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14 luglio 2012

Tappa a Berlino: esperienza di uno studente erasmus dell’Unipg

Tappa a Berlino
Tappa a Berlino

Tappa a Berlino

Tappa a Berlino: esperienza erasmus nella meravigliosa città di Berlino. Ecco cosa vedere e cosa fare.

Achille si laurea in Ingegneria Edile-Architettura presso l’Università degli Studi di Perugia nel Febbraio 2012. Appena un anno fa, era alle prese con la compilazione della domanda Erasmus che lo avrebbe spedito nella capitale tedesca.

Nel 2010 Achille vince il bando, e a marzo 2011 si trasferisce a studiare presso l’Università berlinese. Controcampus gli ha chiesto di raccontarci la sua esperienza di studio all’estero.

Tappa a Berlino, ma com’è iniziata questa avventura? Quand’è che hai deciso di partire? La voglia di fare questa esperienza è nata da cosa?

“Il perchè te lo spiego così: nel 2007 mi avventuro in un viaggio in macchina in Germania con due amici. Tappa Berlino. Nella prima mezz’ora in giro per Friederischain (quartiere nord est di Berlino) il primo pensiero che ho avuto è stato “io qui voglio venirci a vivere per un pò”. Nel 2010 mi sento nelle condizioni emozionali giuste per compilare la domanda Erasmus, a questo si aggiunse un forte desiderio (necessità) di confrontarmi con una realtà metropolitana in espansione, in seguito ad anni di vita e di studio nella piccola Perugia. Nel 2011 vinco il bando e parto. Una volta arrivato a Berlino la città mi accoglie molto bene, proprio come mi aspettavo da quel lontano 2007. 

Durante il primo mese ho ripreso conoscenza della città in maniera curiosa, cioè visitando invano 18/19 case sparse per tutti i quartieri. Ho dormito in ostello, da amici, in subaffitto in una stanza di amiche (di amici di amiche) alternandoci fra materasso a terra e letto.
Ma come sempre chi l’ha dura la vince e alla fine ho avuto anche io la mia dimora berlinese, una stanza di 10 mq a prezzo stracciato, ottimi coinquilini, ottima posizione, cinque minuti in bici da quella che sarebbe poi diventata la mia zona prediletta di Berlino (Kreuzkolln crasi fra i i nomi dei due quartieri limitrofi di Kreuzberg e Neukolln).  

Risolto “l’affare casa” tutto ha preso una direzione migliore ed ho iniziato davvero a vivere la città come da residente.
C’è da dire che non essendo più un “pischello” e volendo vivere un’esperienza diversa ho evitato volentieri eventi-scatolone preconfezionati per studenti erasmus, prediligendo sempre gli ambienti più autentici, e spesso nascosti, della città. In una città come Berlino infatti, l’internazionalità è davvero ovunque e credo non abbia senso crearla artificialmente. In tutto questo processo l’assidua frequentazione con un bel gruppo di amici tedeschi è stato sicuramente un fattore importante.”

Hai fatto tappa a Berlino, cosa ti ha offerto l’Università straniera rispetto alla tua italiana?

“L’accoglienza universitaria è stata ottima sia nel campus che nel dipartimento che mi ospitava come tesista. Mi è stato immediatamente messo a disposizione un ufficio in cui avrei potuto svolgere il mio lavoro di ricerca, cosa che in Italia non sempre accade, per usare un eufemismo.

L’atteggiamento dei miei relatori tedeschi è stato di estremo interesse verso il lavoro e le idee proposte per il tema di tesi; in generale viene favorita un’estrema libertà di movimento e di gestione del lavoro, che a volta può sembrare addirittura anche eccessiva e ammetto che qualche dritta in più non l’avrei disdegnata! Ma anche da quello si impara, per lo meno a cavarsela da soli e a credere nella propria proposta.
Il livello di organizzazione del campus è ottimo, lo studente viene messo nella condizioni di procedere agevolmente nei suoi studi senza troppe formalità burocratiche. C’è da dire che la versatilità italiana (di necessità virtù) e il nostro sapercela cavare anche in condizioni organizzative a dir poco precarie, talvolta può risultare un’arma a nostro favore. Il che è paradossale ma anche affascinante, no?”

C’è qualcosa che ti senti di consigliare agli studenti italiani per e se fare tappa a Berlino? L’esperienza di studio all’estero, oggi in voga anche perchè dettata da un periodo di crisi, la consiglieresti?

“Non vedo un singolo motivo per non provare un’esperienza del genere. Il progetto Erasmus ti da la possibilità di “spalancare” i tuoi orizzonti, ti rende consapevole dei rapporti, delle distanze, ti aiuta nella gestione di te stesso. Riguardo al fatto che oggi sono sempre più numerosi gli studenti che cercano rifugio all’estero ho una mia idea. Parlare dell’Italia come di uno “schifo” e dell’estero (senza nemmeno definirlo) come la soluzione, talvolta sembra quasi un espediente per non prendersi delle responsabilità qui. Altra cosa, a mio avviso, è dire: voglio bene al mio paese, nonostante quanto ci faccia dannare, ed è proprio per questo che, se ora non ci sono le condizioni di vita, valuto l’idea di cercarle altrove con il desiderio di mettere a disposizione la mia esperienza e le mie nuove competenze al ritorno. Io mi riconosco in questa seconda fascia.

Un amico, giovane architetto che ho conosciuto in Germania e che si districa con tanta volontà a Napoli, mi ha scritto qualche giorno fa: “Mi do da fare e sono ottimista, il pessimismo è un lusso culturale che ora non possiamo permetterci”. Forse è proprio questa è la mentalità che bisogna sposare di questi tempi, in qualunque parte del mondo ci si trovi.

E non mi si dica che non ho vissuto un’esperienza totalizzante; sono persino riuscito a prendermi una paresi facciale alla parte destra del volto (per fortuna senza conseguenze permanenti), proprio qualche giorno prima del mio ritorno in Italia. 
Tutto questo solo per poter dire agli amici che Berlino ti fa vedere il mondo con un’altra faccia, o quasi.”

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