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6 luglio 2012

Tagli da 2 milioni per la Statale di Brescia

Università degli Studi di Brescia – Il ministro dell’Istruzione Profumo invita a ragionare solo sui dati oggettivi, ma i fatti poi sono altri. La nuova manovra estiva infatti, comporterebbe tagli per 200 milioni di euro per il Fondo di finanziamento ordinario delle università italiane

Unibs

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Se ciò fosse confermato in via definitiva, per l’ateneo di Brescia significherebbe un taglio di due milioni di euro rispetto ai 66 milioni arrivati dal ministero. Ma l’ateneo resta ancora in piedi e non crolla, nonostante i tagli passati e quelli futuri, anche se solo grazie ai fondi premiali.

Il finanziamento corrisponde ad una quota base fondata su diversi parametri e di una quota premiale che negli anni è aumentata dal 7% del 2009 al 13% di quest’anno, quota legata sia alla didattica, che alla ricerca e ad altri fondi.

Ma la quota base è calata considerevolmente negli ultimi anni a Brescia, passando dai 59 milioni del 2009 ai 52,5 dell’anno in corso. Mentre la quota premiale è aumentata grazie al successo ottenuto sia in didattica che in ricerca. Dai 4 milioni e mezzo infatti, nel 2012 si sono raggiunti gli oltre 10 milioni. Rispetto all’anno scorso anche le voci di finanziamento della casella “altro” vedono una crescita di oltre 3 milioni di euro. Tutto sommato quindi l’ateneo bresciano comincia a farsi valere nel contesto nazionale, riuscendo ad ottenere risorse e a mantenere in regola i conti e le spese universitarie.

Ma un problema rimane, ed è che la spesa annua è negativa. L’ateneo si prefigge perciò l’obiettivo di sistemare anche questa voce di bilancio, ma è ovvio che a fronte di tagli previsti sui finanziamenti, i problemi invece di diminuire potrebbero aumentare. Altro problema causato dal calo dei finanziamenti nazionali, sono le tasse universitarie. L’università di Brescia infatti, come molte altre università italiane, è “fuori legge”, nel senso che le entrate per le rette universitarie sono superiori al 20% previsto come tetto massimo rispetto al totale delle entrate previsto dalla normativa. Il problema sta nel fatto che nel momento in cui diminuisce il Fondo di finanziamento ordinario, dovrebbero calare anche le tasse universitarie, a scapito della qualità dell’offerta formativa. Il rappresentante della lista Studenti Per Federico Micheli, afferma che per ora le tasse sono rimaste invariate, anche se c’è stato un cambiamento per quanto riguarda i criteri con cui ottenere sconti per le rette. Inoltre sostiene che il taglio al Ffo non eliminerebbe sprechi, bensì, andrebbe a colpire l’istruzione pubblica in generale. Ovviamente tutto ciò non può non provocare polemiche all’interno degli atenei statali, soprattutto se ai tagli nell’istruzione pubblica corrispondesse davvero un aumento delle risorse per le scuole private.

A questo proposito parla anche Carmine Trecroci, professore di Economia, il quale ipotizza l’eventuale delusione di fronte alla concretizzazione dei tagli previsti, ma soprattutto individua un altro possibile problema : «Il blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione limiterebbe ulteriormente i concorsi e bloccherebbe le possibilità di carriera a chi è già dentro: una mortificazione grave, soprattutto per le università che stanno crescendo».

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