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Se a Bologna è un altro 2 agosto

Redazione Controcampus 1 Agosto 2012
R. C.
04/12/2021

L'orologio della Stazione centrale segna le 10:25 da trentadue anni.



Un altro 2 agosto, un altro dito nella ferita. 

Cominciamo a ricordare proprio dall’orologio: ne ripercorre la storia Michele Serra, dalla sua prima riparazione, qualche settimana dopo la strage, «fino al ’95, quando l’orologio si fermò per un normale guasto, e su richiesta del sindacato dei ferrovieri venne nuovamente bloccato sulle 10.25. Ma non troverete un solo bolognese che non sia convinto che le lancette siano ferme da quel lontano 2 agosto. […] Si vede che il tempo simbolico, quel tilt irreparabile e indimenticabile, è stato in questo caso molto più forte del tempo reale». Poi, nel 2001, casualmente proprio ad agosto, arriva l’ennesimo reclamo di un passeggero che ha perso il treno perché in stazione ha controllato il  ritardo proprio con quell’orologio. Arriva l’ordine di farlo ripartire, nel tentativo di tranquillizzare i pendolari che periodicamente invadono l’ufficio reclami. «Alle Ferrovie dello Stato allargano le braccia: manutenzione ordinaria. I parenti delle vittime non l’ hanno presa bene. Non l’ha presa bene il cittadino bolognese che, pochi minuti dopo che la lancetta dei minuti aveva ripreso la sua orbita, ha telefonato a Repubblica per protestare. Non può prenderla bene Bologna, che aveva inteso in quel fermo-immagine l’impossibilità di dimenticare il buco atroce scavato dalla sua bomba peggiore». Sollevazione spontanea e generale: l’orologio è di nuovo bloccato, perché «l’ora esatta di quell’orologio, e di quello soltanto, è le 10.25 del 2 agosto 1980».

La prima pagina de La Repubblica del 4 agosto 1980

Quella mattina la stazione è affollata di gente che va e torna dal mare, e la sala d’aspetto della seconda classe è gremita ma tranquilla. Non sono nemmeno le 10 e 30 quando «un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose, causando il crollo dell’ala ovest dell’edificio. L’esplosivo, di fabbricazione militare, era posto nella valigia, sistemata a circa 50 centimetri d’altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell’ala ovest, allo scopo di aumentarne l’effetto». «Lo scoppio fu violentissimo, provocò il crollo delle strutture sovrastanti le sale d’aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli uffici dell’azienda di ristorazione Cigar e di circa 30 metri di pensilina. L’esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario. Il soffio arroventato prodotto da una miscela di tritolo e T4 tranciò i destini di persone provenienti da 50 città diverse italiane e straniere. Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti. La violenza colpì alla cieca cancellando a casaccio vite, sogni, speranze», così il momento viene ricordato, lapidario nella sua sintetica precisione, da Stragi.it, il sito internet dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Dal libro “Un attimo… Vent’anni” di Daniele Biacchessi sono tratte queste due testimonianze, riportate anche da Stragi.it, di chi era presente all’esplosione ed è sorpavvissuto. La prima è di  Roberto Castaldo, bligliettaio che quel giorno a quell’ora avrebbe dovuto trovarsi sul treno di Cremona, e non fermo in Stazione centrale: «Non sentii alcun dolore, in quel momento. Ci fu un silenzio irreale, di due minuti, tremendo, la polvere scese e mi coprì il volto, le mani, tutto. Da quel torpore irreale, mi svegliò un urlo violento. Era qualcuno che si trovava sugli altri binari, vide la scena e urlò, così forte, così chiaro. Mi girai e vidi una persona che veniva verso di me. Mentre correva, gli cadde un masso sulla schiena».

I primi soccorsi. In alto a destra, l’orologio fermo. (fonte foto: stragi.it)

La seconda è la testimonianza di Marina Gamberini: «Lavoravo alla Cigar. Non ho un ricordo preciso dell’esplosione. Quei particolari li ho rimossi dalla mia mente e li sto ricostruendo attraverso un lungo e difficile lavoro di analisi. I miei ricordi iniziano dal momento in cui mi svegliai. Ero sotto le macerie. C’era un gran buio, e urlavo, o almeno a me pareva di urlare forte. Sentivo le sirene delle ambulanze che giravano intorno, le mani che scavavano tra le pietre. Ho sentito che tutto si capovolgeva, non potevo muovermi. Era come se fossi in un incubo. […] Anche se non ho un ricordo diretto della bomba, mi prende il panico quando sento scoppiare i fuochi d’artificio o la sirena di un’autoambulanza. Sono cose irrazionali, meccanismi della mia mente. Soffro di crisi isteriche, non ho più sicurezze, ho paura, perdo il controllo di me stessa. Mi capita di avere le vertigini. Questo mi ha lasciato dentro la strage. […] Lo sai che nessuno mi ha riconosciuto l’invalidità civile? Mi dicono: “Hai un marito. Un figlio. Conduci una vita normale”. Ma quello che accade dentro di me non conta?».

