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28 agosto 2012

Cosa significa Olimpiade

Le Olimpiadi di Londra 2012, come tutte le manifestazioni istituzionali, sono state un grande evento capace di aprire un grande occhio sul paese. Così fu per Pechino, così sarà per Rio de Janeiro. Purtroppo non per Roma. Il governo ha infatti già dato la battuta d’arresto alla candidatura italiana e ciò sottolinea, quantomeno, che non possiamo (e non meritiamo) sostenere spese atroci per l’organizzazione senza rischiare una figuraccia mondiale.

Il paragone con le passate edizioni è diretto. Lampante è l’arretratezza di infrastrutture e la mancata preparazione. In un tempo in cui tutta l’Europa cambiava. In cui tutti i popoli pretendevano dai propri rappresentanti riforme non solo sociali, ma un ammodernamento continuo dei propri mezzi. Riporto ora in prima persona la mia esperienza olimpica cercando un paragone, critico e quindi costruttivo, con un ipotetico progetto italiano. Un turista, un appassionato, uno sportivo atterra a Londra per assistere ai giochi.

La modernità della città salta agli occhi: strade pulite, così come il Tamigi nel quale sono state istallate griglie galleggianti che filtrano l’acqua pulendo incessantemente i flussi. Le numerose metropolitane, così necessarie in moderne metropoli, coprono tutta le zone, sia centrali che periferiche e sono capaci di gestire il grande afflusso di persone.

In ogni angolo c’è personale assunto apposta per l’accoglienza: preparato, efficiente, poliglotta e multietnico ( ragazze con hijab, ad evidenziare lo spirito di integrazione chiaro fin dalla cerimonia di apertura). Centri commerciali nati in posti dove era il nulla, intere zone riqualificate per essere riutilizzate anche a festa passata. Un esempio anglosassone può essere la Tate Modern, la galleria di arte moderna, ricavata nel 2001 all’interno di una ex fabbrica elettrica sul Tamigi. Il museo è unito alla cattedrale di San Paul dal Millennium Bridge, costruito anch’esso in quegli anni. Tutto ciò per dire che l’intera zona, prima in disuso, è stata riqualificata con intelligenza e preparata al turismo di massa. Nel quartiere sono sorti infatti pub, ristoranti, hotel e tutto ciò ha creato un vasto indotto lavorativo.

La città in definitiva può piacere o meno, ma una certa ammirazione per gli attenti investienti va riconosciuta. Tutto ciò è addebitabile a un buon governo, alla ricchezza, o alla fortuna forse, fate un pò voi. Le differenze ci sono, e non ci sono scuse che tengano. C’è stata una certa inettitudine negli ultimi tempi in Italia. Un inettitudine volitiva anche da parte dei cittadini, di noi stessi, abituati quanto meno ad “incrociare le braccia”.

Vedendo Roma la bella, fiorita in estate, un gioiello, si pensa al grande disprezzo col quale è trattata. Le stesse persone che, chiaramente, l’hanno governata ed ora la vedono in questo modo non hanno nessuna remore nel presentarla al mondo in questo stato, in uno sfacelo non solo estetico. Lo stesso turista, appassionato e sportivo si trova di fronte a una città sporca, con monumenti incrostati, attraversata da un fiume sporco, torbido, che andrebbe dragato. Una città famosa per gli stessi ponti ora colmi di ratti, strade che divengono ragnatele irrisolvibili, con macchine in doppia fila. Con continue promesse non mantenute (ad esempio la metropolitana B1, nient’altro che un’appendice di quella già esistente). La colpa, se di colpa si può parlare, è ancora una volta la nostra perchè siamo rimasti ancora con le braccia conserte.

Il nostro solito è “che ci posso fare” ha fatto si che La Capitale scendesse da 3° città europea agli ultimi posti. E’ stata quasi una fortuna che un governo “normale”, non alla ricerca di passerelle, abbia bloccato tutto. Una parte del debito greco è dovuto proprio ad Atene 2004. Conan Doyle scrive, riferendosi ad una certa corruzione ottocentesca: “imposte e tasse erano alle stelle; le opere pubbliche notoriamente trascurate, i conti  esaminati superficialmente da auditori corrotti, e la gente perbene, terrorizzata, era costretta a pagare quel ricatto ufficiale senza fiatare, per paura del peggio“.

Ecco ciò che sembra il presente. Inoltre la città vive una vita culturale quasi sterile la quale si divide in ambienti underground che si rifanno ad idee d’oltralpe con la solita esterofilia, ed altri habitat, più gretti,che ancora sfoggiano i vecchi lustri di “ciò che era” basandosi sui ciò che non è. Questo accade tra giovani, cioè accade nel futuro. Per tutto questo non crediamo che le Olimpiadi siano solo dei giochi celebrati a scadenza di tempo; non pensiamo sia la torcia che gira il mondo a accende il braciere; non sono investimenti per costruire stadi. L’Olimpiade da l’occasione ad un popolo di mettersi in gioco, di mostrarsi continuamente vivo e forte, meglio di qualsiasi parata militare.

Il gioco è in fondo uno scambio positivo, una certa fratellanza che ci contrappone con frugalità. E’ sopratutto un capire il passato per gestire il presente, pensando al futuro. L’Olimpiade è tutto questo.

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