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1 agosto 2012

Se a Bologna è un altro 2 agosto

L’orologio della Stazione centrale segna le 10:25 da trentadue anni. Un altro 2 agosto, un altro dito nella ferita. 

Cominciamo a ricordare proprio dall’orologio: ne ripercorre la storia Michele Serra, dalla sua prima riparazione, qualche settimana dopo la strage, «fino al ’95, quando l’orologio si fermò per un normale guasto, e su richiesta del sindacato dei ferrovieri venne nuovamente bloccato sulle 10.25. Ma non troverete un solo bolognese che non sia convinto che le lancette siano ferme da quel lontano 2 agosto. […] Si vede che il tempo simbolico, quel tilt irreparabile e indimenticabile, è stato in questo caso molto più forte del tempo reale». Poi, nel 2001, casualmente proprio ad agosto, arriva l’ennesimo reclamo di un passeggero che ha perso il treno perché in stazione ha controllato il  ritardo proprio con quell’orologio. Arriva l’ordine di farlo ripartire, nel tentativo di tranquillizzare i pendolari che periodicamente invadono l’ufficio reclami. «Alle Ferrovie dello Stato allargano le braccia: manutenzione ordinaria. I parenti delle vittime non l’ hanno presa bene. Non l’ha presa bene il cittadino bolognese che, pochi minuti dopo che la lancetta dei minuti aveva ripreso la sua orbita, ha telefonato a Repubblica per protestare. Non può prenderla bene Bologna, che aveva inteso in quel fermo-immagine l’impossibilità di dimenticare il buco atroce scavato dalla sua bomba peggiore». Sollevazione spontanea e generale: l’orologio è di nuovo bloccato, perché «l’ora esatta di quell’orologio, e di quello soltanto, è le 10.25 del 2 agosto 1980».

Quella mattina la stazione è affollata di gente che va e torna dal mare, e la sala d’aspetto della seconda classe è gremita ma tranquilla. Non sono nemmeno le 10 e 30 quando «un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose, causando il crollo dell’ala ovest dell’edificio. L’esplosivo, di fabbricazione militare, era posto nella valigia, sistemata a circa 50 centimetri d’altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell’ala ovest, allo scopo di aumentarne l’effetto». «Lo scoppio fu violentissimo, provocò il crollo delle strutture sovrastanti le sale d’aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli uffici dell’azienda di ristorazione Cigar e di circa 30 metri di pensilina. L’esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario. Il soffio arroventato prodotto da una miscela di tritolo e T4 tranciò i destini di persone provenienti da 50 città diverse italiane e straniere. Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti. La violenza colpì alla cieca cancellando a casaccio vite, sogni, speranze», così il momento viene ricordato, lapidario nella sua sintetica precisione, da Stragi.it, il sito internet dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Dal libro “Un attimo… Vent’anni” di Daniele Biacchessi sono tratte queste due testimonianze, riportate anche da Stragi.it, di chi era presente all’esplosione ed è sorpavvissuto. La prima è di  Roberto Castaldo, bligliettaio che quel giorno a quell’ora avrebbe dovuto trovarsi sul treno di Cremona, e non fermo in Stazione centrale: «Non sentii alcun dolore, in quel momento. Ci fu un silenzio irreale, di due minuti, tremendo, la polvere scese e mi coprì il volto, le mani, tutto. Da quel torpore irreale, mi svegliò un urlo violento. Era qualcuno che si trovava sugli altri binari, vide la scena e urlò, così forte, così chiaro. Mi girai e vidi una persona che veniva verso di me. Mentre correva, gli cadde un masso sulla schiena».

La seconda è la testimonianza di Marina Gamberini: «Lavoravo alla Cigar. Non ho un ricordo preciso dell’esplosione. Quei particolari li ho rimossi dalla mia mente e li sto ricostruendo attraverso un lungo e difficile lavoro di analisi. I miei ricordi iniziano dal momento in cui mi svegliai. Ero sotto le macerie. C’era un gran buio, e urlavo, o almeno a me pareva di urlare forte. Sentivo le sirene delle ambulanze che giravano intorno, le mani che scavavano tra le pietre. Ho sentito che tutto si capovolgeva, non potevo muovermi. Era come se fossi in un incubo. […] Anche se non ho un ricordo diretto della bomba, mi prende il panico quando sento scoppiare i fuochi d’artificio o la sirena di un’autoambulanza. Sono cose irrazionali, meccanismi della mia mente. Soffro di crisi isteriche, non ho più sicurezze, ho paura, perdo il controllo di me stessa. Mi capita di avere le vertigini. Questo mi ha lasciato dentro la strage. […] Lo sai che nessuno mi ha riconosciuto l’invalidità civile? Mi dicono: “Hai un marito. Un figlio. Conduci una vita normale”. Ma quello che accade dentro di me non conta?».

