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9 giugno 2012

Amazon: do you light my Fire?

Era l’estate del 1995, e mentre nelle case di tutto il mondo comparivano i primi modem 56k che consentivano di accedere al web stridendo come tacchini americani il 3 di luglio, un signore di Seattle chiamato Jeff Bezos metteva in piedi uno dei primi siti di vendita libri online, costruendoci attorno una piccola realtà imprenditoriale.

Il portale, inizialmente chiamato Cadabra.com, ebbe un rapido successo: fu così che Mr. Bezos decise di cambiarne il nome in Amazon, che nell’arco di una decina d’anni divenne un autentico gigante dell’e-commerce, distribuendo online gli articoli più disparati, (come un vero centro commerciale virtuale e globale) con un giro di affari complessivo intorno ai 55 miliardi di dollari all’anno.  Uno dei traguardi commerciali di Amazon più riusciti, come noto, è stato il lancio – nel 2009 – del Kindle, padre di tutti gli e-book reader, venduto in milioni di esemplari prima negli Usa e, dal 2010, anche nel resto del mondo.

Proprio verso la fine dello scorso anno, poi, mentre sul mercato dei tablets impazzava l’ultima generazione del celebre iPad della “Mela” di Cupertino, Amazon presentava il Kindle Fire, un concorrente diretto del tablet made in Apple, dotato di software Android 2.3 ma offerto a 199 dollari, un prezzo molto più accattivante del cugino “alla moda”. Il Kindle Fire, che ha consentito ad Amazon di farsi conoscere nell’agguerrito mondo di produttori di tablet, sarebbe stato destinato – tuttavia – a rimanere uno dei tanti – validi – prodotti con i quali i big dell’hi-tech hanno tentato di bilanciare lo strapotere commerciale dell’iPad, “padrone” di più del 60% del mercato (articolo di Anna Tagliacarne su key4biz.it).

Per evitare, quindi, che il Fire venisse presto dimenticato dagli utenti di tutto il pianeta, Amazon ha deciso di lanciarsi in un esperimento che, forse, nasconde progetti ancora più ambiziosi.

Pochi giorni fa, infatti, il colosso di Seattle, presentando il Kindle Fire sul mercato asiatico ha proposto, assieme al tablet, una scheda Sim prepagata con all’interno 500 MB di traffico dati, consacrando, in questo modo, il proprio ingresso nei c.d. MVNO (Mobile Virtual Network Operator), vale a dire gli operatori virtuali di telefonia/navigazione mobile. Gestori che, in altre parole, pur non essendo titolari delle strutture di rete, possono offrire servizi di telecomunicazioni pagando loro stessi una sorta di “affitto” ai soggetti proprietari degli impianti (si pensi, per fare un esempio, agli accordi siglati nel nostro paese da Telecom Italia con gran parte degli operatori mobili che non detengono alcun impianto o licenza d’uso di frequenze, ad es. Poste Mobile).

La strategica mossa di Amazon ha indotto molti market observers a pensare che l’offerta di dati a pacchetto abbinata al Kindle Fire sia, in realtà, “un assaggio” di quello che, nell’ottica di Amazon come prossimo novello operatore virtuale in espansione, potrebbe essere definito “il grande passo”: l’uscita, a breve, di un “KindlePhone” con Sim dedicata. Uno scenario del genere, oltre a significare l’ingresso di un soggetto potenzialmente minaccioso per i produttori di smartphones, rappresenterebbe anche una autentica “giocata d’anticipo” rispetto proprio alla casa della Mela, che nel corso degli ultimi mesi non ha perso l’occasione per far trapelare a più riprese alcune voci sulla possibile uscita di un iPhone 5 dotato di scheda Sim integrata.

Insomma, il mercato della telefonia mobile è davvero destinato a cambiare? I produttori continueranno a sfidarsi a colpi di display ultra definiti e processori Harm multi-core oppure il futuro si gioca su chi sarà in grado di offrire un device già dotato di servizi MVNO? Amazon, per il momento, ha detto la sua.

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