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13 agosto 2012

Nuova casa editrice italiana L’Orma che guarda all’Europa

Il documentario secondo Bill Nichols
Nuova casa editrice italiana

Nuova casa editrice italiana

A settembre una bella sorpresa: al via l’esperienza di una nuova casa editrice italiana – L’Orma – che “partendo da un’osservazione privilegiata delle realtà intellettuali francesi, tedesche e italiane, darà voce ai fermenti e alle radici della nuova Europa“.

Come non ripensare al sogno paneuropeo di Victor Hugoil continente sarebbe un solo popolo; le nazionalità vivrebbero di vita propria in condivisione di una vita comune; l’Italia apparterrebbe all’Italia, la Polonia apparterrebbe alla Polonia, l’Ungheria apparterrebbe all’Ungheria, la Francia apparterrebbe all’Europa, l’Europa apparterrebbe all’Umanità” (da “Actes et paroles: pendant l’exil“).

Sicuramente non intendeva unione di profitto e speculazioni finanziarie; Hugo, come pochi altri, sapeva sognare senza ingenuità, avendo nello sguardo la forza della libertà che apre all’umanità orizzonti sconfinati, mai scritti una volta per tutte. La Storia, però, prova che non si tratta di un assioma: non tutta l’umanità prova il bisogno o il desiderio di libertà, come anche Christa Wolf ha finito per ammettere, nelle pagine de “La città degli angeli“, ripensando ai versi accorati di Brecht. Difficile accettarlo, ma solo attraverso le relazioni di senso può costruirsi una negoziazione sociale radicata, conscia e rispettosa dello spirito di comunità e di interdipendenza.

Etty Hillesum trovò nella mistica la declinazione della potenza esorbitante di pensiero e, al contempo, la forza per attraversare un mondo in frantumi, durante la seconda Grande Guerra: “Mio Dio, prendimi per mano, (..) andrò dappertutto allora, e cercherò di non aver paura. E dovunque mi troverò, io cercherò d’irraggiare un po’ di quell’amore, di quel vero amore per gli uomini che mi porto dentro“. Un’olandese che leggeva i versi di Rilke e Dostoevsky. Mentre, a Parigi, un’affermata scrittrice di origini russe come Irene Némirowsky veniva definita la Sagan degli anni ’30.

Questo per dire che la letteratura non è solo un mondo che raddoppia quello in cui viviamo; una trasposizione viva di storie parallele che, in ogni tempo, potrebbero essere alternative esistenziali vissute da qualcun altro che ha scommesso nel destino o nell’autodeterminazione; che ha rischiato o è diventato cinico; che ha avuto il coraggio di amare e sfidare o ha resistito al flusso potendo “solo” sopravvivere. Banana Yoshimoto ha scritto che “ognuno vive come sa“. La letteratura è un vettore che mescola le carte, che traccia ponti tra punti in dimensioni temporali che, da incarnati, non si incontreranno mai, più.

La letteratura è da sempre una promessa, una fiocina lanciata verso il futuro per poter spingersi nel presente, dal passato a ovunque; soprattutto è l’unica speranza di perdono. Perdono di sè, di quello squilibrio tra necessità di costruirsi una ragione e l’irreparabile senso di impotenza ed inadeguatezza, un oscillare pericoloso e senza orientamento, senza sponde, spesso lanciato verso il fanatismo e l’alienazione.

La letteratura, la scrittura, la lettura, non sono solo questo e non rispondono unicamente a questi investimenti, ma c’è un valore magmatico che tiene insieme il mondo e la storia, tempo e spazio, come il filo di spago un pacchetto. Contro sfaldamenti ed oblio, contro la morte simbolica della condizione umana: un’orbita circolare colta dalle parole di Edith Stein, riprese nei versi cantati da Giuni Russo, “moro perchè non moro“.

Per questo la letteratura è in ogni tempo una traccia che apre la mente e l’esperienza al nuovo ed all’imprevisto e che tiene insieme i pezzi. Così, l’editoria ha il compito storico di farsi strumento di conoscenza, raggio di luce che illumini oltre i confini per abitarli, soprattutto quelli di questa nostra Europa che è “il ritratto di una terra dai confini mobili, di un soggetto politico-culturale antichissimo e appena nato“.

In quest’ordine si colloca il progetto, che debutterà a settembre, di Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi. Su Affari Italiani si legge: “stimati traduttori, hanno lasciato Berlino e Parigi per tornare a Roma e dar vita a un marchio (con sede nel centralissimo rione Celio) che racconti non solo l’Italia (non a caso, almeno inizialmente, non ci sarà spazio per la narrativa italiana), ma l’Europa, e in particolare Francia e Germania“.

Dalle capitali oltr’Alpe alla Roma nazionale, con in cantiere il lancio della prima opera “Notizie dal migliore dei mondi – Indagini sotto copertura” di Gunter Wallraff, apprezzato giornalista d’inchiesta che ha inventato un metodo di ricerca giornalistica che trasforma l’investigazione in scrittura pensante orientata all’attenzione per la capacità critica sociale. Come si nota dal titolo del testo, un riferimento alla filosofia leibniziana, o meglio, un occhiolino all’operazione sofisticata del Candido di Voltaire.

Più in generale ciò che la nuova casa editrice italiana L’Orma desidera “è di intercettare e tesaurizzare la voglia di cura, di attenzione, di ‘ben fatto’ che accomuna utenza universitaria in formazione, professionisti colti e curiosi del mondo (..) insomma, il pubblico geloso della qualità del proprio tempo libero e delle proprie letture“.

Ma senza puzza sotto il naso, infatti, L’Orma si propone “di captare e coinvolge un più ampio settore di lettori meno forti attraverso testi e collane che trattano in modo gratificante e stimolante argomenti di vasta diffusione e universalmente considerati disimpegnati o funzionali: una manualistica e una letteratura di viaggio eterodosse, di stile mosso e vivace, che non fanno leva sulle insicurezze del lettore, ma sulle sue risorse” e sulla sua voglia di conoscenza.

Il sito della nuova casa editrice italiana è in costruzione, ma si offre già alla consultazione e raccoglie citazioni da opere scelte e mostra in anteprima i titoli della collane, il tutto nel bianco e nero degli albori cinema d’autore, baluardo di un certo spirito mitteleuropeo indimenticabile.

Questa notizia della nuova casa editrice italiana, per le amanti e gli amanti del cuore europeo significa vedersi aprire la finestrella di un lucernaio che affaccia sui tetti di Parigi e fa respirare un cielo che ha risonanze misteriche, un’aria che fa comunicare l’oggi con l’anima depositata dell’umanità tutta, dal primo giorno.

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