Le rivendicazioni piovono numerose, le prime addirittura pochi minuti dopo la strage, ma subito le indagini si assestano sulla pista del terrorismo neofascista, perché sono i NAR stessi ad autoincriminarsi con forza. La triste storia del continuo depistaggio delle indagini è nota a tutti, quindi i particolari e l’elenco delle condanne lascio che sia la sempre imparziale Wikipedia a fornirveli: «Vennero condannati all’ergastolo, quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini. Il 9 giugno 2000 la Corte d’Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Anche lui continua a dichiararsi innocente. Eventuali mandanti della strage non sono mai stati scoperti».

Lo storico striscione che accompagna le manifestazioni del 2 agosto (fonte foto: tg24.sky.it)

Ma in realtà, in un 2 agosto di dolore e troppi silenzi, è Bologna stessa a scoprirsi: si scopre unita ancora di più, se possibile, vera comunità e vero luogo di con-divisione. Perché alla commemorazione non partecipa solo chi è sopravvissuto e non presenziano solo i parenti di chi è morto: ogni anno sono in centinaia le persone (e non stiamo parlando di funzionari pubblici o figure politiche, ma di comuni cittadini) che arrivano da tutta l’Emilia Romagna, e persino da tutta Italia, per marciare al fianco di chi quella tragedia l’ha vissuta da vicino. Sono tantissimi i giovani che magari in quel lontano 1980 nemmeno erano nati, io per prima, e che si presentano decorosamente puntuali all’appuntamento, al rito annuale per il ricordo.

E c’è chi arriverà correndo: da 28 anni infatti si tiene la staffetta podistica in memoria delle vittime delle stragi, che collega tra il 30 luglio e il 2 agosto Milano, Brescia e Bologna, in un ideale linea di dolore comune e forza per ricominciare. Piazza Fontana, Piazza della Loggia e la Stazione centrale sono le tre tappe principali: tre città, tre ferite ancora aperte che si parleranno tra loro, 300 chilometri che sembreranno un niente in termini di distanza empatica.

La commemorazione viaggia anche sul web: Iperbole, la rete civica di Bologna, ha scandito i giorni che ci separano dal 2 agosto tramite la pubblicazione, ogni mattina, del volto delle vittime:  un nome, una storia, poche righe che viaggiano dalla pagina Facebook al Tumblr dedicato interamente a quel giorno, e a chi là doveva prendere un treno e invece si è fermato.

Sempre dal web, ma stavolta da Adnkronos, arriva la notizia della presenza del Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri alla commemorazione pubblica del 2 agosto. La conferma viene anche da Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime, che ha avuto in giornata un colloquio telefonico con il Ministro. La Cancellieri è particolarmente legata a Bologna: ne è stata infatti il commissario per un anno e mezzo, dopo le dimissioni dell’allora sindaco  Delbono.

Ha scritto invece l’attuale sindaco Virginio Merola in occasione della commemorazione dell’anno scorso, a cui il governo Berlusconi scelse di non mandare alcun rappresentante, proprio come per l’anno prima ancora: «È una staffetta di impegno nel ricordo e di dovere di solidarietà alle vittime che appartiene al nostro modo ormai di sentirci cittadini di Bologna. […] E mentre noi tutti siamo impegnati a ricordare e rilanciare l’importanza dei valori che stanno alla base della democrazia, dispiace da un verso e indigna dall’altro, che il governo sia assente a questa celebrazione. Si possono anche non avere risposte nuove, ma non si può mancare di rispetto ai familiari e alla nostra città. Del resto si trattava di parlare nella sede del Consiglio Comunale rivolgendosi direttamente alle persone che hanno perso i loro cari. Si possono non avere risposte, ma si deve avere il coraggio delle proprie responsabilità».

Anche il vicepresidente del Consiglio Regionale dell’Umbria Damiano Stufara presenzierà al corteo e alla commemorazione. In attesa del 2 agosto commenta così, continuando idealmente il discorso di Merola: «Coltivare la memoria rappresenta uno degli unici modi, ormai, per dare una seppur parziale giustizia a chi quel giorno si trovava nella sala d’aspetto della stazione di Bologna. Lo Stato italiano, i suoi apparati e il suo sistema giudiziario sembrano aver rinunciato a ricostruire davvero il contesto in cui quell’attacco sanguinoso maturò. Alcuni degli esecutori materiali sono stati condannati, è vero. Ma tutto quanto si mosse dietro di loro è rimasto avvolto nell’oscurità che tante sentenze non sono riuscite a squarciare».