Le rivendicazioni piovono numerose, le prime addirittura pochi minuti dopo la strage, ma subito le indagini si assestano sulla pista del terrorismo neofascista, perché sono i NAR stessi ad autoincriminarsi con forza. La triste storia del continuo depistaggio delle indagini è nota a tutti, quindi i particolari e l’elenco delle condanne lascio che sia la sempre imparziale Wikipedia a fornirveli: «Vennero condannati all’ergastolo, quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini. Il 9 giugno 2000 la Corte d’Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Anche lui continua a dichiararsi innocente. Eventuali mandanti della strage non sono mai stati scoperti».

Ma in realtà, in un 2 agosto di dolore e troppi silenzi, è Bologna stessa a scoprirsi: si scopre unita ancora di più, se possibile, vera comunità e vero luogo di con-divisione. Perché alla commemorazione non partecipa solo chi è sopravvissuto e non presenziano solo i parenti di chi è morto: ogni anno sono in centinaia le persone (e non stiamo parlando di funzionari pubblici o figure politiche, ma di comuni cittadini) che arrivano da tutta l’Emilia Romagna, e persino da tutta Italia, per marciare al fianco di chi quella tragedia l’ha vissuta da vicino. Sono tantissimi i giovani che magari in quel lontano 1980 nemmeno erano nati, io per prima, e che si presentano decorosamente puntuali all’appuntamento, al rito annuale per il ricordo.

E c’è chi arriverà correndo: da 28 anni infatti si tiene la staffetta podistica in memoria delle vittime delle stragi, che collega tra il 30 luglio e il 2 agosto Milano, Brescia e Bologna, in un ideale linea di dolore comune e forza per ricominciare. Piazza Fontana, Piazza della Loggia e la Stazione centrale sono le tre tappe principali: tre città, tre ferite ancora aperte che si parleranno tra loro, 300 chilometri che sembreranno un niente in termini di distanza empatica.

La commemorazione viaggia anche sul web: Iperbole, la rete civica di Bologna, ha scandito i giorni che ci separano dal 2 agosto tramite la pubblicazione, ogni mattina, del volto delle vittime:  un nome, una storia, poche righe che viaggiano dalla pagina Facebook al Tumblr dedicato interamente a quel giorno, e a chi là doveva prendere un treno e invece si è fermato.

Sempre dal web, ma stavolta da Adnkronos, arriva la notizia della presenza del Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri alla commemorazione pubblica del 2 agosto. La conferma viene anche da Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime, che ha avuto in giornata un colloquio telefonico con il Ministro. La Cancellieri è particolarmente legata a Bologna: ne è stata infatti il commissario per un anno e mezzo, dopo le dimissioni dell’allora sindaco  Delbono.

Ha scritto invece l’attuale sindaco Virginio Merola in occasione della commemorazione dell’anno scorso, a cui il governo Berlusconi scelse di non mandare alcun rappresentante, proprio come per l’anno prima ancora: «È una staffetta di impegno nel ricordo e di dovere di solidarietà alle vittime che appartiene al nostro modo ormai di sentirci cittadini di Bologna. […] E mentre noi tutti siamo impegnati a ricordare e rilanciare l’importanza dei valori che stanno alla base della democrazia, dispiace da un verso e indigna dall’altro, che il governo sia assente a questa celebrazione. Si possono anche non avere risposte nuove, ma non si può mancare di rispetto ai familiari e alla nostra città. Del resto si trattava di parlare nella sede del Consiglio Comunale rivolgendosi direttamente alle persone che hanno perso i loro cari. Si possono non avere risposte, ma si deve avere il coraggio delle proprie responsabilità».

Anche il vicepresidente del Consiglio Regionale dell’Umbria Damiano Stufara presenzierà al corteo e alla commemorazione. In attesa del 2 agosto commenta così, continuando idealmente il discorso di Merola: «Coltivare la memoria rappresenta uno degli unici modi, ormai, per dare una seppur parziale giustizia a chi quel giorno si trovava nella sala d’aspetto della stazione di Bologna. Lo Stato italiano, i suoi apparati e il suo sistema giudiziario sembrano aver rinunciato a ricostruire davvero il contesto in cui quell’attacco sanguinoso maturò. Alcuni degli esecutori materiali sono stati condannati, è vero. Ma tutto quanto si mosse dietro di loro è rimasto avvolto nell’oscurità che tante sentenze non sono riuscite a squarciare».

