario generale della Flc, Mimmo Pantaleo, dopo il mancato incontro tra i sindacati e il Ministro Patroni Griffi.

L’obbiettivo della manifestazione è quello di riuscire a bloccare le molteplici riforme e i tanti provvedimenti che si stanno avviando in questi giorni. Pantaleo ha inoltre spiegato che: “La spending review deve essere radicalmente modificata perché ancora una volta sono le nuove generazioni le vittime delle politiche del governo Monti, si nega il loro il lavoro e un vero diritto allo studio.

L’appuntamento, quindi, “per rivendicare investimenti in conoscenza pubblica, diritto allo studio, rinnovo dei contratti, piano per la stabilizzazione dei precari, interventi per arginare licenziamenti, lavoro nero e sfruttamento nei settori privati dell’istruzione” è fissato nelle piazze di tutta Italia il 20 ottobre.

Ma questo è solo uno dei metodi per reagire a quanto sta facendo il governo.

L’Unione delle provincie d’Italia, infatti, aveva già lanciato l’allarme: per colpa della spending rewiev non sarà possibile riprendere regolarmente le lezioni.

A lanciare questo allarme è stato Giuseppe Castiglione, presidente dell’ Upi, dichiarando che: “La metà delle provincie andrà in dissesto”, inoltre ha puntato il dito anche contro l’accorpamento di alcune provincie previsto dal decreto legge sulla spending review, per il quale a suo avviso dovrebbero essere i territori a poter decidere liberamente.

Castiglione ha poi aggiunto: “ Siamo d’accordo sul risparmio delle spese e sulla maggiore efficienza ma il dimagrimento non può incidere su quelle che sono le funzioni principali degli enti, a partire dal tema dell’edilizia scolastica e dell’occupazione.”

I metodi di protesta, dunque, per non far indebolire la scuola e la sua efficienza sono vari, dai classici scioperi alla chiusura delle scuole, ma il motivo che li muove è comunque lo stesso: non permettere allo stato di fare ulteriori tagli all’istruzione italiana, poiché è questa che serve a formare il popolo italiano del domani.

 

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