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24 agosto 2012

Lance Armstrong smette di correre

La vita dello sportivo dopo la vittoria non è sempre rose e fiori. Vincere un titolo non significa avere la certezza di mantenerlo per sempre.

E non solo perchè c’è qualche altro giovane atleta pronto a soffiartelo alla prima occasione.

Ne abbiamo a bizzeffe di esempi di personaggi che, dopo aver stravinto hanno perso tutto per colpi di testa a volte giustificabili altre no.

L’ultimo in ordine di tempo è Lance Armstrong, ciclista di fama mondiale e vincitore di sette Tour de France consecutivi.

Il campione del biciclo si è visto accusare di utilizzo di sostanze dopanti per poter mantenere le sue, ancora e mai ineguagliate, vittorie.

L’accusa nasce dall’Usada, l’agenzia americana antidoping, e quando il suo direttore Travis Tygart ha saputo della resa del campione ha subito annunciato la revoca di tutti i titoli vinti da Armstrong e la totale esclusione dalle competizioni ufficiali.

Questa è la sanzione più pesante nella storia dei controlli antidoping.

É stato lo stesso Lance a decidere di smettere di correre per la sua innocienza, annunciando sul suo sito internet quanto segue:

«Arriva un momento nella vita di ogni uomo in cui si deve dire: quando è troppo, è troppo. Per me questo momento è ora. Le accuse di aver tradito e di aver avuto un vantaggio ingiusto nel vincere i miei sette Tour dal 1999».

La caccia alle streghe nei confronti di Armastrong ha avuto inzio il 15 giugno di 3 anni fa, quando il direttore dell’Usada ha confermato di avere delle prove contro di lui che attestavano il fatto che lui, per tutti i 7 Tour de france vinti, avesse fatto uso di sostanze dopanti.

Le prove in mano al direttore non solo sarebbero schiaccianti, ma anche supportate da testimonianze visive di altri corridori che affermerebbero di aver assistito all’azione dopante del doping.

Cosa si può pensare? Beh, non serve ricamare storie senza avere prove certe: da una parte abbiamo un campione conosciuto in tutto il mondo che ora si vede togliere tutto ciò per cui ha lavorato per tutta la vita, dall’altra abbiamo un direttore che deve mantenere pulito il clima dello sport e dimostrare che non si vince se non con le proprie forze.

Chi avrà ragione? Ai posteri l’ardua sentenza.

Fonte dell’immagine : http://www.usatoday.com

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