Il corteo partirà come ogni anno dalla Fontana del Nettuno alle 9:15, dove si ritrovano le autorità cittadine, i Gonfaloni delle città partecipanti e i membri dell’Associazioni tra i familiari delle vittime. Si sfilerà fino alla  Piazza Medaglie d’Oro, di fronte alla Stazione centrale, dove Paolo Bolognesi e Virginio Merola terranno i loro discorsi, intervallati da un minuti di silenzioso rispetto.

In serata ci si ritroverà invece in Piazza Maggiore, dove Giuseppe de Biasi, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro, presenzierà alla 18esima edizione del Concorso Internazionale di Composizione 2 agosto, nato nel 1994 per volontà dell’Associazione tra i familiari delle vittime. L’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna,  diretta del maestro José Ramon Encinar, eseguirà i pezzi vincitori dell’edizione 2012: la vincitrice “Depending Upon the Light” di Martin Kennedy, la 2ª classificata “The 2nd of August” di Zhang Zhenzhen e la terza composizione in lista “My Skeletonized Portrait” di Edward Top.

Poco più tardi, sarà la volta di Raitre: «Dedicheremo la seconda serata di giovedì alla strage di Bologna. Dopo “Linea notte” manderemo in onda il documentario di Matteo Pasi ”Un solo errore” seguito dal concerto che si tiene ogni anno a Bologna. Un modo per non dimenticare una delle pagine oscure della nostra storia. La vocazione di Raitre è proprio la memoria e l’attenzione ai temi più rilevanti per la nostra comunità» ha comunicato il direttore Antonio Di Bella, in risposta all’appello di Articolo21, in cui si chiedeva l’organizzazione di una serata speciale dedicata al ricordo ma anche alla denuncia della strage terroristica.

Il documentario a cui fa riferimento Di Bella è già stato proiettato a Bologna: si è scelto di chiudere così la rassegna cinematografica annuale Sotto le stelle, la sera del 30 luglio scorso. Dalla presentazione che lo stesso Matteo Pasi fa del proprio lavoro sul sito di leggiamo: «Vuole essere un’opera che parla ai cuori e alle menti delle persone. […]  Con questo documentario noi vorremmo contribuire quindi non solo a ‘ricordare’un fatto avvenuto trent’anni fa, ma ‘comunicare’ soprattutto alle giovani generazioni l’importanza di ricordare per non ripetere».

È nell’intervista per questa pellicola che Licio Gelli, che voglio ricordare essere stato condannato (tra gli altri crimini da lui commessi) a 10 anni per calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage di Bologna, ha fatto l’ennesima uscita sprezzante. Davanti alle telecamere di Pasi, Gelli «solleva da ogni responsabilità Francesca Mambro e Giusva Fioravanti: “non ne hanno colpa perché io credo sia stato un mozzicone di sigaretta che è stata lanciato, c’è stato un surriscaldamento ed è esploso, perché la bomba, se c’era la bomba, ma qualche frammento si sarebbe trovato, no?”».

A queste parole incommentabili voglio contrapporre quelle dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che arrivò a Bologna il pomeriggio stesso della strage: «in lacrime affermò di fronte ai giornalisti: “Non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia»¹.

Sul sito Stragi.it campeggia l’articolo 3 dell’associazione: «[…] ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta […]». È una giustizia che non si deve solo ai morti, ai mutilati, a chi le ferite le ha dentro, a chi è rimasto: si deve a ogni cittadino dello Stato italiano,  perché il terrorismo è una soluzione malata a una situazione malata che colpisce tanti per lanciare un effettivo messaggio a pochissimi, ma soprattutto perché la legge e lo Stato devono apertamente schierarsi dalla parte di chi ne esce danneggiato e tutelarlo, perché non si dovrebbe  parlare di strategia della tensione dal momento che in una società sana non dovrebbe nemmeno esistere un’ipotesi del genere, perché non si è sofferto e non si soffre solo il 2 agosto a Bologna.

Bologna è certamente il punto di partenza, perché Bologna è il luogo della condivisione.  Non c’è città che sappia accogliere nel senso più lato e con altrettanta spontaneità, ed ecco perché siamo tutti un po’ bolognesi, anche se semplicemente ci studiamo, se l’abbiamo visitata una volta, se non ci torneremo prima di due anni.

Non permetteremo che si dimentichi.

 

¹ La storia d’Italia, Vol. 23, Dagli anni di piombo agli anni 80, Torino, 2005, pag. 587

(fonte fotografia in apertura: bologna.repubblica.it)

 

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