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9 luglio 2012

Università Pavia: lezione sul potere

La classe politica attuale è forse l’oggetto più bersagliato dagli italiani negli ultimi anni e soprattutto mesi. Corruzione, donne, falsi bilanci, soldi rubati, raccomandazioni. (Non posso non pensare a una frase di Pynchon dove diceva che in fondo tutte le guerre e la brama di potere erano voluti soltanto per scopi puramente sessuali: le guerre ti danno potere e il potere ti da le donne… ) Il potere è una brutta bestia e bisogna saperlo controllare, amministrare nel modo giusto. Senza un giusto controllo di questo si sfocia nell’anarchia, nell’assenza di regola, nascono mondi post-apocalittici dominati dalla legge del più forte… Aspettate, o forse già ci viviamo in un posto del genere?

Si è discusso di questo importantissimo argomento lo scorso 6 luglio all’Università di Pavia, facoltà di Scienza Politiche, dove il prof. Paul Pierson – University of California at Berkley – ha tenuto una lezione, un piccolo seminario, all’interno del corso di dottorato  in inglese “History”, intitolato “The Perisistence of Power: Recent Developments in Historical Institutionalism”. Il corso di dottorato in inglese “History” è gestito e portato avanti dalla prof.ssa Marina Tesoro del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia. Tale corso rientra nel Progetto Cariplo 2011Promuovere la formazione di capitale umano di eccellenza”, puntando a sbocchi e collegamenti internazionali.

Tutto è pensato e promosso per favorire l’interscambio extra nazionale, vedasi appunto l’utilizzo della lingua inglese, ormai necessaria per comunicare nel mondo e fondamentale in politica estera. Se è vero che “l’unione fa la forza” l’intento è quello di creare gruppi di collaborazione tra diversi atenei di diverse nazioni così da studiare meglio il fenomeno del potere e delle istituzioni da un punto di vista quasi scientifico. Questo piccolo seminario è stato uno dei primi esempi e si spera che in futuro possano esserci tanti altri esempi di interscambio culturale del genere e che l’iniziativa si diffonda a macchia d’olio in tutte le più grandi università italiane.

 

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