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27 agosto 2012

Archeologi al lavoro in Abruzzo

Sono iniziati da poco più di un mese i lavori di scavo dell’équipe coordinata dal professor Michael Heinzelmann, docente e ricercatore presso l’Università di Colonia, per riportare alla luce nuovi reperti archeologici nella città di Amiternum, situata in provincia dell’Aquila.

Le indagini in questo sito archeologico sono partite nel 2006, e finora la collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici d’Abruzzo e gli atenei di Berna e di Colonia ha dato buoni frutti, facendo riemergere edifici e reperti di grandissimo valore storico e culturale.

Del resto Amiternum riveste una grande importanza nella storia antica del nostro Paese: fondata dai Sabini e conquistata dai Romani al termine delle Guerre Sannitiche nel 293 a.C., la città divenne uno dei centri di potere dell’Impero (vi risiedevano infatti alcune delle più importanti famiglie romane) e tale rimase fino al V secolo, quando iniziò una lenta ed inesorabile decadenza che la portò alla scomparsa in epoca medievale. Tra i motivi della fama di Amiternum, c’è anche il fatto di aver dato i natali allo storico Sallustio e, secondo alcune leggende, a Ponzio Pilato.

L’importanza della città è confermata anche dai resti, numerosi e ben conservati, portati alla luce finora: tra questi, l’anfiteatro (nella foto), risalente al I secolo d.C., il teatro, probabilmente di epoca augustea, e una villa di età imperiale. Nel 2008 poi, sempre il professor Heinzelmann e la sua squadra hanno individuato il foro, cioè la piazza, della città.

Ora, dopo le due campagne di ricerca condotte l’anno scorso, l’archeologo tedesco è tornato al lavoro nella speranza di riuscire a far riemergere qualche altro tesoro ancora nascosto nel sottosuolo. Ad Abruzzoweb il professor Heinzelmann ha spiegato, in linea generale, come vengono condotti gli scavi e l’ampiezza dell’area indagata: “La prospezione magnetica – ha dichiarato l’archeologo – è il metodo che abbiamo utilizzato per sondare ciò che si nasconde sottoterra e abbiamo scoperto che si tratta di una vera e propria città. I saggi archeologici sono 26 e partono dal teatro di Amiternum fino a San Vittorino, dove c’è il castello”. Il responsabile e coordinatore dei saggi di scavo, Manuel Buess, ha poi fornito ulteriori ragguagli di tipo metodologico: “Attraverso la prospezione magnetica riusciamo a capire la densità delle cose che si trovano sotto il terreno: più è denso il materiale, più lo spettro tenderà al nero, e quindi molto probabilmente si tratterà di un muro, più è leggero e tendente al bianco, più è probabile che sotto i nostri piedi non ci sia niente. In questo modo riusciamo a sapere dove e come scavare”.

Tra i reperti portati alla luce finora vi sono delle ceramiche, del cui studio si sta occupando un’archeologa italiana, Paola Vivacqua, che in una dichiarazione rilasciata sempre ad Abruzzoweb ha auspicato che queste scoperte, il cui valore storico e culturale è senz’altro enorme, non vengano allontanate dal luogo del loro ritrovamento ma siano invece custodite in un museo dell’Aquila.

Fonte foto: http://www.ilpatrimonioartistico.it

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