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6 agosto 2012

Alla Sapienza si studia part time o online

Alla Sapienza si studia part time o online
Alla Sapienza si studia part time o online

Alla Sapienza si studia part time o online

Alla Sapienza si studia part time o online: ecco perché?

Dopo il colpo inferto dal Ministro dell’Istruzione Profumo agli “studenti immotivatamente in ritardo sul piano di studi”, ecco che gli alunni fuoricorso e le università cominciano a pianificare dei metodi per affrontare la situazione, prima fra tutti la Sapienza di Roma.

“Mi sono posto il problema dei tanti studenti indietro con gli studi e che si trovano dinanzi alla scelta di un aumento consistente delle tasse” spiega Luigi Frati, rettore dell’Università, “se carico, per esempio, trecento euro sui costi per i fuori corso quanti ragazzi lascio per la strada? Circa cinquemila? E quali prospettive hanno questi giovani in un momento tanto difficile?”. Aggiunge poi il Rettore: “Ancora, qual è il costo sociale di questa operazione? Guadagno qualcosa in termini di introiti, ma questi giovani?Chi fa le leggi, in Parlamento, dovrebbe porsi anche questi problemi”.

Ed ecco che così, per venire incontro a questi giovani indietro con il proprio piano di studi, alla Sapienza si studia part time o online. Nel primo caso, gli studenti saranno obbligati comunque a sostenere un minimo di esami durante la totalità dell’anno scolastico, ma invece che dover raggiungere i 60 crediti normalmente richiesti, basterà arrivare tra i 20 e i 40, consentendo un raddoppiamento dei tempi di laurea. La seconda opzione riguarda invece l’università telematica, Unitelma Sapienza, progetto nato dal consorzio con Formez Pa nel 2010, che consente di ottenere una laurea online.

Come ci tiene a precisare il Rettore Frati: “È un corso molto serio, noi non regaliamo lauree. Si tratta di esami veri sostenuti con docenti preparati e filtrati da noi. È un prodotto di qualità”. Per quanto riguarda i fuoricorso della Sapienza, comunque, la scelta è obbligata: dovranno scegliere necessariamente tra il part time e l’università telematica.

Rimangono comunque grandi incertezze riguardanti la scelta operata dal Ministero dell’Istruzione. Benché il Ministro Profumo abbia affermato che “a essere colpiti saranno gli studenti immotivatamente in ritardo sul piano di studi”, non sembra che la decisione di alzare le tasse universitarie possa, col tempo, rivelarsi una soluzione per il problema. Se è infatti vero che ormai la percentuale di alunni fuori corso in Italia ammonta al 33%, sembra anche che nessuno riesca a vedere il collegamento tra questi “ritardatari” e la situazione lavorativa e sociale in cui si trova in questo momento il nostro paese, costretto dalla morsa della disoccupazione, del precariato e degli stage non pagati. Spesso, inoltre, le difficoltà arrivano anche dall’interno dell’università, dove molti professori prediligono gli studenti in pari con gli esami, redigendo per gli altri programmi con una mole maggiore.

“I cittadini devono imparare dalla scuola. Ci sono tempi che devono essere rispettati. I costi del paese per il non fare o per il ritardo nel fare sono enormi e hanno influito sul nostro debito in modo rilevante”: così ha detto il Ministro, ma siamo certi che le nostre scuole siano davvero così?

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