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11 agosto 2012

E-book revolution

Un paio d’anni fa apparvero sugli scaffali dei media store più grandi degli strani oggetti simili a piccoli schermi piatti ma più grandi di un palmare. Si scoprì poi che quei misteriosi terminali avevano un display che invece di essere luminoso rifletteva la luce ambientale e, grazie a delle microsfere nere e grigie all’interno, erano in grado di riprodurre l’effetto di un foglio di carta con su scritto qualcosa, proprio come le pagine di un libro (tecnologia e-ink).

Fu così che arrivarono gli e-book reader (o lettori di ebook o semplicemente ebook, anche se quest’ultimo è il nome dei libri digitali che vengono letti dai dispositivi), ed in principio fu il Kindle. Mirabile oggettino di tendenza, conquistò subito l’attenzione dei mercati più “geek”, con vendite milionarie in USA e Europa in pochi mesi e tanta felicità di Amazon.

Dal 2011 il mercato degli gli ebook, che prima assomigliava ad una gioiosa e sconfinata prateria dove correre liberi e felici, ha iniziato ad affollarsi fino ad assomigliare al prato di un parco pubblico la domenica pomeriggio in primavera.

Come spesso accade di fronte alla nascita di una nuova “nicchia” di mercato, altri colossi interessati all’affare hanno posato i loro occhi sul settore e, dopo rapide valutazioni, hanno presentato i propri lettori di ebook, trasformando il “monopolio” di Amazon in una guerra all’ultima evoluzione.

Tanto che in pochi mesi si è passati dal “capostipite” Kindle con schermo monocromatico a 6 pollici risoluzione di 600 x 800 pixel, all’ultimissimo Kindle Fire con processore dual-core, Android, connettività wi-fi e 8 GB di memoria interna (ne abbiamo accennato qui).

Uno sviluppo obbligato per non rimanere indietro, vista la folta e agguerrita concorrenza. Dapprima Sony, che ha voluto proporre un device di fascia alta, sia per finiture che per integrazione del touchscreen. In seguito la francese Cybook, che col progetto Bookeen è stata la pioniera europea nel dare filo da torcere al Kindle d’oltre oceano: ad oggi tra i modelli di ultima generazione si trova l’Odyssey, schermo tattile capacitivo, un open browser per la navigazione (integra la connettività wi-fi) un processore dedicato Cortex A8 e una batteria di 30 giorni di durata in soli 195 grammi di peso.

Altri, invece, hanno voluto seguire la scia di Amazon nell’abbinare al reader un ebook store (quello di Kindle vanta svariate centinaia di migliaia di titoli in tutte le lingue): è nata così, ad esempio, l’idea della gigantesca catena di librerie statunitensi Barnes & Noble di proporre un proprio lettore con un virtual shop appositamente fatto in casa. Il Nook, disponibile in inglese in una gamma di 4 modelli (dal più spartano a quello più sofisticato che non ha nulla da invidiare ad un iPad pur costando meno della metà), promette una scelta di un milione di titoli e nella variante GlowLight (modello intermedio) è stato definitoil miglior e-reader da 6 pollici sulla piazza”.

Interessante, poi, il caso della Rakuten, multinazionale retailer considerata l’Amazon giapponese: alla fine dello scorso anno ha acquistato da un’azienda canadese i diritti di produzione del Kobo, un e-reader particolarmente user friendly a basso costo, rilanciandolo subito sul mercato in versione touch con ambizioni piuttosto agguerrite.

Già, perché il lancio del Kobo Touch è stato studiato in maniera tale da essere strategico in ogni area: in Europa, ad esempio, tutto è stato puntato sulla Francia, dove il Kobo è in vendita da inizio 2012 tramite Fnac, che offre col prodotto il compendio di servizi marketplace dedicati (si parla anche in questo caso di un milione di titoli di libri digitali disponibili), per circa 50 mila unità vendute nel primo quadrimestre dell’anno. Sempre al mercato francese Kobo offre in esclusiva da giugno l’applicazione Writing Life, che consente agli autori di ebook pubblicati di monitorare le vendite delle proprie opere oltre che di interagire con gli altri utenti.

E se entro fine anno sarà la stessa Rakuten a provvedere col proprio market per l’approdo del Kobo Touch in Brasile e Giappone, l’e-reader sbarcherà anche in Olanda e Italia grazie alla partnership con editori locali (nel caso del nostro Paese arriverà a fine anno con Mondadori e 30.000 titoli acquistabili).

Un cenno a parte merita il capitolo dei prezzi: la guerra dei produttori si gioca, infatti, sul low cost, pertanto, salvo alcuni modelli con aspirazioni da veri tablet (abbastanza superflui per leggere degli ebook), la media di un e-reader che abbia tutto quello che occorre oscilla tra i 99 e i 139 Euro, cifre che senza dubbio testimoniano la competitività di prodotti di questo tipo.

C’è chi, tuttavia, senza alcuna intenzione nostalgica per la lettura su carta, non rinuncia a guardare con occhio critico questa tecno-metamorfosi che sembra inarrestabile. In particolare, come racconta Elena Lowenthal su La Stampa, a non convincere del tutto è ancora la qualità dei libri che vengono trasposti in formato digitale. Purtroppo, nel passaggio dal cartaceo, prima ancora del fascino delle pagine da sfogliare con le dita pare che a perdersi sia proprio…la grammatica.

La giornalista punta il dito su molti titoli classici che sembrano essere stati portati in digitale in modo un po’affrettato, col risultato di rovinare l’esperienza di per sé affascinante di avere migliaia di pagine chiuse in pochi millimetri di spessore: “Sembra quasi che l’ebook sia un territorio franco, esente dalla grammatica e dall’ortografia, con risultati a volte talmente disarmanti da farti rinunciare a una lettura che finisce con l’essere visivamente cacofonica”.

Se molto si è fatto come progresso tecnologico in pochi mesi, quindi, rimane molto altro ancora da fare, stavolta puntando, oltre che su memorie interne e display rilassanti e fluidi, sulla cura strettamente editoriale nella stesura corretta dei titoli digitali, indispensabile per non far rimpiangere le copertine in cartone anche ai lettori più hi-tech.

Fonte foto: www.ebookanoid.com

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