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1 agosto 2012

Le Olimpiadi viste dagli street artists

Tutto inizia nel 2011 quando a Bristol appare 100 meter dash, un graffito del writer Criminal Chalklist raffigurante un ragazzo incappucciato che corre via con uno dei cerchi olimpici. Poi sono arrivati Toaster Crew con i cerchi in forma di tostapane stilizzati e Teddy Baden, che dipinge la lotta tra un cagnolino e la mascotte delle Olimpiadi.

A pochi giorni dall’inizio dei giochi olimpici però, a Londra gli street artists vengono presi di mira dalle forze dell’ordine e suscita polemiche il caso di Darren Cullen (un “professionista” che ha lavorato anche per Adidas) e altri tre artisti a cui vengono sequestrati dalla polizia bombolette, pennelli e strumenti da lavoro e viene impedito di avvicinarsi a qualsiasi sede olimpica.

Una “prevenzione” forse non del tutto lungimirante perché, si sa, la repressione genera ribellione (oltre che le critiche di quotidiani autorevoli come “The Guardian”). E così il più noto street artist inglese, Bansky, risponde facendo circolare sul suo sito web due stencil fulminanti ispirati ai Giochi: un atleta che salta con l’asta su un vecchio materasso sfondato e un altro nell’atto di lanciare un giavellotto-missile.

Mentre i nuovi lavori di Bansky fanno scalpore (ma la location resta segreta), i graffiti dell’East End di Londra, proprio a ridosso di una delle sedi olimpiche, approdano sulla BBC. Possono i muri dipinti di quest’area della città e la sua comunità creativa diventare un polo di attrazione e contribuire alla riqualificazione del quartiere? E’ la domanda che il maggiore canale televisivo britannico rivolge allo spettatore.

Questa è Londra, capace nel 2008 di rivestire le mura esterne della Tate Modern di graffiti (tra cui quello dell’italiano BLU) e nel 2012 di arrestare i graffitari perché potrebbero “disturbare” le Olimpiadi: un mix unico di ossessione per l’efficienza organizzativa, creatività e marketing.

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