La targa commemorativa in stazione: lo squarcio lasciato dalla bomba è coperto dai fiori. (fonte foto: umbyweb.altervista.org)

Il corteo partirà come ogni anno dalla Fontana del Nettuno alle 9:15, dove si ritrovano le autorità cittadine, i Gonfaloni delle città partecipanti e i membri dell’Associazioni tra i familiari delle vittime. Si sfilerà fino alla  Piazza Medaglie d’Oro, di fronte alla Stazione centrale, dove Paolo Bolognesi e Virginio Merola terranno i loro discorsi, intervallati da un minuti di silenzioso rispetto.

In serata ci si ritroverà invece in Piazza Maggiore, dove Giuseppe de Biasi, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro, presenzierà alla 18esima edizione del Concorso Internazionale di Composizione 2 agosto, nato nel 1994 per volontà dell’Associazione tra i familiari delle vittime. L’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna,  diretta del maestro José Ramon Encinar, eseguirà i pezzi vincitori dell’edizione 2012: la vincitrice “Depending Upon the Light” di Martin Kennedy, la 2ª classificata “The 2nd of August” di Zhang Zhenzhen e la terza composizione in lista “My Skeletonized Portrait” di Edward Top.

Poco più tardi, sarà la volta di Raitre: «Dedicheremo la seconda serata di giovedì alla strage di Bologna. Dopo “Linea notte” manderemo in onda il documentario di Matteo Pasi ”Un solo errore” seguito dal concerto che si tiene ogni anno a Bologna. Un modo per non dimenticare una delle pagine oscure della nostra storia. La vocazione di Raitre è proprio la memoria e l’attenzione ai temi più rilevanti per la nostra comunità» ha comunicato il direttore Antonio Di Bella, in risposta all’appello di Articolo21, in cui si chiedeva l’organizzazione di una serata speciale dedicata al ricordo ma anche alla denuncia della strage terroristica.

Il documentario a cui fa riferimento Di Bella è già stato proiettato a Bologna: si è scelto di chiudere così la rassegna cinematografica annuale Sotto le stelle, la sera del 30 luglio scorso. Dalla presentazione che lo stesso Matteo Pasi fa del proprio lavoro sul sito di leggiamo: «Vuole essere un’opera che parla ai cuori e alle menti delle persone. […]  Con questo documentario noi vorremmo contribuire quindi non solo a ‘ricordare’un fatto avvenuto trent’anni fa, ma ‘comunicare’ soprattutto alle giovani generazioni l’importanza di ricordare per non ripetere».

È nell’intervista per questa pellicola che Licio Gelli, che voglio ricordare essere stato condannato (tra gli altri crimini da lui commessi) a 10 anni per calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage di Bologna, ha fatto l’ennesima uscita sprezzante. Davanti alle telecamere di Pasi, Gelli «solleva da ogni responsabilità Francesca Mambro e Giusva Fioravanti: “non ne hanno colpa perché io credo sia stato un mozzicone di sigaretta che è stata lanciato, c’è stato un surriscaldamento ed è esploso, perché la bomba, se c’era la bomba, ma qualche frammento si sarebbe trovato, no?”».

A queste parole incommentabili voglio contrapporre quelle dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che arrivò a Bologna il pomeriggio stesso della strage: «in lacrime affermò di fronte ai giornalisti: “Non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia»¹.

Sul sito Stragi.it campeggia l’articolo 3 dell’associazione: «[…] ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta […]». È una giustizia che non si deve solo ai morti, ai mutilati, a chi le ferite le ha dentro, a chi è rimasto: si deve a ogni cittadino dello Stato italiano,  perché il terrorismo è una soluzione malata a una situazione malata che colpisce tanti per lanciare un effettivo messaggio a pochissimi, ma soprattutto perché la legge e lo Stato devono apertamente schierarsi dalla parte di chi ne esce danneggiato e tutelarlo, perché non si dovrebbe  parlare di strategia della tensione dal momento che in una società sana non dovrebbe nemmeno esistere un’ipotesi del genere, perché non si è sofferto e non si soffre solo il 2 agosto a Bologna.

Bologna è certamente il punto di partenza, perché Bologna è il luogo della condivisione.  Non c’è città che sappia accogliere nel senso più lato e con altrettanta spontaneità, ed ecco perché siamo tutti un po’ bolognesi, anche se semplicemente ci studiamo, se l’abbiamo visitata una volta, se non ci torneremo prima di due anni.

Non permetteremo che si dimentichi.

 

¹ La storia d’Italia, Vol. 23, Dagli anni di piombo agli anni 80, Torino, 2005, pag. 587

(fonte fotografia in apertura: bologna.repubblica.it)

 

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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto