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19 agosto 2012

L’università costa cara anche a chi ancora non è iscritto

I test di ingresso all’università sono forse gli esami più odiati dagli studenti, o, almeno, da quelli tra loro che scelgono di continuare gli studi, orientandosi verso specifici indirizzi. Non basta, infatti, affrontare la maturità a Giugno, poiché appena chiusi i libri delle superiori bisogna chinare la testa sulle varie simulazioni di questionari universitari per le facoltà a numero chiuso, con una mole di studio forse anche maggiore rispetto a quella richiesta alla prova di maturità.

E così, anche quest’anno, sono cominciati i test per Medicina, Veterinaria, Architettura, Giurisprudenza, Ingegneria e molti altri. Per la precisione, il Ministero dell’Istruzione ha calcolato che, su 4960 corsi in tutti gli atenei italiani, 1590 sono ad iscrizione limitata.

La preparazione per queste prove richiede un ripasso sistematico di fisica, chimica, geografia, storia, italiano e cultura generale, con il problema delle possibili lacune dovute ad un mancato approfondimento di qualche materia durante gli anni delle superiori. La soluzione a questo problema sono i corsi integrativi, che possono durare qualche giorno e prevedere una full immersion nell’esercizio, ma anche per periodi più lunghi, abbinando magari anche una vacanza allo studio.

Questi corsi presentano però una difficoltà: il prezzo. Mentre le lezioni di qualche giorno partono da un costo di 400 euro, quelle con lunghezza sopra la settimana possono anche superare i 1000 fino a raggiungere anche i 4000 euro. Questa spesa va, inoltre, ad aggiungersi a quella già effettuata per l’acquisto dei libri di testo appositi con le simulazioni dei test, che può arrivare fino ai 100 euro e superarli, e l’iscrizione all’esame, che costa 50 euro nel migliore dei casi. Il rischio è, poi, di aver speso questa somma inutilmente, nel caso la prova non andasse a buon fine: difatti, la possibilità è una e una sola, se si è bocciati si deve riprovare l’anno dopo, e la competizione è altissima.

I posti a disposizione, nelle varie facoltà, sono veramente ridotti se confrontati col numero di candidati all’ammissione, ed è questo anche a spaventare i partecipanti. Nel 2011 a Medicina , per esempio, su un fronte di 9690 posti disponibili, i candidati erano più di 84mila, mentre a Veterinaria, nello stesso anno, c’erano 7mila giovani a contendersi i 958 posti concessi. Quest’anno, la selezione si amplia nuovamente, poiché molte facoltà hanno nuovamente ristretto il tetto massimo di studenti, come per esempio Architettura e Veterinaria, che hanno entrambe ridotto di 500 unità gli spazi concessi.

Davanti a questa situazione, non sorprende quindi che gli studenti siano disposti a spendere qualsiasi cifra per essere sicuri di riuscire a superare il temuto test d’ingresso. Come dire che alle famiglie italiane l’università comincia a costare cara molto, ma molto prima dell’inizio delle lezioni.

 

Fonte foto: http://www.unicitta.it

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