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31 luglio 2012

Un’altra faccia del femminismo?

Arriva l’estate, e nella “noia” della programmazione televisiva estiva (priva di reality&co) come esercitare il proprio voyerismo-borghese?

Donne

Donne

Per fortuna esistono i giornali di gossip. Un oggetto che, visto l’attuale panorama tecnologico, sembra sempre in via d’estinzione, edi cui solo qualche esemplare sopravvive protetto nelle sale d’attesa, ma che con l’arrivo della bella stagione risorge immancabilmente.

L’effetto che si scatena è duplice. Da una parte appaiono carrellate di foto rubate del lato B o di quello A di star e starlettine varie (tits ‘n’ asses, per dirlo all’americana) con improbabili associazioni o classifiche di donne di tutte le età e taglie paragonate fra loro impietosamente; se si è fortunati tutto ciò è accompagnato poi da accurata valutazione critica dei relativi particolari anatomici.

Se questo non fosse già sufficiente a invocare l’arrivo dell’inverno, ci sono poi i commenti dei giornali “intellettuali” a questo tipo di atteggiamento. L’invettiva femminista contro l’esposizione delle donne come se fossero “quarti di bue” è un altro must dell’estate, altrettanto fastidioso nella prevedibilità della sua retorica. Invece di riequilibrare la bilancia, acuisce l’orrore. E non mancano neppure all’appello gli articoli sulle “questioni pelose”, argomentati dalla necessità di affrontare un argomento “tanto a cuore” alle donne. E qui mi fermo; non per tabù, ma perché il femminismo, condivisibile o meno, è una questione più seria. Non è forse un po’ eccessivo l’accostamento, anche se nominalistico e lontano, con (solo per fare un esempio) il testo di EngelsL’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato” (1884)?

Questo termine, con tutto il suo corredo di rivendicazioni, è rintracciabile già ben prima delle famose Suffragette: di derivazione francese, esso compare nel periodo alla Rivoluzione Francese insieme alle lotte per il diritto di voto delle donne. Sempre in questo periodo, esso veniva anche utilizzato dai medici per denominare un particolare stato di indebolimento del corpo maschile.

Forse l’etimologia non risolve la questione del senso, ma già ci apre a quel binomio che da sempre caratterizza e il movimento femminista e la reazione verso di questo. Perché questa parola ha da sempre una natura bifronte e controversa; così, ad esempio, nella trasformazione del femminismo da lotta per l’uguaglianza a rivendicazione della differenza. Non più la richiesta di una parità di trattamento ma di una normativa che, nella disparità di trattamento, permettesse di recuperare l’uguaglianza. Difficile è non interrogarsi, almeno per un istante, su quanto l’idea che le donne debbano, comunque, essere trattate diversamente per “diventare” (sul piano dei diritti) uguali agli uomini non sia già impregnata di maschilismo.

In ogni caso, i discorsi sulle questioni di genere suscitano sempre reazioni molto nette: c’è chi se ne appassiona e se ne infervora tanto da condizionare il vivere quotidiano e il rapportarsi agli altri; e poi c’è chi avverte un immediato fastidio. Se poi le principali note di astio verso il femminismo per uguaglianza erano per lo più riducibili alla conservazione dell’immagine tradizionale della donna, il femminismo della differenza ha attirato critiche molto più varie, soprattutto da parte di donne.

E come anche le donne possono essere antifemministe, tra coloro che s’interessano di questioni di genere non ci sono solo donne. Un esempio in questo senso è l’Associazione nazionale Maschile Plurale, costituitasi a Roma nel maggio del 2007: una realtà di uomini con età, storie, percorsi politici e culturali e orientamenti sessuali diversi, radicati in una rete di gruppi locali di uomini più ampia e preesistente. I componenti dell’Associazione sono impegnati da anni in riflessioni e pratiche di ridefinizione dell’identità maschile, plurale e critica verso il modello patriarcale, anche in relazione positiva con il movimento delle donne. Il loro scopo è promuovere una riflessione individuale e collettiva tra gli uomini di tutte le età e condizioni, a partire dal riconoscimento della propria parzialità e dalla valorizzazione delle differenze, nella direzione di un mutamento di civiltà nelle relazioni tra i sessi.

Ad Anghiari, in provincia di Arezzo, dal 14 al 16 settembre, l’associazione organizzerà un dibattito dal titolo “Incontro Sui generi”. Una riflessione che vuole coinvolgere uomini e donne di diverse città in una ricerca comune. Il tema di questo incontro è la Sessualità, dimensione decisiva nelle relazioni e nella costruzione delle identità di genere. L’idea è di trovare il modo di affrontare quest’argomento senza giudizi né rimozioni, una terza via tra le due opzioni che la società pare proporre: una dimensione pubblica che significa esposizione al pubblico consumo e una privata nel senso di nascosta (forse e soprattutto anche a noi stessi).

Causa forse la società maschilista, o le femministe stesse, o forse a causa di quella dimensione ontologizzante della categorizzazione che ci fa percepire il qualificare come “maschio” o “femmina” come un semplice gesto descrittivo, resta che il pensiero femminista è più vivo che mai. Tra invettive gratuite e tentativi d’incontro, il punto non è però se le femministe abbiano o meno esaurito la propria battaglia, e neanche se la società sia ancora misogina e patriarcale. Il problema è che la mente umana non riesce a fare a meno di definire e classificare… per poi dimenticarsi che definizioni e classificazioni non esistono se non nella propria mente.

Selene Parigi

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